Week end al cinema: tra Rosso Istanbul, Falchi, Maccio Capatonda e l’ultimo Wolverine.

di Laura Delli Colli

Rosso Istanbul come il colore del tramonto sul Bosforo ma anche delle passioni che restano dentro oltre gli amori vissuti e gli affetti perduti. Ferzan Ozpetek racconta anche molto di se attraverso i protagonisti di emozioni che riaffiorano -nel suo nuovo film- dalle pagine di un libro autobiografico diventando, però, un tema universale, oltre limiti di quel confine che separa, nel tempo, della terra di origine. La sua, terra turca dove convivono anche religioni diverse, diventa il simbolo di un’evoluzione continua e di continue trasformazioni e Rosso Istanbul – girato in patria a vent’anni esatti dal suo primo film, Il bagno turco – scritto insieme a Gianni Romoli anche co-produttore con Tilde Corsi, e Valia Santella, racconta anche cosa cambia interiormente se la vita e il destino ti riportano a casa, a fare i conti con un passato che, imprevedibilmente, riaffiora.

Il film, in sala con 01, è interpretato unicamente da attori turchi tra i quali, molto popolare anche in Italia, Serra Yilmaz. La storia? Orhan editor turco torna dall’Inghilterra a Istanbul dopo vent’anni di assenza, per rivedere con Deniz, un famoso regista, il libro da pubblicare ma, come accade ai personaggi di quelle pagine, prendono vita, nella riscoperta del mondo da cui si era allontanato anche i fantasmi del suo passato. Complice la sua improvvisa, misteriosa sparizione Orhan diventa ogni giorno di più Deniz ed entra sempre più dentro l’intimità dei rapporti e della vita familiare dell’amico regista, anche nell’assenza. Ferzan Ozpetek nella storia, finisce per essere un po’ Deniz, un po’ Ohran. Come loro ha passato tante stagioni, da bambino, proprio vicino al Bosforo, che al tramonto si incendia di rosso. Rosso Istanbul, appunto, come le passioni, anche civili e politiche, di una città che vive nel rumore delle scavatrici, perché tutto viene distrutto e ricostruito in continuazione, comunque in una quotidianità non facile. Ma sul Bosforo, con un po’ di nostalgia canaglia, le passioni non si spengono mai.

Oltre il “rosso” di Ozpetek domina sicuramente le sale Logan – The Wolverine di James Mangold, ultimo capitolo sorprendentemente autoriale delle avventure di un supereroe che invecchia ma non perde gli artigli. E anche se Hugh Jackman, in gran forma nonostante il melanoma che lo ha colpito proprio sul viso (e gli è costato già sei operazioni) dice chiaramente che smetterà con Wolverine, Logan sorprende ancora perché – oltreché i superpoteri e l’avventura -vuol essere, stavolta, un film diverso: la parabola del mutante con gli artigli che diventa, perché no, un road-movie con molte implicazioni “familiari”. Wolverine, invecchiato e solo ha ancora a che fare con il suo fattore rigenerante ma gli anni si fanno sentire ed è malato, ha fatto del deserto la sua casa tenendo nascosto il professor Xavier in un bunker, per evitare che perda il controllo dei suoi poteri, ma l’incontro con una ragazzina gli cambierà la vita, e forse chissà, attraverso lei troverà un erede.

Cinema italiano: per i fan di Maccio Capatonda il secondo capitolo della sua commedia surreale porta al cinema Omicidio all’Italiana, che interpreta come sempre con Herbert Ballerina, satira intelligente, stavolta, sullo strapotere della cronaca (in particolare televisiva) “al sangue” che specula sul dolore, spettacolarizzando – e sfruttando – la ‘nera’ di casi come i delitti di Novi Ligure, Cogne, Avetrana, e le tante storie di ordinaria violenza che accendono quella morbosa curiosità che diventa perfino turismo dell’orrore. Con Maccio e Herbert Ballerina anche Sabrina Ferilli.

Regia di Toni D’Angelo per Falchi, che racconta la Napoli criminale questa volta dal punto di vista dei poliziotti, con Fortunato Cerlino, Michele Riondino, Xiaoya Ma e con la partecipazione straordinaria di Pippo Delbono e Stefania Sandrelli. Cerlino (Gomorra la serie) e Riondino sono Peppe e Francesco, appunto due “falchi”, gli della sezione speciale della Mobile di Napoli che, in sella alle loro moto, viaggiano tra i vicoli più malfamati della città, usando spesso metodi poco convenzionali. Nella loro vita, sempre sul filo della tensione, capita una tragedia che, in un’assoluta sete di vendetta, li lancerà in una lotta senza esclusione di colpi contro una potentissima e spietata organizzazione criminale cinese, in un processo di redenzione ch avrà alla fine il suo prezzo. Prodotto da Gianluca Curti e Gaetano Di Vaio, Falchi va oltre il film di genere, ha le musiche originali di Nino D’Angelo, che è il padre di Toni, il regista. Ed è un’autentica sorpresa.

Tra gli altri titoli in sala: con la regia di Ben Affleck, anche interprete, il mélo ambientato all’epoca del proibizionismo La legge della notte.

Poi la storia del beagle protagonista del cartone Ozzy – Cagnolino coraggioso, abbandonato dai suoi padroni un canile apparentemente extra lusso scopre di essere finito in una prigione per cani ma riuscirà a liberarsi. E, ancora, God’s not Dead 2 che regala un seguito al primo legal thriller ambientato nel mondo della religione. Con la storia di un’insegnante di liceo, Grace Wesley viene chiamata in giudizio per aver fatto proselitismo in classe. Da segnalare anche due documentari: Caro Lucio ti scrivo, su Lucio Dalla, tratto dall’omonimo spettacolo teatrale, dove Anna e Marco, Futura, il “caro amico” de L’anno che verrà, Meri Luis, gli amanti divisi de La casa in riva al mare e un “ragazzo pesciolino” simbolo di Com’è profondo il mare prendono vita con, Bologna, com’era e com’è, sullo sfondo. Solo fino all’8 marzo, in occasione del “compleanno” e del quinto anniversario della scomparsa di Lucio Dalla, al cinema firmato da Riccardo Marchesini e tratto dallo spettacolo teatrale di Cristiano Governa.

Infine A Good American: anche Oliver Stone tra i produttori del film di Friedrich Moser, che rivela come l’11 settembre, secondo William Binney, ex direttore della National Security Agency, si potesse evitare. Una rivelazione su una scoperta eccezionale che però non fu sfruttata per i soli interessi finanziari: era troppo economico. E qualche settimana prima dell’attentato alle Torri Gemelle, già non veniva più considerato. Con le conseguenze tragiche che conosciamo.

Andiamo al cinema e buona visione.

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