Musica sul grande schermo, non solo nelle colonne sonore.

I classici la fanno da padrone, con opere che coprono oltre un secolo di cinema. Vista l’età, i rockers e le band hanno meno pellicole con il proprio nome artistico sulla locandina, ma con il tempo riusciranno a raggiungere le vette di Johann Sebastian Bach o Ludwig Van Beethoven, leader assoluti con 24 lavori in due.

Il connubio musica e cinema non vive di sole colonne sonore. Jimi: All Is by My Side e Get on Up sono solo gli ultimi esempi di lavori che hanno come copione la vita di due grandi leggende dello spartito.

Il primo è un film del 2013 scritto e diretto da John Ridley, con protagonista André 3000 (nome d’arte di André Lauren Benjamin, noto per far parte del duo hip-hop degli OutKast) nei panni di Jimi Hendrix, il secondo è un lavoro dell’americano Tate Taylor con protagonista Chadwick Boseman nei panni del cantante James Brown, The Godfather of Soul, il padrino del Soul.

Prima di soffermarci su alcuni spunti degli ultimi lavori, vorremmo fare un piccolo passo indietro e ricordare alcune pellicole che hanno fatto scuola. Come The Doors di Oliver Stone (1991), Ray di Taylor Hackford (2004), Down on Us di Larry Buchanan (1984), La vie en rose di Olivier Dahan (2007) e Pink Floyd The Wall di Alan Parker (1982).

Gli attori protagonisti di queste pellicole sono stati uomini e donne che hanno cambiato per sempre la vita di milioni di appassionati, non solo per la voce o l’idea musicale rivoluzionaria, bensì per la loro storia.

Oliver Stone, per descrivere il fenomeno di Jim Morrison, l’anima dei The Doors, parte dalle autentiche registrazioni fatte dal cantante di Melbourne, piccolo comune americano nella Contea di Brevard (Florida), nella quali recitava alcune poesie. Da lì il racconto prosegue con l’incontro con un gruppo di pellerossa, quello con la ragazza Pam fino al trasferimento a Parigi dove morirà in una vasca da bagno nel 1971.

Per i parigini fu un trauma. Per la Francia intera lo fu ancor di più la morte di Édith Piaf, il passerotto (nomignolo che le era stato attribuito per la piccola statura) dall’ugola insanguinata, grande interprete del filone realista a cavallo della Seconda Guerra Mondiale. Il regista Olivier Dahan decise di omaggiarla con la pellicola La vie en rose presentata in concorso a Berlino con Marion Cotillard nei panni della cantante.

Il film segue con fedeltà la giovinezza della Piaf, trascurata dalla madre in una Parigi ancora piena di macerie, fino al successo, mentre ignora ampiamente gli anni della Seconda Guerra Mondiale e tralascia personaggi che ebbero una parte importante nella sua vita, come i due mariti Jacques Pills e Théo Sarapo.

La vie en rose vinse l’Oscar per il miglior trucco ma soprattutto riportò in Francia la statuetta di miglior attrice protagonista. Marion Cotillard divenne la terza francese della storia a riuscirci, 73 anni dopo Claudette Colbert e 48 dopo Simone Signoret.

Gli ultimi arrivi, in ordine di tempo, sono appunto Jimi: All Is by My Side e Get on Up. Per la storia del leggendario chitarrista Jimi Hendrix, il regista John Ridley ha voluto focalizzarsi non su tutta la carriera, bensì sugli anni 1966-67 (quelli di pre-Woodstock, per intenderci).

La nota più sorprendente e positiva è sicuramente l’interpretazione di André Benjamin, quella negativa è l’impossibilità di usare i brani originali di Hendrix, per un diktat imposto dagli eredi, quindi niente “Hey Joe” e “Purple Haze”. John Ridley, già sceneggiatore di 12 anni schiavo, decide giustamente di allontanarsi dalla mitologia che circonda la morte di uno dei miti del pantheon rock per concentrarsi sul periodo musicale e creativo. Il difficile equilibrio di un biopic qui è ben riuscito.

Uscirà a novembre invece il racconto dell’anima soul di Barnwell, considerato una delle più importanti ed influenti figure della musica del Novecento, pioniere nell’evoluzione della musica gospel e rhythm and blues.

Raccontare James Brown tra soprannomi, vita privata (non si è fatto mancare il carcere), matrimoni, dipendenza dalle droghe a canzoni che hanno fatto la storia non è stato facile. Tate Taylor prova a farlo, dall’infanzia in estrema povertà al successo mondiale. Da vedere.