Week end al cinema: tra Pitt e Cotillard Scorsese e Keaton, il signor Mc Donald’s

di Laura Delli Colli

 

Finiscono le Feste ma il cinema, soprattutto hollywoodiano, non si ferma affatto. Così, con il primo week-end che segue -tra l’altro- il penultimo mercoledì a 2 euro arrivano almeno tre titoli molto attesi: ovviamente Silence, il ritorno di Martin Scorsese, Allied, del quale si parla da qualche settimana anche per il supergossip scatenato dall’incontro, non solo sul set, di Brad Pitt e Marion Cotillard e infine The founder con Michael Keaton che dopo Batman, Birdman e il grande giornalista da scoop di Spotlight interpreta, stavolta, la storia dell’imprenditore che inventò Mc Donald’s.

Silence è l’ultimo, attesissimo, intenso film di Martin Scorsese sulla persecuzione dei cristiani nel Giappone del 1600 ma in realtà sul senso della fede, sulla pace, sulla meditazione e la ricerca della spiritualità in ogni credo sullo sfondo di un mondo che qualche secolo fa, come oggi, sembra diviso da molte ‘paludi’ nelle quali il seme della spiritualità marcisce prima di attecchire. Nel film, che nasce dal romanzo di Shusako Endo Scorsese ambienta la storia all’epoca dei Kakase Kirishitan, i “cristiani nascosti” – dopo che nel 1614 un editto dello shogunato ha costretto tutti i missionari a vivere e predicare in clandestinità. La storia si apre in particolare nel 1633 quando ai Gesuiti arriva la notizia che un testimone importante del credo cattolico, Padre Ferreira, ha abiurato rinnegando la tonaca per convertirsi al buddhismo diventando un collaborazionista degli aguzzini di Stato giapponesi. Da qui inizia il doppio viaggio di dei portoghesi Padre Francisco Garupe e padre Sebastian Rodrigues alla ricerca della verità. Un viaggio autentico in un Giappone dove un potere spietato domina e perseguita fino alla tortura fisica poveri cristi che vivono nei loro villaggi di paglia come nelle catacombe delle prime persecuzioni. Ma anche un percorso spirituale nel mistero di ogni fede. Ferreira è interpretato dall’irlandese Liam Neeson, Adam Driver è padre Garupe e Andrew Garfield – padre Rodrigues. Silence, per citare una curiosità, è il nono film in cui Scorsese ha voluto con sè lo scenografo Oscar® Dante Ferretti.

E’ invece un action sentimentale con qualche radice storica, Allied di Robert Zemeckis, con Brad Pitt e Marion Cotillard spie innamorate (e concorrenti…) durante la seconda guerra mondiale. Lei (Marion Cotillard) è francese, lui (Brad Pitt) dell’Ontario. Si incontrano a Casablanca durante la Seconda Guerra Mondiale per una pericolosissima missione segreta, si amano, si sposeranno e avranno una figlia, ma quando lui scoprirà il terribile segreto che riguarda lei l’incantesimo andrà in frantumiUn film lontano dai titoli con i quali Zemeckis (Ritorno al Futuro. Roger Rabbit, Forrest Gump) ha reso indimenticabili gli anni Ottanta di Hollywood in tutto il mondo. Ma questa storia di spie innamorate, con un finale che non va assolutamente ‘spoilerato’ vuol essere anche un omaggio alla Hollywood di Casablanca, non a caso anche il luogo dove Brad Pitt, pilota canadese e Cotillard una partigiana della resistenza in fuga dalla Francia occupata s’incontrano e s’innamorano, con un realismo e un’intensità –diciamolo- che, a giudicare dalle cronache rosa, forse Angelina Jolie non ha gradito molto.

Il terzo titolo hollywoodiano del week end The Founder, con Michael Keaton, si basa sulla storia del creatore di McDonald’s. The founder di John Lee Hancock racconta la storia di Ray Kroc, l’uomo che ha trasformato un piccolo banale chiosco nella più popolare, dicussa e imbattibile multinazionale del fast food del mondo. Biopic alla maniera forse del film precedente del regista, Saving Mr. Banks, in cui Tom Hanks ha raccontato Walt Disney, The founder è astato già ‘bollato’ come il primo film dell’era Trump, non solo perchè negli Usa esce in sala proprio il 20 gennaio, giorno in cui Donald Trump si insedierà alla Casa Bianca ma certamente perchè racconta l’ennesimo mito del successo che piace tanto agli americani attraverso l’avventura umana e imprenditoriale di un protagonista che Keaton non rende affatto antipatico, anzi, racconta alla fine con decisa ammirazione…trumpiana.

Per il cinema italiano c’è da vedere Magic Islands in cui Marco Amenta racconta la vera storia del figlio dell’attore italo-americano Vincent Schiavelli, Andrea, che torna in Sicilia per chiudere un conto bancario aperto da suo padre, scomparso nel 2005. Il docufilm, premiato all’ultimo Salina Doc Fest, è un road movie sulla storia di Andrea, meno di trent’anni, cresciuto tra Los Angeles, musicista e figlio d’arte, che incontriamo a New York, in coppia con un’artista. Quando la compagna del padre lo chiama in Sicilia Andrea ci fa scoprire un pò di storia di Vincent Schiavelli, una caratterista che riconosciamo in moltissimi film americani a cominciare da Qualcuno volò sul nido del cuculo (e Amadeus, Ghost…). E’ morto nel 2005, appena 57enne, a Polizzi Generosa, il paese da cui proveniva suo nonno materno. Quando si trova a riscoprirne le tracce, Andrea non lo aveva più visto, non era andato al suo funerale, e non tornava in Sicilia dall’adolescenza, da quando andava in vacanza col padre. E il film, nell’elaborazione di un lutto, diventa un viaggio alla ricerca della memoria ma anche della propria identità. Un percorso affatto scontato, che mostra una Sicilia in un ritratto per niente banale. Vedere per credere…

 

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