Zalonemania e Tir, ultimo film italiano in concorso

di TBWA-admin

Presentato anche l’ultimo dei film italiani in concorso, Tir di Alberto Fasulo. Di nuovo un documentario, di nuovo lungo la strada, come in quel Sacro Gra che ha trionfato a Venezia contro ogni aspettativa.
Il film di Fasulo, tuttavia, è di diversa struttura: è un viaggio on the road che segue un camionista dell’est nelle sue vicende quotidiane. Il ritmo è sempre uguale, nessuna sterzata di stile, nessuna sorpresa, si predilige un monotono per raccontare le vicissitudini di Branko Završan, che trascorre i suoi giorni su un tir che trasporta mele. Il centro nevralgico narrativo è il senso dell’alienazione e della distanza che impone questo lavoro, una distanza dai propri cari, laddove la motivazione economica (guadagnare di più, facendo più ore di lavoro) nasce proprio per l’esigenza contraria. E’ un film sull’incapacità di gestire rapporti a distanza, sulla complessità e la necessità del quotidiano. A noi non ha convinto fino in fondo, ma in sala c’era anche chi applaudiva.

Applausi sperticati invece, come abbiamo anticipato ieri, per l’incontro pubblico con Checco Zalone, che esordisce dicendo: “Non volevo venire qui, non sono una persona interessante”, dichiarando di aver incassato solo “1700 euro per il mio ultimo film”, quel Sole a catinelle campione di incassi, e scherzando sulla compresenza di Jennifer Lawrence nella sua stessa giornata: “Ma l’hanno pagata lei per venire al festival? A me no. Gia’ ho subito l’umiliazione che pensavo che la gente stava qui per me e mi chiamava Hunger come soprannome!”.
Sgrammaticato, scorretto, simpatico, Checco attira un applauso dietro l’altro: “Non sono andato da Vespa o Santoro per non avere troppa visibilità: anche allo specchio ormai mi guardo e dico ‘ Mo pure qua, e che cazz…”. Racconta i suoi piani per il futuro: “Mi rifugio a Capurso per due anni, mi riposo, sto a casa con la bambina, penso: il mio è un lavoro fatto anche di momenti di pausa per organizzarsi il futuro”. Poi l’affondo sui critici che hanno parlato male del suo film: “Non è cinema quello che ho fatto, dicono. Io so solo che i cinema erano pieni. E sulla polemica sull’utilizzo degli incassi: sappiate che l’indotto di un incasso non è solo cinema, ma la pizzeria vicino al cinema mi ringrazia, e così i locali vicini”. E ancora: “Penso di aver diviso la critica: c’e’ chi mi ha stroncato, chi scriveva “Una volta avevamo Pasolini, oggi c’è Checco Zalone”.
Fa ridere quando parla di politica, pur dichiarandosene disinteressato: Di comici? Mi piace Beppe Grillo. Berlusconi? Avrebbe meno imbarazzo di me a fare lo show qui. Poi, nel film si parla di comunismo, ma solo perchè mio fratello a 14 anni era anti-comunista, di quelli senza argomentazioni forti: gli faceva solo schifo il loro modo di ballare. E così il mio personaggio nel film è un anticomunista senza opinione”.

 

Ripensa ai comici di ieri, a Totò e al suo mito di sempre, Alberto Sordi: “Era il piu’ grande di tutti, inarrivabile. Non somiglio a nessuno io, anche se con tutto me stesso tendo a Sordi, ma voglio fingere umiltà”. Il suo, spiega, è un modo di fare commedia alla Paolo Villaggio: “Grottesca e legata al reale. Prendiamo i temi forti di un momento storico strumentalmente, come l’integrazione razziale e religiosa, oppure personaggi come i leghisti o i musulmani, ma senza la pretesa di spiegare nulla: vogliamo solo rendere riconoscibile la realtà. Un film per raccontare la crisi? Che noia, dai, la conosciamo già”.
Uscire dalla maschera è un’alternativa che neanche mette in conto: “Due anni fa mi chiamò Paolo Virzì, ma avevo già un contratto con Valzecchi e rifiutati. Non sono attore, sono inguardabile quando esco dal personaggi: per pieta’ della platea non lo faro'”. Vorrebbe, però, esportare le sue commedie all’estero, e magari conoscere Sacha Baron Cohen di cui è grande fan: “Su tutti adoro Borat, ma anche Bruno non era male”. Un’ultima parola sugli incassi record del suo film: “Non me li spiego, ma consiglio a tutti essere di diventare ricchi, è bello esserlo! E poi è bello svegliarsi la mattina e notare che gli incassi degli altri film sono bassissimi”.

 

di Claudia Catalli e foto di Federica De Masi © Oggialcinema.net

 

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