Il fascino, al cinema, del serial killer.

Hanno sempre affascinato il mondo del cinema perché sono riusciti a diventare dei fenomeni mediatici, nonostante le loro performance non siano state la pittura di una tela oppure la composizione di una melodia riconoscibile e cantata per anni. Le loro azioni erano macabre, crude e sanguinarie. La loro vita era quella del serial killer.

Tanti attori si sono cimentati in questo ruolo, tante pellicole hanno raccontato la vita di uomini dalla doppia personalità, quasi pacifici in giacca e cravatta, crudeli quando decidono di gettare la maschera.

Tra i più famosi, senza dubbio, il duo Anthony Hopkins-Hannibal Lecter de Il silenzio degli innocenti. Il film diretto da Jonathan Demme del 1991, basato sul romanzo omonimo di Thomas Harris, fu campione d’incassi al botteghino così come nella notte degli Oscar. Come per Accadde una notte e Qualcuno volò sul nido del cuculo riuscì a fare en plein di statuette: miglior film, miglior regia, miglior attore (Hopkins), migliore attrice (una bravissima Jodie Foster) e sceneggiatura non originale. I silenzi, lo sguardo, le parole e la rabbia con cui Hopkins si calò nel personaggio ne fecero un’icona leggendario dal genere horror-thriller.

Non fu da meno Christian Bale in American Psycho, controverso lavoro del 2000 diretto da Mary Harron sulle pagine del romanzo di Bret Easton Ellis. “Gatti torturati di fronte al bancomat, prostitute uccise e il più strano primo appuntamento di sempre. Lo schizofrenico uomo d’affari interpretato da Christian Bale è molto credibile e la cosa più spaventosa è che non sapremo mai se ha commesso davvero gli omicidi”. I commenti della stampa dopo la prima rendono l’idea. Il rituale mattutino di Bale, con la sua cura perfezionista del corpo e del viso, si conclude con una frase emblematica: “in realtà non sono io ma una pura entità astratta”.

Di tutt’altro genere Seven, film Made in USA del 1995 diretto da David Fischer con un cast eccellente: Morgan Freeman, Brad Pitt, Kevin Spacey (ora immaginato da tutti solo come il politico senza scrupoli della serie House of Cards) e Gwyneth Paltrow. Omicidi che si trasformano in gioco attraverso i sette vizi capitali. Un gioco macabro perpetrato da un uomo saggio e paziente.

Vent’anni prima di Seven, Nicolas Roeg, regista inglese, decide di portare nelle sale il suo A Venezia… un dicembre rosso shocking (titolo originale Don’t Look Now). Un lavoro dove l’horror e il thriller si mescolano con più con la psicologia del dolore piuttosto che sugli omicidi. Julie Christie e Donald Sutherland, protagonisti del lavoro, fecero parlare più della scena finale di sesso, troppo esplicita per l’epoca, piuttosto che per le loro interpretazioni. Lasciato il bigottismo alle spalle, la critica ha finalmente reso omaggio a un lavoro innovativo per lo stile del montaggio e delle immagini. Un capolavoro horror degli anni ’70.