Colin & Jude, fascino british a Berlino

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Star system very british sul red carpet della Berlinale con l’arrivo di Colin Firth e Jude Law: nella giornata in cui Spike Lee fuori concorso ha portato al Festival Chi Raq, tragedia rap sulla violenza a Chicago, la selezione in gara ha raccontato la golden age della letteratura americana anni Venti con Genius, un (tardo) debutto alla regia visto che Michael Grandage, un lungo corso teatrale, si è deciso a passare al set a più di cinquant’anni anni. Lo ha convinto la storia di Max Perkins, l’editore newyorchese della Scribner che pubblicò firme come Francis Scott Fitzgerald, Ernest Hemingway e Tom Wolfe rendendo indimenticabile e preziosa un’intera stagione letteraria.

Lo interpreta nel film Colin Firth che sembra non essersi tolto la giacca ruvida e gli stessi occhiali di Kingsman (ricordate Secret Service?). Jude Law invece è l’inquieto Tom Wolfe e mette in scena, con la sua esuberanza, il talento di un autore scomparso neanche quarantenne. Con loro, sul red carpet del Festival anche Laura Linney e Guy Pearce che incarna sullo schermo, sia pure per un ruolo minore, Francis Scott Fitzgerald e anche lo sceneggiatore del film, John Logan, che, con il regista ha voluto raccontare, prima di tutto, quanto li abbia colpiti la biografia di Perkins, il vero Genius del film, l’uomo che ha avuto il merito di essere un autentico talent scout elegante, acuto e anche affascinante sullo scherno con l’aplomb di Colin Firth. Uno che ha avuto fiuto e ha agito di conseguenza, perché, come si dice del resto nel film, il suo scopo era “mettere nei mani dei lettori buoni libri”. Dice Logan: “Fare il film è stata una sfida, ma il fascino di questa impresa era riuscire a mostrare Wolfe e Perkins che creano insieme qualcosa di speciale”.

Il regista, Michael Grandage, grande esperienza di palcoscenico, ha raccontato i due personaggi con lo stile dell’epoca ma anche con una grande attenzione ai dialoghi e alla cura di ogni particolare fino alla ricostruzione scenografica e alla perfezione dei costumi, abiti nei quali soprattutto Colin Firth sembra perfettamente a suo agio: “Non è la prima volta che interpreto personaggi anche eleganti” racconta divertito, ma anche questo, dice “ha contribuito alla costruzione di un personaggio che doveva avere un’aria compassata, anche in contrapposizione alla vitalità esuberante di Wolfe, inevitabile e perfetta nell’interpretazione di Jude”.

Per portarlo in scena Law dice di aver lavorato sull’autobiografia, conquistato dalla voglia che Wolfe aveva di trovare una nuova chiave per conquistare i lettori. Nel film sua moglie è Nicole Kidman, tutti hanno lavorato sulla base di una biografia, scritta da Scott Berg (‘Max Perkins: Editor of Genius’) ma è merito di John Logan se il film è diventato anche l’occasione soprattutto per gli attori di leggere o rileggere alcuni classici.