Piace a 1 su 100…E la chiamano Estate.

L’arte è egoista.

Bastano tre parole per descrivere il pensiero del regista Paolo Franchi e della sua pellicola in Concorso a Roma E la chiamano Estate, cast italiano ma con protagonista maschile Jean-Marc Barr, prodotto da Nicoletta Mantovani.

Un film che farà discutere sotto molti aspetti; da quello più introspettivo e psicologico nel descrivere l’amore, a quello più cinematografico con lunghi piani sequenza e riletture del passato, fino al più essenziale: il cinema d’autore.

Una pellicola più da cultori che da botteghino. Il regista di Nessuna qualità agli eroi punta proprio su questo particolare. “Su 100 persone che guardano un quadro o un’opera cinematografica più di 90 potrebbero storceranno il naso e non apprezzarlo. Potrebbero anche odiarlo per il suo non conformismo. Ma a uno piacerà. Voglio andare oltre il pensiero-teledipendente di questi anni, voglio parlare a quella singola persona”.

Una dura accusa sull’omologazione dei costumi che spinge il film lungo uno stretto sentiero.

Franchi si interroga sul rapporto tra l’amore e il sesso, contrapponendo il pensiero a l’azione. Amare senza condividere il corpo dell’altro. Nel film ritroviamo molte scene di nudo con luci scure contrapposte e lunghe pause con inquadrature dominate dai toni bianchi.

I due colori dell’animo dell’uomo.