“Un giorno devi andare”: un viaggio silenzioso

Un lungo viaggio nella foresta amazzonica ma, soprattutto, un lungo viaggio dentro la propria coscienza. Un giorno devi andare, realizzato in associazione con BNL, è l’ultimo lavoro di Giorgio Diritti, regista bolognese vincitore del Gran Premio delle Giuria Marc’Aurelio D’Argento con L’uomo che verrà al Festival di Roma del 2009.

I veri protagonisti del racconto sono Augusta (interpretata dalla brava Jasmine Trinca) e la natura sudamericana nella sua immensità. La giovane donna italiana, a causa di dolorose vicende legate alla cerchia familiare, decide di mettere in discussione le certezze di un’intera vita. Si spinge con una piccola barca attraverso le sponde del Rio accompagnando suor Francesca (Pia Engleberth), una vecchia amica della madre, tra le comunità indios.

Il primo impatto, il più immediato, è quello con la realtà di un popolo che è fuggito dalla conquista e dalle conquiste del mondo occidentale. Augusta si spinge oltre. Vuole vivere la loro condizione: mangia e dorme nella favela ed entra in contatto con la semplicità della gente. Molti potrebbero pensare alla povertà della gente. In realtà la loro semplicità è vista come povera solo dagli occhi di chi ha conosciuto la ricchezza.

La protagonista si isola sempre più in se stessa per affrontare il dolore e permettere una nuova purificazione dell’anima. Solo in questo modo potrà riscoprire l’amore e la riconciliazione con se stessa, il mondo, Dio.

Portabandiera italiano all’ultimo Sundance Film Festival del cinema indipendente a Salt Lake City, Un giorno devi andare è stato girato interamente in Amazzonia, dove lo stesso regista aveva lavorato anni fa per alcuni servizi televisivi e un documentario. Diritti ha parlato spesso della figura di un missionario italiano, Augusto Gianola, realmente vissuto in quei territori per oltre trent’anni. Un uomo e un sacerdote alla ricerca di Dio. La sua biografia e le sue lettere sono l’incipit di questa pellicola.

L’uomo con le sue inquietudini, da un lato, e la foresta carica di risposte con i suoi silenzi, dall’altro. Suoni e colori che scandiscono un nuovo ordine e un nuovo ritmo dell’esistenza umana.

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