Week end al cinema: Vincerà Venom, ma il cinema d’autore racconta il Papa e la Germania post nazista e per la commedia c’è Abatantuono

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

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Ben 14 film in sala con un blockbuster annunciato in testa: è Venom, il film con Tom Hardy che farà sicuramente centro sul pubblico dei suoi adepti che ama la sua malvagità. Venom, nato in realtà quasi come sparring partner dello Spiderman di Sam Raimi. È l’eroe nero di una megaproduzione Sony, non dichiaratamente arruolato nella squadra Marvel. Classica storia di odio e sete di vendetta, il film è dominato dalla figura del protagonista ipermuscoloso e altrettanto pericoloso che molti hanno interpretato come una sorta di versione modificata e soprattutto riveduta e (s)corretta di Spiderman stesso, cui la matita di Todd McFarlane ha dato una maschera però decisamente più sgradevole.

Costruito come il racconto, reale, del più popolare antieroe dei nostri tempi arriva in sala, dal fantasy alla realtà il ritratto di Bergoglio , Papa Francesco – Un Uomo di Parola firmato dal grande di Wim Wenders e presentato all’ultimo Festival di Cannes. Fino all’8 ottobre un lavoro d’autore che è nato lungo i due anni dell’impegno di Wenders che ha seguito il Papa osservando da vicino il suo modo di dialogare col mondo.

Il grande cinema d’autore, in questo caso da Venezia, propone questa settimana il film che corre per la Germania verso gli Oscar®, concorrente del nostro Dogman nelle candidature appena rese note: è Opera senza autore, del regista de Le vite degli altri e The Tourist Florian Henckel von Donnersmarck, con Tom Schilling e Sebastian Kochuna. Storia ispirata a una vicenda reale che come un ‘giallo’ nel mondo dell’arte indaga proprio l’identità artistica attraverso un viaggio lungo ben tre decenni, nel dopoguerra tedesco.

Lungo tre epoche della storia tedesca è la storia dell’intensa vita dell’artista Kurt Barnert dal suo amore appassionato per Elisabeth e al complesso rapporto con il padre di lei, l’ambiguo Professor Seeband che, disapprovando la scelta della figlia, cerca di porre fine alla loro relazione. Seeband ha commesso un terribile crimine decenni prima ma non diciamo di più della storia fermandoci solo ad una considerazione sul cinema tedesco: come la Germania non smette mai la sua rilettura nell’elaborazione di antichi lutti e delle ferite nella sua stessa Storia.

Piacerà soprattutto alle donne, con Glenn Close e Jonathan Pryce The Wife – Vivere nell’ombra: come si dice, dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, spesso nell’ombra.

il film diretto da Björn Runge, lo dimostra raccontando la storia di Joan Castleman, quarant’anni passati a sacrificare il proprio talento e i propri sogni, lasciando che suo marito, l’affascinante Jonathan Pryce si impadronisca della paternità delle sue opere. Joan assiste, per amore, alla sua brillante carriera sopportandone i tradimenti ma quando a lui arriva il Nobel per la letteratura decide finalmente di dire basta e riprendersi tutto quello che le spetta.

Per le famiglie non dimentichiamo Smallfoot – Il mio amico delle nevi: nell’animazione, commedia, fantasy e musica in cui il regista rivisita la leggenda dell’abominevole uomo delle nevi, non come un terribile mostro ma come membro di una pacifica comunità di Yeti.

Tra i film italiani Un nemico che ti vuole bene che nasce da una domanda precisa: se tutti noi avessimo, proprio tra gli amici o chi ti è più vicino, un nemico da eliminare? Qualcuno insomma che, senza che ce ne rendiamo conto, rovina la nostra vita con cattiveria, e che preferiamo non vedere. Così accade al placido professore universitario interpretato da Diego Abatantuono che in questo film di Denis Rabaglia appare come un uomo buono che in una notte di pioggia salva la vita a un giovane ferito da un’arma da fuoco. Il ragazzo (è Antonio Folletto, ‘O principe’ di Gomorra) è in realtà un killer della camorra che per sdebitarsi si offre di uccidere un suo nemico, chiunque esso sia.

