YOUTH, LA ‘RECHERCHE’ DI SORRENTINO

di Laura Delli Colli

YOUTH, LA ‘RECHERCHE’ di SORRENTINO

Cannes – Un film ottimista, felliniano, intriso di melanconia ma anche di raffinatissimo humour: l’attesissimo Youth, la giovinezza, terzo film italiano in concorso a Cannes non parla d’amore ma racconta il rimpianto degli amori, non è drammatico ma riesce a raccontare, pur nel silenzio assordante di un luogo di remise en forme esclusivo e tutt’altro che allegro, quel passaggio della vita che guarda al futuro senza averne certezza. Paolo Sorrentino, alla settima regia, e alla prima dopo l’Oscar® vinto un anno fa lo ha girato – come racconta- “per esorcizzare forse certe paure che tutti abbiamo” e dice convinto, con un parterre di attori davvero fantastico al suo fianco: “Se si può avere uno sguardo sul futuro si può sempre avere motivo di giovinezza“.

Lo guardano ammirati, a Cannes, Michael Caine, superbo protagonista di questa vicenda che Sorrentino ha scritto fin dal soggetto, pensato e metabolizzato un po’ come tutto l’immaginario felliniano che filtra in filigrana dalle scene, dalle atmosfere, dalla scelta di certi volti, di certe inquadrature, nelle quali il regista de La grande bellezza è perfettamente in sintonia ancora una volta con il direttore della fotografia, Luca Bigazzi.

Con Michael Caine, i protagonisti di questo titolo internazionale, prodotto da Indigo film, Medusa (e molti coproduttori europei in associazione con BNL Gruppo BNP Paribas e con il sostegno di Eurimages, Mibact, delle Regioni Lazio e Veneto e di molti altri partner franco svizzeri) sono Harvey Keitel, Paul Dano, una magnifica Jane Fonda, una star come Rachel Weisz. E anche se Youth alla prima uscita al Festival ha sconcertato alcuni, suscitando molti applausi alla fine tra gli spettatori in coda fin dalle 7:30 del mattino, l’impatto delle sue raffinatissime immagini, l’eccellenza dei protagonisti, le intuizioni oniriche di Sorrentino, sono di livello internazionale, a conferma che il cinema italiano a Cannes quest’anno ha comunque già vinto.

Dedicato a Francesco Rosi, il film racconta le lunghe giornate e l’amicizia (“non so raccontare l’amore…” confessa Sorrentino) del direttore d’orchestra a riposo Fred (Michael Caine) con il regista impegnato nel suo film testamento (Harvey Keitel) che in realtà non si girerà mai. Sono stati da sempre grandi amici e adesso trascorrono insieme, in un hotel di lusso tra i monti, una vacanza che è anche un modo per fare i conti con il tempo che resta alla loro vita. Il direttore d’orchestra ha appena ricevuto la richiesta di esibirsi davanti alla Regina d’Inghilterra, ma non ha nessuna intenzione di accettarla. Il secondo lavora con i suoi sceneggiatori a un finale della storia che non riesce a trovare. Intorno si muovono fantasmi in pena e non.

Il vero mattatore a Cannes è stato Michael Caine che con sense of humour assolutamente british ha raccontato: “È cinquant’anni che non vengo qui a Cannes, allora fu con Alfie che vinse il festival. Io però non vinsi nulla e così non sono più tornato, …ma ho amato tanto questo film di Sorrentino che sono qui e anche se non vinco nulla va bene lo stesso”.

Il tema? “Il tempo che passa – spiega Sorrentino – quello che abbiamo alle spalle e quello che ci resta da vivere, l’unico tema che alla fine interessa tutti o almeno quello che interessa a me. Il film si intitola Youth, giovinezza, perché è il futuro che mi interessa, il futuro come uno spazio di libertà, una condizione dell’esistenza che non ha che fare con l’età anagrafica“. Lo sostiene anche Jane Fonda che nel film interpreta un’attrice ormai ottantenne che Mick ha lanciato molti anni prima. “Brenda è una donna che ha una maschera per coprire la sua vulnerabilità. Per me l’età è una questione di atteggiamento, se hai passione e vitalità nello spirito puoi rimanere giovane per tutta la vita. È quello che dice il film e io ce l’ho”.

Dice Caine, accanto alla splendida Madalina Ghenea che è l’immagine della giovinezza: “Quando ho visto il poster del film mi è venuto da piangere… mostra quel che abbiamo perso e non tornerà più. Ma il film è anche un modo per dire preparatevi, è quello che accadrà anche a voi….” .

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