Week end al cinema: tra Guadagnino da Oscar® e Ligabue, Downsizing, De André e la memoria dell’Olocausto

di Laura Delli Colli

Tempo di lettura: 4 minuti

 

Sono davvero tanti i nuovi film in sala in questo fine settimana inevitabilmente dominato dall’attesa per Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, dopo le quattro nomination all’Oscar®, ma anche (non solo per il suo fan club) per Made in Italy, nuovo film di Luciano Ligabue – un ritorno al cinema a vent’anni da Radiofreccia e 17 da Da zero a dieci, e siglato da alcun titoli dedicati all’Olocausto, nei giorni della Memoria. Come sempre li presentiamo segnalandoli con qualche spunto che aiuti di più a scegliere ma lasciando libero chi legge di orientarsi sul titolo e sul genere da cui sarà più incuriosito.

Inevitabile cominciare la lista settimanale da Guadagnino con il suo film interpretato da Armie Hammer e Timothée Chalamet, con un cast di coprotagonisti tra i quali Esther Garrel. Un film che racconta non solo la scoperta della sessualità, ma l’imprevedibilità dell’amore come in un romanzo di formazione nel quale il bravissimo protagonista che interpreta Elio, l’adolescente – subito candidato all’Oscar® – disegnato dal regista sulla sceneggiatura del grande James Ivory (il regista di Camera con vista) che ha tradotto per il cinema il romanzo di André Aciman, ha il senso di un giovane che il regista stesso ha raccontato, citando Truffaut, come il suo personalissimo Antoine Doinel.

Tanti premi già vinti, un’ode internazionale della critica dopo il debutto al Sundance e il passaggio – un anno fa – a Berlino, Chiamami col mio nome corre per gli  Oscar®, oltre quella per il protagonista, con  le candidature per la sceneggiatura di Ivory e la canzone originale di Sufjan Steven, ma soprattutto come miglior film, qualcosa che all’Italia non accadeva – nella categoria internazionale più importante –  dai tempi de La vita è bella di Roberto Benigni (Paolo Sorrentino, come accadde a Tornatore e Salvatores, aveva vinto come Miglior film di lingua straniera).

Un segno importante per un film che il regista ha anche prodotto ma che, pur nella sua internazionalità batte bandiera italiana. Girato con grande delicatezza in un’atmosfera che richiama i film di Bernardo Bertolucci, cui il regista lo ha anche dedicato, presentandolo alla stampa italiana, Chiamami col tuo nome, parla della scoperta di sé attraverso l’amore e il desiderio, ambientato nell’estate del 1983 in una campagna qualsiasi nel nord dell’Italia. Con Timothée Chalamet, nel film il  17enne  Elio, ne è protagonista nel ruolo del 24enne Oliver, Armie Hammer, visto in Mine, lo studente americano che il padre di Elio professore di cultura archeologica ospita insieme alla moglie per guidare la sua tesi di dottorato.

Non è un film sull’amore gay – avverte Guadagnino – ma sulla capacità di un ragazzo di crescere attraverso un’esperienza che diventa empatica perché attraverso i personaggi affronta nodi intimi e privati, che possono non riguardare solo i due protagonisti.

Con Made in Italy cinema italiano da rocker per Luciano Ligabue che punta su un cast dominato da Stefano Accorsi e Kasia Smutniak per raccontare la storia di Riko, operaio in una fabbrica di mortadelle che sogna una vita diversa per sé ma anche per i suoi amici, un po’ Vitelloni e molto precari. Il racconto è accompagnato dalla musica e dalle suggestioni del suo ultimo “concept album”  che ha dato spunto al film. Con Fausto Maria Sciarappa e Walter Leonardi il film è il ritratto di una ‘famiglia allargata’ di affetti e amicizia vera, in una provincia – il mondo che Ligabue conosce bene – e in un Paese per il quale il film diventa una sua dichiarazione d’amore in un tour che come un viaggio di nozze attraversa, oltre le sue campagne, la grande bellezza di molti luoghi che abbiamo sotto gli occhi ma spesso dimentichiamo. “Ho tanti amici che sono onesti e bravi come Riko, ma esserlo in Italia, paga?” dice Ligabue.  Il resto lo raccontano le immagini, le sue storie e naturalmente le canzoni e la sua musica.

