Week end al cinema: Red Sparrow, Lady Bird, Seigner e Green per Polanski… Protagoniste le donne, questa settimana

di Laura Delli Colli

Tempo di lettura: 4 minuti

Donne protagoniste sugli schermi del week end: Jennifer Lawrence in Red Sparrow, Saoirse Ronan, candidata agli Oscar® in Lady Bird, Emmanuelle Seigner e Eva Green in Quello che non so di lei, storie che raccontano il disagio di trovare una propria identità, ma anche il thriller e il noir al femminile.

Come accade in Red Sparrow, un film di spionaggio al femminile con Jennifer Lawrence nel ruolo di una ex ballerina classica che viene suo malgrado addestrata dalle file dello spionaggio russo per scoprire, tanto per cominciare, l’infiltrato che sta facendo il doppio gioco nelle sue stesse file, ovviamente un agente della Cia con cui entra subito in contrasto. Il regista del film, Francis Lawrence (che a titolo di curiosità è solo omonimo della protagonista del film) aveva già diretto Jennifer Lawrence in Hunger Games e qui la trasforma in Dominika Egorova, ballerina del Bol’šoj che finisce per far parte di un corpo speciale dove le ragazze sono addestrate a usare la seduzione per azioni di controspionaggio. Nel cast anche Charlotte Rampling e Jeremy Irons nel ruolo di Joel Edgerton, l’agente della Cia.

Clima totalmente diverso in Lady Bird, candidato agli Oscar®, diretto da una regista, Greta Gerwig, nel quale Saoirse Ronan, una scoperta della Hollywood indipendente, in realtà si chiama Christine ma non si accetta e non accetta in famiglia soprattutto sua madre che le ha dato il nome, al punto di farsi chiamare “Lady Bird”. Sente di vivere in una provincia noiosa come quella di Sacramento, in una famiglia che oscilla tra l’anaffettività critica di sua madre, l’affetto di una figura decisamente più debole come un padre che perde improvvisamente il lavoro e un fratello -anche in casa in simbiosi con la sua ragazza – Lady Bird vive aspettando il giorno del diploma con un solo obiettivo: riuscire ad entrare al college per cambiare aria. Abitando, come ripete lei stessa, dal lato sbagliato della tangenziale, sente la sua differenza, anche a scuola, con compagne di classe che appartengono a un mondo diverso e questo trasforma la storia anche in un film sui rapporti sociali oltreché affettivi.

Nel cast anche Timothée Chalamet, il giovane protagonista del film di Luca Guadagnino, anche lui in nomination agli Oscar® (per Chiamami col mio nome, però). Ultima nota: è il taglio anche autobiografico che la regista e sceneggiatrice Greta Gerwig dà al film, in particolare nel rapporto tra Lady Bird e la madre a prevalere sul resto. Con un finale in cui la protagonista trova finalmente la sua strada conciliandosi con un’inattesa svolta di maturità.

Quello che non so di lei con Emmanuelle Seigner e Eva Green protagoniste di un morboso rapporto scrittrice-lettrice è un Polanski che ricorda la galleria più interessante dei suoi personaggi femminili, ma raccontando due donne ritorna in realtà ad un racconto sul filo del rasoio come accadeva forse ne L’uomo nell’ombra, un film denso di tensione, con Ewan Mc Gregor, che partiva anche in quel caso dalle pagine di un libro.

Qui Delphine è l’autrice di un romanzo dedicato a sua madre che diventa un best seller. La turbano lettere anonime che l’accusano di aver strumentalizzato storie nascoste della sua famiglia e questo blocca la sua creatività, ma nella vita di Delphine entra un’appassionata lettrice che sembra riuscire a comprenderla in questo momento difficile: nasce un rapporto che diventa convivenza quotidiana, una gabbia morbosa che affascina Polanski un po’ come la forza evocativa della scrittura, e l’attenzione alle inquietudini che si annidano nell’inconscio, che lo stesso regista aveva reso centrale per esempio tra realtà e suggestione in un film come Rosemary’s baby (c’era davvero quel bambino nella culla?).

Eva Green con la sua capacità seduttiva è la femme fatale di questo thriller psicologico che il regista ha sceneggiato con Olivier Assayas ma il vero protagonista della storia è il rapporto morboso e claustrofobico tra le due donne, un po’ come può diventarlo quello che spinge morbosamene un lettore nell’attrazione per i protagonisti delle pagine di un libro…

 

Cinema italiano decisamente meno interessante, con un pugno di film comunque molto diversi tra loro: ne La terra buona di Emanuele Caruso una storia ispirata alla vita di Padre Sergio de Piccoli, benedettino della Val Maira. Nella commedia di Alessandro Genovesi Puoi baciare lo sposo, con Diego Abatantuono e Monica Guerritore, liberamente ispirato dalla commedia teatrale My big gay italian wedding, Salvatore Esposito – il rude e violento protagonista di Gomorra e Cristiano Caccamo affrontano con (fin troppa) leggerezza creativa cosa accade quando un apparente atteggiamento di apertura nasconde i pregiudizi contro le unioni civili. In due parole, la notizia delle future nozze gay del figlio sconvolge il padre di Antonio (Abatantuono) che è sindaco della cittadina dove si svolgono i fatti, mentre è accolta con grande apertura dalla madre (Monica Guerritore), che caccia il marito di casa per la sua chiusura mentale. “Abbiamo accumulato millenni di ottusità recondita da superare, e c’è chi fa fatica” spiega Abatantuono per il quale trattare l’argomento in commedia è il modo migliore per abbattere i pregiudizi. Ma non è detto che alla fine sia proprio così.

Un figlio a tutti i costi di Fabio Gravina, infine, parla delle difficoltà ad avere figli di fronte ad un irresistibile desiderio di diventare genitori. Per finire, sono in sala il cartoon È arrivato il broncio, Due gran figli di… in cui Owen Wilson, insieme al fratello, parte alla ricerca della madre biologica, e Dark Night sulla strage americana che avvenne proprio in un cinema in occasione della prima de Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno di Christopher Nolan.

 

Meglio, decisamente, le donne…

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