Un Orso d’oro sul Taxi iraniano, premiato all’unanimità.

ARTICOLO DI Laura Delli Colli

Un Festival consapevole

Orso d’oro a Jafar Panahi per un gran finale in piena sintonia con il messaggio per la libertà di espressione, e dell’arte, contro ogni censura: con Taxi, miglior film premiato all’unanimità dalla giuria internazionale, a Berlino ha vinto il cinema ‘di resistenza’ visto che al regista iraniano è impedito dal regime di lavorare, di rilasciare interviste e perfino di uscire dal Paese. Come dice il Direttore della Berlinale Dieter Kosslick: “Berlino è un festival politico, nel senso che siamo consapevoli di quel che succede nel mondo”. Previsioni smentite dunque per chi pronosticava il successo di Terrence Malick o  l’Orso a Pablo Larrain con il suo film contro i preti pedofili (che ha avuto però,comunque il Gran Premio della Giuria).

Niente premi a Vergine giurata 

Non ce l’ha fatta a conquistare un riconoscimento, neanche per la sua protagonista Alba Rohrwacher, l’opera prima italiana in concorso, Vergine giurata di Laura Bispuri, coraggioso, piccolo film simbolico, sul caso albanese delle ragazze ancora oggi costrette a trasformarsi in creature maschili pur di essere più libere. E dire che proprio la stampa internazionale e quella tedesca in particolare avevano esaltato la sua interpretazione (hanno scritto: “nel film fuma come James Dean e spara come Clint Eastwood” ). Sono sembrati, alla fine, imbattibili alla giuria di Darren Aronofsky, Charlotte Rampling e Tom Courtenay, protagonisti in coppia di 45 anni, film inglese che vedremo in Italia perché è stato già acquistato per la distribuzione.

Pahani e un taxi a Teheran

Panahi ha realizzato il suo film, a dispetto delle censure, piazzando la telecamera sul cruscotto del suo taxi e realizzando, egli stesso come attore, per le vie di Teheran, un film pieno di umorismo e passione cinematografica, non solo di denuncia attraverso i racconti dei tanti clienti che prendono il taxi. Il suo premio è andato tra le mani della giovane Hana Saeid, sua nipote, che è anche attrice del film e vivacissima studentessa di cinema.

Premiati anche l’autore rivelazione del film guatemalteco Ixcanul (Vulcano) Jayro Bustamante e Radu Jude, regista di Aferim, con la polacca Margorzata Szumoska per il visionario Body, una delle tre registe donne in concorso. “Non abbiamo litigato ma volevamo premiare tutti. E tutti siamo saliti sul palco insieme a presentare i vincitori” ha detto il presidente della Giuria. Ancora: l’Orso d’Argento per la sceneggiatura è andato a Patricio Guzman per il cileno dalle straordinarie immagini El boton de Nacar, un film che incrocia i destini e le persecuzioni degli indios con quelle del regime Pinochet. Premi doppi anche tra i tecnici: uno per la fotografia a Sturla Brandth Grøvlen per Victoria, 140 minuti girati tutti in pianosequenza, la notte brava di una spagnola a Berlino insieme a un gruppo di ragazzi appena conosciuti. A pari merito l’Orso d’argento sempre per la fotografia, al fantascientifico Pod elecricheskimi oblakami, Under electric clouds del russo Alexey GermanJr.

Cinderella, una splendida chiusura

Cosa resta di questa Berlinale 65 oltre l’impegno e l’applauso finale? Il super protagonismo di James Franco, visto in tre film, lo splendido finale che Kenneth Branagh e Cate Blanchett hanno portato al Festival con il grandioso Cinderella che dal 12 marzo vedremo anche in Italia e, ancora, l’indigestione divertente della sezione culinary cinema che ha anticipato anche i temi di Expo con una rassegna in cui non è mancato il ‘mito’ di Otello, la trattoria romana del cinema, ma anche il gusto del cinema italiano di ieri nel documentario di montaggio tratto dalle vecchia immagini dell’Istituto Luce.

Ci resta l’icona di una star della musica anni Sessanta e Settanta come Donovan, capelli grigio blu e voce ancora “mellow yellow”, come ha dimostrato imbracciando per una sera la chitarra: proprio come quando suonava con i Beatles. Ci restano il fucile albanese della Rohrwacher e le immagini del nuoto sincronizzato nei piccoli film italiani che curiosamente entrambi hanno citato la sua faticosa disciplina. E ancora: un frustino, le corde da tenda di seta rossa e le utili cravatte, ovviamente in grigio, di 50 Sfumature ma anche gli occhialini blu elettrico di Wim Wenders, malinconico protagonista assoluto della Berlinale, quest’anno. Ha giocato in casa, è vero, ma è stato forse il più applaudito dal pubblico, premiato alla carriera da un emozionatissimo Walter Salles. “Sei da sempre la bussola per tutti noi” gli ha detto, il più giovane regista brasiliano consegnandogli l’Orso d’Oro. E il cielo sopra Berlino, con tutte le sue sfumature plumbee, è stato ancora una volta tutto per lui.

Copertina: 463437614 / Getty Images