Week end al cinema: Lego, Fassbender, l’India del ‘47. Ma questo week end non dimentichiamo il cinema italiano!

di Laura Delli Colli

Fine settimana decisamente ricco, in sala, con una buona offerta di cinema d’autore, ma anche nuove commedie e, naturalmente, il film per i bambini. Lego Ninjago Il film, il titolo che probabilmente farà più degli altri il pieno di incassi, considerando la sua capacità di accontentare le famiglie anche con un taglio che non dimentica l’umorismo.

L’uomo di neve di Tomas Alfredson è invece il film giusto per gli appassionati del noir ma anche per chi ama un protagonista come Michael Fassbender, qui in un cast prevalentemente europeo (Rebecca Ferguson, Charlotte Gainsbourg, Val Kilmer, J.K. Simmons, Chloë Sevigny…) cui è affidato il film che racconta la vicenda della caccia all’uomo, ispirata alla vera storia del primo serial killer ufficiale della Norvegia. Il film è tratto dal libro di un autore molto seguito nella letteratura noir scandinava, il norvegese Jo Nesbø, che peraltro si è subito dichiarato poco interessato a vedere il film tratto dal suo romanzo, affidato nella trasposizione cinematografica allo svedese Tomas Alfredson (l’autore de La Talpa). Nel film, come nel libro, l’assassino punta soprattutto le donne, a causa di un episodio che porta addosso, impresso nella memoria fin da quando era molto piccolo. Un classico del genere, insomma, nel quale Harry, il personaggio interpretato da Fassbender, intreccia la sua caccia all’uomo con la sfida personale di superare un periodo nero della sua vita. Come nella migliore tradizione del genere, il senso del film è: detective insegue killer a caccia di un assassino ma anche dei suoi demoni, in uno scenario fatto soprattutto delle ombre lunghe del Nord.

Decisamente più calda l’atmosfera indiana de Il palazzo dei Viceré, affresco storico e umano di un amore impossibile sullo scenario epico di un momento storico lacerante per la separazione tra India e Pakistan nel 1947. Amore anche ne L’altra metà della storia, con Charlotte Rampling sul senso del passato, dei sentimenti e anche del perdono.

Ma passiamo al cinema italiano, un cinema che questa settimana segna soprattutto un ritorno importante (Paolo Franchi con il suo nuovo film) e un debutto all’insegna di una commedia che piacerà soprattutto al pubblico femminile (l’esordio alla regia di Michela Andreozzi con Nove lune e mezza).

Per Dove non ho mai abitato di Franchi è d’obbligo rifarsi alle atmosfere del cinema di Antonioni ma è il regista a citare per primo anche molte ispirazioni letterarie come Čechov o esteticamente vicine al mood di autori come Henry James, al cinema americano degli anni ‘60 e, ancora una volta, come sempre, nella sua poetica, quello francese. È un mélo che racconta “una passione non esibita” fatta di sguardi, desiderio, silenzi che dicono più di un incontro erotico o di un momento di sesso. A vivere quest’incontro i personaggi incarnati da Emmanuelle Devos e Fabrizio Gifuni: lei interpreta Francesca, figlia di un noto architetto, ormai anziano, che ha scelto di lasciare l’Italia e il suo lavoro per andare a vivere a Parigi, dopo aver sposato un uomo più grande di lei, lasciando alle spalle la sua quotidianità, lui è Massimo, talento di punta dello studio di architettura del padre di Francesca, che riversa nella sua professione tutto l’amore che non riesce a provare ed esprimere nel privato, coltivando solo una relazione “libera”, senza impegni, senza farla crescere.

Quando i due si incontrano, dopo una distanza iniziale, lo scudo con il quale nascondono le loro emozioni più profonde comincia ad incrinarsi, seguendo la parte finale di un progetto per una nuova casa. Ma le emozioni fanno paura, anche a 50 anni. E rivoluzionare la propria esistenza, cambiando binari, non è facile… Nel cast, tra gli altri, fanno parte anche Giulia Michelini, Giulio Brogi, Giulia Briganti e Hippolyte Girardot.

Nico 1988, vincitore di Orizzonti a Venezia, la visione di Susanna Nicchiarelli su Christa Päffgen, in arte Nico, musa di Andy Warhol e cantante dei Velvet Underground, nella fase decrescente della sua carriera. Vincitore all’ultima Mostra del Cinema di Venezia della sezione Orizzonti e premiato dai Giornalisti Cinematografici il film è l’intenso ritratto negli ultimi mesi della vita di Christa Päffgen, in arte Nico, la musa dei Velvet Undergrond, morta nel 1988 a 49 anni a Ibiza. Susanna Nicchiarelli dice: “è un film sugli anni felici di Nico, quelli in cui aveva trovato se stessa”. Per interpretarla, la regista ha subito pensato alla sua “attrice preferita”, la danese, cresciuta artisticamente con il movimento Dogma, insieme a registi come Thomas Vinterberg, Trine Dyrholm, una delle più talentuose interpreti europee.

Ancora: per la serie commedie 40 sono i nuovi 20 con Reese Whiterspoon racconta di una donna che decide di aprire casa alla convivenza con tre ragazzi molto giovani cambiando radicalmente la sua vita di madre single ma anche la sua prospettiva sulla vita di quarantenne…

Ma piacerà soprattutto alle donne Nove lune e mezza, esordio alla regia dell’attrice e autrice comica Michela Andreozzi, con Claudia Gerini, Lillo, Giorgio Pasotti, Stefano Fresi, originale punto di vista sul femminile ma soprattutto sulla maternità. è il confronto tra due sorelle, due donne di oggi e i loro due modi diametralmente opposti di vivere il senso della maternità: Livia e Tina sono molto unite ma anche molto diverse. Livia (Claudia Gerini) è una violoncellista bella e sfrontata, dall’anima rock. Modesta, detta Tina (Michela Andreozzi), è un timido vigile urbano che ha messo da parte la laurea per il posto fisso. Livia convive con Fabio (Giorgio Pasotti) un osteopata decisamente alternativo, Tina con Gianni (Lillo) anche lui vigile, dal carattere più semplice, decisamente intollerante. La storia? Livia non desidera avere figli, mentre Tina tenta da anni di restare incinta, senza risultato: quando Tina, dopo tanti tentativi inizia a perdere la testa, Livia, consigliata da un amico ginecologo (Stefano Fresi), decide di portare avanti una gravidanza per lei. Certo, a Livia capita di dover nascondere la pancia, mentre Tina fingerà di essere incinta, con le conseguenze (comiche) del caso. “Un primo film che è come un figlio e che parla di maternità: è come un parto dentro l’altro” dice la Andreozzi che con semplicità e con molta ironia racconta le donne di oggi, sia quelle in carriera, realizzate con la professione, sia quelle che vogliono la coppia ma non i figli, sia le madri pentite, sia quelle che diventano madri solo per l’educazione ricevuta o altro che le spinge ad essere madri. Il film racconta però anche gli uomini, quelli che stanno con donne che scelgono al posto loro, quelli che, come il personaggio di Giorgio Pasotti “diventano un San Giuseppe 2.0” e quelli che all’interno di una coppia gay, vivono a volte le stesse “incrinature”.

Per dovere di cronaca aggiungiamo una segnalazione per Made in China napoletano, e una per Le energie invisibili – Da Milano a Roma in Cam, racconto in prima persona, di Luca Contieri, del cammino lungo la via Francigena.

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