Non chiamiamoli secondari

Location manager, supervisore degli effetti speciali, compositore.

Sono molti i volti di un film: dalla sua ideazione, alla sua realizzazione fino alla sua post-produzione. In tutti questi passaggi (fondamentali) attori e registi fanno un leggero passo indietro. Entrano in gioco le maestranze, ovvero quelle figure che difficilmente leggiamo nei titoli di coda perché stiamo già cercando il cappotto per uscire. Rappresentano l’ossatura della pellicola, il suo scheletro.

Il primo della banda-dei-tre è il location manager. Un uomo di fiducia del regista, dello scenografo ed anche del produttore. È un uomo-azienda, a lui il compito non solo di ricercare il posto più adatto per la rappresentazione della pellicola – o di parte di essa – ma anche gestire la logistica delle troupe, le esigenze delle star. Insomma, il collante tra l’idea e la sua pratica.
Deve possedere un archivio infinito di permessi di concessione del suolo pubblico, disponibilità a girare in luoghi esclusi ai più, avere i tagliandi dei parcheggi. Un uomo/donna telefono-mail-dipendente.

Il secondo è il responsabile dell’impossibile. Creare una gigantesca sparatoria o un terribile terremoto di magnitudo 9.0 con calma piatta. Provate ad immaginare una scena di un film d’azione senza effetti speciali: assomiglierebbe di più a un inseguimento tra compagni di scuola che si sono rubati la merendina dopo la campanella. Da Matrix in avanti (ma forse anche prima) hanno assunto un ruolo centrale. I tempi della neve finta sparata con i cannoni appartengono al passato.

L’ultimo, ma solo in ordine cronologico di questa nostra piccola squadra di maestranze, è il compositore. Colui che crea la colonna sonora o ne sceglie i passaggi più significativi. È la persona che dà voce ai tempi silenziosi della pellicola. Canzoni che vivranno per sempre nella memoria del pubblico a stretto contatto con il grande schermo. Da Ennio Morricone fino ai più sconosciuti artisti sono loro che uniscono in matrimonio note ed immagini.