Jimmy’s Hall

In un momento di povertà dilagante, disoccupazione di massa e crollo economico post bolla finanziaria, un effetto a catena generato dagli uomini per la loro avidità, trovare il tempo per sorridere e ballare diventa difficile, se non impossibile.

 

Jimmy Gralton, l’unico irlandese espulso dal suo Paese come “immigrato clandestino” senza processo ha un solo obiettivo dopo il ritorno in patria: riaprire la Pearse-Connolly Hall, ovvero il locale dove i giovani possano imparare, discutere, sognare, confrontarsi ma soprattutto danzare.

 

Ken Loach, lo storico regista britannico, ha dedicato tutta la sua opera cinematografica alla descrizione delle condizioni di vita della classe operaia. Da sempre politicamente impegnato a sostegno dell’ideologia socialista, ha vinto una Palma d’Oro nel 2006 con Il vento che accarezza l’erba nonché il Leone d’oro alla carriera. Jimmy’s Hall – Una storia d’amore e libertà è la sua ultima opera, presentata sulla Croisette la scorsa primavera a tra poco nelle sale italiane.

 

Ambientato durante gli anni della Grande Depressione, che mise in ginocchio l’America e l’Europa aprendo le porte ai nazionalismi e alle correnti politiche estremiste di destra prima della Seconda Guerra Mondiale, è terribilmente attuale.

 

Loach non punta il dito contro i partiti di destra, bensì verso la Chiesa cattolica. “Quella di Jimmy Gralton è una storia che offre moltissimi spunti. Tanto per cominciare, contraddice l’idea di una sinistra cupa e deprimente, nemica della gioia di vivere. Poi, dimostra come la religione organizzata tenda a coalizzarsi con il potere economico: lo ha fatto nel caso di Jimmy Gralton e continua a farlo. Chiesa e Stato diventano agenti di oppressione”, ha detto il regista di Nuneaton.

 

Divertimento, popolarità, fuga e ritorno. C’è tutto in questa pellicola molto apprezzata a Cannes. A due anni di distanza da La parte degli angeli, Premio della Giuria del 2012, il regista ritorna nell’Irlanda tanto cara al suo cinema per il suo ultimo lungometraggio di finzione ambientato negli anni ’20. Jimmy ha la voce e lo sguardo di Barry Ward nonché la sua forza di volontà nel riaprire la sala da ballo costruita a un incrocio di campagna, che già prima dell’esilio forzato aveva scatenato l’ira dei prelati ma anche dei proprietari terrieri della zona.

 

Proprio con le danze la sinistra scopre di poter concedersi al divertimento, laddove la comunità ecclesiastica si lascia impensierire, come Ken “il rosso” mette in luce nei 106 minuti della pellicola. Sceneggiato da Paul Laverty, uno dei principali collaboratori di Loach premiato per la miglior sceneggiatura al Festival di Cannes 2002 per Sweet Sixteen, Jimmy’s Hall è un lavoro profondo in cui amore, libertà e impegno politico si intrecciano alla perfezione.