Week end al cinema: tra le star c’è Richard Gere, ma in sala si ride. Anche in pugliese con Fiorello & Favino

di Laura Delli Colli

Horror, commedie, ritorni superstar ma anche drammi e risate italiane nel cinema di questo weekend dove tra Jukai – La foresta dei suicidi e soprattutto Madre! di Darren Aronofsky che ha diviso Venezia c’è da scegliere tra i brividi e le ossessive esercitazioni d’autore comunque affidate a grandi interpreti.

È comunque il ritorno di Richard Gere a dominare la scena in L’incredibile vita di Norman storia di un ebreo newyorchese dell’Upper West Side. Un personaggio universale, però, di buon cuore, imbroglione e bugiardo, che probabilmente non ha mai avuto una moglie né una figlia e vive nello scantinato della sinagoga, ma è sincero pur essendo un truffatore ispirato ad un vero personaggio della cronaca anche politica americana. Un ennesimo ‘centro’ per il ritorno in Italia di un attore molto amato.

Ed è certamente di richiamo un altro nome importante tra i protagonisti di questo week end: Javier Bardem protagonista con Jennifer Lawrence del film di Aronofsky Madre! che ha diviso Venezia, storia di uno scrittore in crisi creativa che vive tra molti misteri con la giovane moglie in una casa isolata che era, poi, quella in cui ha vissuto la sua adolescenza. Lei lo ama e se ne occupa con autentica ed esagerata devozione, ma la loro intesa s’incrina quando lui decide di ospitare uno sconosciuto che si è perso e quando poi l’ospite fa arrivare lì prima la moglie, Michelle Pfeiffer, poi i due figli che litigano a sangue. Ed è il sangue, in un apocalittico finale, a travolgere una situazione che oscilla tra Buñuel e Rosemary’s baby verso un finale inatteso.

Sempre da Venezia debutta Una famiglia di Sebastiano Riso, sulla (dura) realtà dell’inferno delle adozioni. Film scomodo sul tema dell’utero in affitto e del diritto – di tutti – di essere genitori. Nel cast con una brava e coraggiosa Micaela Ramazzotti (già diretta da Riso nel suo esordio Più buio di mezzanotte) c’è nel ruolo del suo compagno Patrick Bruel, affiancati, tra gli altri, da Fortunato Cerlino, Matilda De Angelis ed Ennio Fantastichini. Vincent e Maria, lui 50 anni, lei 35, agli occhi esterni appaiono come una coppia riservata e appartata, unita e innamorata. C’è però un lato ben più patologico della relazione: li unisce infatti, oltre a un rapporto di reciproca dipendenza, un progetto di vita decisamente “criminale” in cui lei subisce la violenza non solo psicologica di lui: aiutando infatti altre coppie, che non possono, ad avere figli, alimentano una spirale non solo di illegalità ma di devastazione nello stesso rapporto di coppia che li unisce.

Dalle Giornate degli Autori della Mostra debutta anche  Il contagio opera seconda di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini dal romanzo di Walter Siti che, partendo dalla borgata romana di periferia, parla anche di solitudini, malaffare, sesso e potere.
Il protagonista è Mauro, spacciatore di quartiere che fa il salto trovandosi coinvolto nella gestione di una cooperativa che sottrae fondi pubblici dietro la facciata dell’aiuto ai migranti. Suo amico per la pelle è Marcello (Vinicio Marchioni), amante dello scrittore Walter (Vincenzo Salemme) e protagonista pur nel degrado che la storia racconta di un viaggio agli inferi che non esclude un lampo di possibile redenzione.

Decisamente più leggere le atmosfere di alcune opere prime italiane: come, ad esempio, Last Christmas, esordio nel lungometraggio in bianco e nero del regista sardo Christiano Pahler, grottesco e surreale racconto di un intreccio familiare in Sardegna a Serramanna dove tutto comincia la mattina della vigilia di Natale quando in casa Mular muore improvvisamente la mamma Anna Maria, un lutto che riunisce i due fratelli, da tempo lontani, e costringe tutti però a scontrarsi con la burocrazia.

Tra i debutti piacerà agli appassionati di Bollywood il docufilm di Gigi Roccati Babylon Sisters, con Amber Dutta e tra gli italiani Lucia Mascino e Renato Carpentieri, storia di una dodicenne che si è appena trasferita con i genitori in una palazzina degradata alla periferia di Trieste, abitata da altre famiglie di immigrati. Dove nascerà il progetto di un’esotica scuola di ballo in stile indiano, grazie anche all’amicizia con lo scorbutico professor Leone.

Se invece, sempre a proposito di debutti italiani, volete farvi due risate, magari divertendovi con una storia dominata dal dialetto pugliese per una coppia comica irresistibile come Beppe Fiorello e Pierfrancesco Favino, l’opera prima da segnalare è Chi m’ha visto, storia del chitarrista (nel film di Jovanotti, che appare in carne e ossa in concerto…) Martino Piccione. In Italia non lo conosce praticamente nessuno, ma se fosse a New Orleans, sì che magari sarebbe qualcuno. Diretta da Alessandro Pondi, con Giuseppe Fiorello nel ruolo del chitarrista, pugliese di Ginosa, che gira l’Italia sostituendo all’ultimo momento musicisti più famosi di lui ma resta nell’ombra durante tutto il concerto. Beppe Fiorello è anche co-sceneggiatore e produttore con Rosario, lo affianca un irresistibile Favino con Sabrina Impacciatore nel ruolo della conduttrice della trasmissione ‘Scomparsi’. Il film nasce da un soggetto del chitarrista Martino De Cesare, il vero protagonista in fondo di una storia che coinvolge anche nel film, il meglio dei ‘veri’ musicisti più famosi… Non ‘spoileriamo’ troppo, ma aggiungiamo semplicemente che la commedia è giocata proprio sul rapporto tra i due amici Martino e Peppino, diversissimi, uno riservato e serio, l’altro cialtrone che vive a zonzo su un’ape car.

Ancora. È perfetto per famiglia il cartoon Emoji – Accendi le emozioni, protagoniste le piccole faccine animate, che fanno ormai parte della nostra quotidianità, qui in un’animazione che, sin dal titolo, strizza l’occhio al grande successo disneyano Inside Out. Dalla Francia arriva, infine, campione d’incassi, Alibi.com, diretta e interpretata da Philippe Lacheau. La professione dei tre protagonisti è creare attraverso una società che dà il titolo al film, stratagemmi per fornire alibi di ferro. Ma attenzione, un vero amore può mettere a dura prova anche un “mentitore professionista” come Lacheau…

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