Dalle Giornate degli Autori ne Il bene mio, con Sergio Rubini, la storia di Elia l’ultimo abitante di Provvidenza, paese distrutto da un terremoto, che rifiuta di adeguarsi al resto della comunità che invece, trasferendosi a “Nuova Provvidenza”, ha preferito dimenticare. Per Elia, il suo paese vive ancora e, grazie all’aiuto del suo vecchio amico Gesualdo cerca di tenerne vivo il ricordo. Quando il Sindaco gli intima di abbandonare Provvidenza, Elia sembrerebbe quasi convincersi a lasciare tutto, se non cominciasse, d’un tratto, ad avvertire una strana presenza. È una scoperta ma non diciamo diciamo di più…

Regia del turco Nuri Bilge Ceylan per L’albero dei frutti selvatici, che racconta la storia di Sinan che ha sempre desiderato essere uno scrittore e tornato nel villaggio in cui è nato, si impegna anima e corpo a raccogliere il denaro di cui ha bisogno per poter pubblicare il suo libro, ma i debiti del padre dirottano i suoi pensieri e la sua vita. Uno sguardo elegante nella Turchia che oltre Istanbul guarda alla grande città da lontano, sul legame da mantenere con la propria terra.

Tra le altre uscite:  Ti porto io con Patrick Gray, Oltre la nebbia – Il mistero di Rainer Merz di Giuseppe Varlotta, appena presentato al Terra di Siena: ambientato in Svizzera, in un’ex fabbrica di cioccolato nel Canton Ticino dove una troupe sta girando una pellicola su Federico II di Svezia, il film racconta la storia dell’investigatore privato Giovanni Andreasi incaricato dalla costumista del film e compagna dell’attore, Rosa Carlini di indagare sull’improvvisa e misteriosa scomparsa dal set di uno degli interpreti  il famoso attore Rainer Merz (che è Cosimo Cinieri).

 Tra i documentari, interessante il ’68 di Silvano Agosti Ora e sempre Riprendiamoci la Vita film-caso dell’ultimo Festival di Locarno, dov’era fuori concorso, accolto da un lungo applauso. È il racconto di un decennio, quello tra il 1968 e il 1978, che ha sconvolto il mondo e non solo l’Italia: Agosti, instancabile narratore di un cinema diverso a cinquant’anni dal Sessantotto e 40 anni dal 1978 racconta i nostri dieci anni che hanno sconvolto la società in un movimento mondiale di idee, parole, corpi, lotte e conquiste sociali.

Regista, montatore, autore, esercente, scrittore, operatore culturale che gestisce autonomamente il suo piccolo grande cinema nel cuore di Roma, Agosti è il più infaticabile dei cineasti cinefili. Nel suo film musiche di Nicola Piovani, e tra i testimoni Mario Capanna, Oreste Scalzone, Franco Piperno, un grande sindacalista come Bruno Trentin. Più Bernardo Bertolucci, Alberto Grifi, Dario Fo e Franca Rame, Massimiliano Fuksas e Paolo Pietrangeli. Ma anche il grande scrittore partigiano Nuto Revelli, il filosofo Emanuele Severino, Pietro Valpreda e molti altri.

Chiudiamo con gli ultimi titoli tra le nuove uscite: per esempio la commedia Non è vero ma ci credo, opera prima di Stefano Anselmi, con il duo Nunzio e Paolo amici da sempre anche se il loro sodalizio nel film ha prodotto solo una serie di business falliti provano un ultimo tentativo, autonomo, aprendo un ristorante vegetariano finché, per compiacere un critico culinario da cui dipendono i loro destini, si trovano di fronte alla necessità di trasformare il locale in bisteccheria. Ce la faranno a superare le loro resistenze ideologiche e la loro filosofia di vita animalista?

The Domestics con con Kate Bosworth viaggia invece nell’horror con Kate Bosworth e Tyler Hoechlin in un terrificante mondo post apocalittico abitato da violente gang divise in fazioni.

Si parla infine di sopravvissuti in un mondo difficile anche in Country for Old Men su un piccolo gruppo di vecchi espatriati americani in pensione che approda in Ecuador in una forma di migrazione molto particolare in cui i protagonisti sono ‘gringos’ di varia estrazione sociale. Un documentario che racconta una realtà molto lontana ma figlia delle difficoltà economiche dei nostri tempi.