Maleficent

Un cartone della Walt Disney è ancora accessibile ai bambini? L’interrogativo appare legittimo dopo l’ultima opera a marchio Topolino, diretto da Robert Stromberg, con Angelina Jolie nei panni della malvagia strega de La bella addormentata nel bosco.

Un remake, in salsa moderna, in molti casi anche un rilettura, del film d’animazione del secolo scorso, precisamente del 1959. Appunto, il secolo scorso. Perché il nuovo lavoro della casa di produzione americana non strizza l’occhio al pubblico più giovane bensì a quello dei papà (e non solo per la presenza di Angelina). La moglie di Brad Pitt perde il suo fascino sensuale e selvaggio per indossare corna ritorte e zigomi sagomati, insomma, non l’eleganza a cui siamo abituati.

Maleficent, campione d’incassi oltreoceano con oltre 70 milioni in soli tre giorni, è il miglior debutto dell’attrice di Los Angeles. La fata a capo di una regno incantato, minacciato dalla cupidigia degli uomini, brilla di luce propria nell’oscurità della pellicola (come sempre il livello dei disegni nonché dell’animazione sfiora la perfezione). Angelina-Malefica, dopo essere stata tradita da un uomo di cui si era perdutamente innamorata, tira fuori gli artigli e lancia una maledizione, di cui poi si pente, contro la principessa Aurora (Elle Fanning).

Nel ’59 Disney era satura di fiabe dai colori accesi e del buonismo esasperato – leggi alle voci Biancaneve e Cenerentola – e propose così una fiaba dai connotati più fantasy. La pellicola di oggi coglie pienamente questa sfumatura e dona alla magia e agli occhi di Angelina il fascino della cattiva dysneyana.

Ma torniamo all’interrogativo iniziale. In un mondo vittima di scandali, violenze, crisi e depressione, sentimenti a cui i figli e i bambini più piccoli di oggi sono colpiti in maniera trasversale, proporre una fata malvagia che incute timore e cattiveria nei confronti di un essere umano appena nato è proponibile alle nuove generazioni?

Disney-Jolie-Stromberg hanno sì alleggerito alcuni accenti ma non è facile distinguere il buono che in realtà è il cattivo e la strega oscura che in realtà è buona. In fin dei conti, per semplificare molto il concetto, Angelina si vendica su Aurora per il solo fatto di essere la figlia di re Stefano (Sharlto Copley). Un piatto, la vendetta, da servire freddo.

Se fossimo in campo filosofico potremmo anche parlare di revisionismo disneyano, ovvero un cambio di certezze e di valori che un tempo era il marchio di fabbrica della casa produttrice più tradizionalista e conservatrice. La cattiva della fiabe, dalla regina Grimilde di Biancaneve e i sette nani fino a Crudelia De Mon nella Carica dei 101, era un’icona facilmente distinguibile. In Maleficent Angelina è la Crudelia De Mon del bosco, ma alla stesso tempo Biancaneve. La cattiva e la buona racchiusa nello stesso personaggio.

“Papà, il film mi è piaciuto ma mi spieghi bene chi erano i buoni e chi i cattivi?”. Siamo sicuri che questo dubbio giovanile sarà molto diffuso fuori dalla sale.