Berlino superstar, via con Clooney

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Berlinale superstar sotto gli occhi del cinema di tutto il mondo: fino a domenica prossima decine di film e molti protagonisti internazionali saranno sotto i riflettori del Festival che apre, come ogni anno alla vigilia degli Oscar®, il più importante mercato d’inverno del cinema di tutto il mondo. Con i mitici fratelli Joel e Ethan Coen e il loro ultimo film, Ave Cesare! –cast superstar- sono arrivati anche George Clooney e Tilda Swinton. Meryl Streep è invece alla guida della giuria- in cui c’è, al suo fianco, anche la nostra Alba Rohrwacher – ma sul red carpet sfileranno – per citarne solo alcuni- anche Clive Owen, Isabelle Huppert, Colin Firth e Jude Law, Sam Shephard e Kristen Dunst.

Per la presidente Meryl Streep è un’esperienza nuova: inaugurando le sue giornate al Festival lo ha voluto sottolineare,  mettendo subito in risalto decisione e senso pratico: “Non ho idea di come si guidi una giuria” ha detto incontrando la stampa “ma imparo in fretta e poi sono il boss di un’altra grande impresa, la mia famiglia. Tutti i miei giurati sono liberi, l’unica piccola differenza? Io ho due voti e loro uno solo!”. Dalla giuria due parole anche da Alba Rohrwacher che ha frequentato Berlino da ‘shooting star’, la ‘vetrina’ dei giovani attori che lancia ogni anno promesse internazionali, poi protagonista, un anno fa, di Vergine giurata, l’opera prima di Laura Bispuri in concorso per l’Italia.

Molto applaudito, come sempre, al debutto della Berlinale 66, è stato però, soprattutto, George Clooney, la prima attesissima star del Festival, tra i protagonisti di Ave, Cesare! che uscirà in Italia il 16 febbraio con Universal, con Josh Brolin, Ralph Fiennes, Scarlett Johansson, Frances McDormand, Tilda Swinton e Channing Tatum.

E’ stato lui, come sempre, il mattatore della conferenza stampa inaugurale: accanto a Ethan e Joel Coen Clooney ha parlato anche di immigrazione, di Medio Oriente, di guerra e profughi, polemizzando con stile con qualche giornalista insistente sul suo impegno e senza risparmiare qualche battuta sulla signora Merkel. E, naturalmente, parlando molto di cinema, a proposito del suo rapporto con i film dei Coen: “Ho fatto con loro quattro film, ogni volta interpreto un imbecille e qui lo sono più del solito, anche più di quanto non lo fossi in  Burn After Reading – ha detto con molta autoironia – ma va bene ridere di me” ha detto “non mi disturba affatto”.

Berlino ha scelto di inaugurare il festival per la seconda volta con un film dei Coen: era accaduto nel 2011 con  Il grinta. E alla Berlinale avevano già debuttato in concorso qualche anno prima con  Il grande Lebowski.

Ave Cesare! torna alla loro migliore tradizione: ambientato nella Hollywood degli anni ’50, racconta le vicende di un “fixer” degli Studios – I fixer, sono ovunque nel cinema i mitici addetti che risolvono ogni problema del set – spedito sulle tracce di una star scomparsa misteriosamente durante le riprese di un peplum. Molte le citazioni del passato, dal mood di un cinema che ha reso grande Hollywood fin dai tempi di registi come George Cukor – per dirla con I fratelli registi – o di personaggi stravaganti come Isadora Duncan. “Sì, ci siamo dichiaratamente ispirati  a molti di loro, anche se il vero protagonista della storia è Eddie Mannix, l’uomo che sistema tutto, a cui sono affidate le idee più originali”.  Nostalgia dei Fifties americani? “Beh non li abbiamo vissuti… certo, però, nella Hollywood di allora c’era un meccanismo perfetto. E abbiamo guardato quel mondo con tenerezza”.