Full metal jazz

Una parabola cinematografica degna delle migliori pellicole passate sotto la neve dello Utah. Whiplash del ventottenne Damien Chazelle vince l’edizione 2014 del Sundance Film Festival. No, non è un errore di battitura. Il lavoro del giovane regista di Providence, incentrato sulla storia di un batterista jazz, è la versione lunga del corto presentato, sempre al Sundance, anni fa. Metti un bravo attore (Simmons) e un produttore lungimirante (Reitman) e il gioco è fatto: è stato l’inizio e la fine del festival del cinema indipendente di Robert Redford. Scelto come pellicola d’apertura (Whitplash prende il titolo da un famoso brano di Hank Levy) si è portato a casa il bottino pieno: Gran premio della giuria e del pubblico, una doppietta molto rara.

 

La ciliegina sulla torta si chiama Sony. La divisione Pictures Classics del colosso giapponese ha acquistato il film, solo poche ore dopo la sua proiezione, per una cifra di oltre tre milioni di dollari, con l’obiettivo di distribuirlo nelle sale a partire da quest’estate, dopo un’accurata campagna di marketing.

 

Insomma, Chazelle ha letteralmente fatto il botto. Il suo racconto del severo direttore d’orchestra che spinge gli allievi oltre i propri limiti, fisici e mentali, per seguire la passione della musica ha dapprima ammaliato Redford “il perfetto lavoro per aprire il festival” – per poi appassionare i tanti amanti del grande schermo accorsi nella capitale dei Mormoni. Un vero lavoro indipendente, ben fatto, che da idea originale si trasforma in prodotto commerciale, senza trascurare nemmeno per un attivo la passione per l’arte.

 

Confezionato solo grazie a un’attenta conoscenza della materia, Damien non ha nascosto che questo lavoro è una piccola autobiografia: “Musica e cinema corrono tenendosi per mano. Anch’io da giovane ero un batterista jazz! Mi sono reso conto che i due campi hanno molto in comune: il 99% di chi ci prova fallisce e viene rifiutato, solo l’uno per cento ce la fa. Volevo fare un film su quanto sia difficile emergere, riuscire a farcela e avere successo”.

 

Il suo personaggio (interpretato da Miles Tel­ler), attraverso il duro lavoro, riesce a salire le scale del successo sebbene non arrivi alla perfezione di Mozart. Lavoro che non è solo sudore o infinite ore di prove ma anche violenti scontri verbali con il temutissimo insegnante di musica (J.K. Simmons). Le vie del successo non sono sempre i Campi Elisi della felicità. Qui nasce l’interrogativo di Chazelle. La violenza fisica e psicologica, nella musica come in altri campi, è accettabile se ottiene successo? Damien ha cercato di sviluppare questo tema contrapponendo la bellezza del musica, al massimo livello possibile, con l’orribile figura dell’insegnante, un sergente Hartman modello Full Metal Jacket. Con un messaggio chiaro al pubblico: il fine non giustifica i mezzi.

 

 

Nelle altre categorie il pre­mio del miglior docu­men­ta­rio è andato a Rich Hill, sto­ria di tre bam­bini in una città povera del Mis­souri, diretto a Tracy Droz Dra­gos e Andrew Droz Palermo, che sono cugini. Pre­mio del pub­blico per la non fic­tion per Alive: Inside a Story of Music and Memory, sul trat­ta­mento dell’Alzheimer, diretto da Michael Ros­sato Bennet. Uno dei grandi favoriti della vigilia, Low Down di Jeff Preiss con John Hawkes e Elle Fanning, si è invece dovuto accontentare della menzione per la miglior fotografia.

 

Curiosa, come sempre, la serata di premiazione. Dimenticatevi abiti lunghi da red carpet, sul palco si sale in sciarpa e cappellino. Con temperature sotto zero, in un’atmosfera tipicamente informale, ci verrebbe da dire tipicamente da Sundance, attori e registi hanno pronunciato i loro discorsi di ringraziamento come se fossero i medagliati delle prossime Olimpiadi invernali di Sochi. L’attore Nick Offerman ha fatto anche di più: sul podio è salito con baffo e lungo cappotto di pelliccia.

 

Cala il sipario sul cinema indipendente, il primo festival internazionale 2014. Per tutti è pronta una tazza calda di cioccolata. Con un po’ di musica jazz in sottofondo.