Loro 1 e 2

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Che ritratto ne consegna al cinema Paolo Sorrentino del personaggio di Silvio Berlusconi? Durante tutta la lavorazione, blindatissima, questa è stata la grande domanda rispetto a ‘Loro‘, un film del quale poco si sapeva per scelta del regista.

Diviso in due parti ora entrambe nelle sale, ciascuno può averne un’idea più precisa, ovvero che – oltre il ‘berlusconismo’ e la politica – questo è un film che guarda allo specchio l’Italia di oggi e la sua storia recente cercando una risposta alla crisi, non solo perché viviamo in un Paese alla difficile ricerca di un equilibrio istituzionale, ma perché il costume e il quotidiano di questo nostro Paese sono intrisi in un clima nel quale, tornando al film, forse Paolo Sorrentino per primo sceglie di raccontare, ripercorrendola nel suo stile, una storia pubblica e privata che tutti conosciamo, attraverso la quale però anche la politica assume un peso diverso nel racconto.

Loro 2 più di Loro 1 mette a fuoco, insomma, un mondo di solitudini nel quale Palazzo Chigi e Montecitorio sono lontani perché la ricostruzione di cronaca non entra da protagonista in una narrazione che -non a caso- mostra, non solo simbolicamente, un’Italia dove molto è da ricostruire.

Il film, realizzato con il supporto di BNL Gruppo BNP Paribas, vede nel cast un grande Toni Servillo, autentico mattatore nei panni di Silvio Berlusconi, ed Elena Sofia Ricci nel ruolo di Veronica Lario. Ma tra gli attori è una vera gara a costruire un coro di personaggi in cui oltre le ‘maschere’ prevedibili circondano un personaggio che, come direbbe il protagonista de La grande bellezza Jep Gambardella, coltiva forse lo stesso gusto di far fallire la festa quando decide di abbandonarla.

Tra gli altri Euridice AxenRiccardo Scamarcio, una splendida Kasia Smutniak, poi, Roberto De Francesco e tra gli altri –tutti meritevoli di una citazione peraltro- Anna Bonaiuto e Dario Cantarelli.

Loro nei suoi due capitoli che sono alla fine due momenti di un unico film, alla fine, non è un film su Berlusconi, né forse solo un film sull’Italia, ma un racconto anche ricco di simbolismi sorrentiniani che parla molto delle paure. Paura di invecchiare, paura della morte, paura del fallimento, ma forse, più di tutte, la paura della solitudine?

Leggi qui e qui le recensioni di Gianni Canova.