Venezia 75: una commedia nera che parla anche di cinema. Aspettando i premi, chiude per gli italiani ‘Una Storia Senza Nome’.

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Da Venezia – Chi dice che le commedie non arrivano mai nella selezione dei grandi festival? Venezia quest’anno smentisce, nel panorama del cinema italiano (d’autore) con un film che incuriosisce fin dal titolo: Una storia senza nome. Protagonisti Alessandro Gassmann, Micaela Ramazzotti, Renato Carpentieri e Laura Morante è una commedia nera che parla di mafia, di un caso clamoroso anche nel mondo dell’arte, intorno alla storia della Natività del Caravaggio rubata a Palermo in una notte di ottobre del 1969, ma anche di cinema arruffone e in caccia di finanziamenti, che finisce suo malgrado per diventare un canale di riciclaggio di soldi sporchi da ripulire.

Il cuore dell’intreccio è nel piano della mafia per rendere quella Natività merce di scambio, come rivelò un pentito, con una clamorosa restituzione allo Stato. I protagonisti? Un investigatore chiaramente bene informato sui movimenti dei mafiosi anche attraverso l’intelligence dei servizi, (Renato Carpentieri), la segretaria di un produttore che in realtà fa la sceneggiatrice come si dice in gergo come ‘negro’ di uno sceneggiatore che ha perso da sempre la ‘vena’ creativa (Micaela Ramazzotti) e, appunto l’ex enfant prodige della sceneggiatura che non scrive più un copione da anni (è Alessandro Gassmann).

In sala dal 20 settembre con 01 è un film pieno di assassini, mascalzoni, ma soprattutto molti cialtroni, il primo dei quali è proprio un simpatico Gassmann. “Sì mi rendo conto di rappresentare una figura drammaticamente presente nella nostra società” racconta “ma di un cialtrone si ride e questo aumenta il tasso di cialtronaggine generale”. Non sveleremo l’intreccio del film, che alterna pochade a colpi di scena, risate a momenti di alta tensione, per non parlare della denuncia della mafia di cui è intriso: il pentito Francesco Marino Mannoia rivelò chiaramente – e quel furto ispirò anche lo scrittore Leonardo Sciascia- che quello era stato il primo furto su commissione eseguito dalla mafia.

“Da questo furto, avvenuto nella mia Palermo, ancora oggi al top dei crimini non risolti, è nata una curiosità che ho trasformato in un thriller dal tono di commedia, ma il film” dice Roberto Andò “è anche un dichiarato omaggio al cinema e alle sue capacità di investigare la realtà e di trascenderla”.

Dopo Viva la libertà con Toni Servillo e Le confessioni, ambientato durante un summit internazionale che deciderà le sorti del potere tra i Paesi industrializzati, questo è ancora “un film che affronta anche il senso del potere e l’infiltrazione della mafia anche nella politica”.

Anche in questo film infatti ci sono ministri, uomini, servizi segreti, dirigenti di polizia, sicari e spie ma il vero punto di partenza è il mondo del cinema. Che entra in gioco quando un funzionario dei servizi segreti in pensione (Renato Carpentieri) passa alla segretaria/sceneggiatrice occulta un soggetto che ha che fare con la sparizione di quella Natività e lei, che ha una madre salottiera e scrittrice (è Laura Morante) comincia a scrivere un nuovo film che la mafia però non può assolutamente consentire che arrivi in sala.

“La storia di questo furto come arriva dai racconti dei pentiti è un pretesto per parlare del rapporto tra cinema e realtà, e cosa meglio di una commedia può ancora cogliere attraverso l’immaginazione un frammento di verità?” Presto in sala. Intanto Venezia si avvia a concludersi: Leoni in arrivo domani…