C’è molta musica anche nel film evento nato per la tv,  al cinema solo per un breve passaggio,  dedicato a Fabrizio De André: principe libero, regia  di Luca Facchini con un bravissimo Luca Marinelli e con Valentina Bellè, Elena Radonicich ed Ennio Fantastichini. Molta emozione e Marinelli è davvero bravissimo.

In Downsizing di Alexander Payne con Matt Damon, Kristen Wiig, Christoph Waltz, Alec Baldwin, domina il tema dell’ambiente in una lettura fantascientifica di un tema reale come il sovraffollamento mondiale che potrebbe avere un antidoto nella possibilità che tutti possano rimpicciolire, come immagina il regista, per sprecare meno e vivere meglio. Apertura dell’ultima Mostra di Venezia, con Matt Damon, è una commedia della vita che in America – grazie al richiamo della ‘miniaturizzazione’ (o forse di Matt Damon…) – ha incassato solo nel primo mese di programmazione quasi 25 milioni di dollari.

La storia dello scienziato norvegese ha qualche limite, però,  per i primi americani che decidono di affrontarla, nel film, con sviluppi che trasformano la commedia in un percorso decisamente meno brillante. Soprattutto per il piccolo grande protagonista che – come un Gulliver al contrario – trasforma il suo metro e ottanta in un’altezza di appena dodici centimetri e deve affrontare una soluzione da cui non si torna indietro.

Tre i titoli legati alla Giornata della memoria – ogni anno il 27 gennaio – che raccontano l’orrore dell’Olocausto. Sono Gli invisibili del tedesco Claus Räfle su quattro storie di cittadini tedeschi di origine ebraica che restarono vivi nella Berlino ‘bonificata’ dai nazisti dopo il 1943, La testimonianza dell’israeliano Amichai Greenberg che da storico ritrova i segni dell’Olocausto in Austria e soprattutto Paradise di Andrei Konchalovsky, storia di vite sconvolte dall’orrore della guerra e delle persecuzioni raccontata (in un bianco e nero splendido) che mette a fuoco la tragedia della Shoah da diversi punti di vista, più intimi e privati. Raccontano le loro vicende tre protagonisti che sono ormai anime perse che confessano i propri peccati e le proprie debolezze, con ruoli diversi nella vicenda vissuta durante le persecuzioni, in un confronto definitivo con se stessi e con la Storia. Paradise, è stato premiato a Venezia ed è la storia di un inferno, anche interiore, insomma. Con una sola possibilità di redenzione per una delle anime che il regista lascia parlare mettendo a fuoco le vicende, ovviamente intrecciate tra loro: Olga principessa russa fuggita in Francia dopo la rivoluzione e arrestata dalla polizia per aver cercato di nascondere due bambini ebrei, Jules, poliziotto collaborazionista e Helmut il nobile tedesco colto e raffinato che ama Cechov ma converte la sua buona cultura al nazismo.

Tra gli altri titoli L’uomo sul treno di Jaume Collet-Serra con Liam Neeson, ed Elizabeth McGovern, per chi ama il thriller, Tutti gli uomini di Victoria di Justine Triet con un bel cast francese se amate la commedia francese in questo caso ambientata nello studio di un avvocato, single e madre alle prese con l’umanità che siede davanti a lei

E ancora, tra documentari: My Generation di David Batty in cui Michael Caine racconta la Swinging London degli anni ’60, Pagine nascoste di Sabrina Varani in cui la scrittrice Francesca Melandri cerca le tracce della vita in Africa del padre durante l’occupazione coloniale italiana. Infine, diretto da Andrés Duque Oleg, la storia dell’eccentrico musicista russo Oleg Nikolaevich Karavaichuk, intellettuale libero e sempre ‘contro’ in Unione Sovietica. È anche uscita una commedia molto leggera: regia di Lello Arena per Finalmente sposi con il duo comico degli Arteteca, Monica Lima e Enzo Iuppariello, già apparsi, per chi ama i cinepanettoni, tra i cagnolini della Regina in Natale a Londra.

È (quasi) tutto. E le novità non mancano.

Tags

, , , , , , , , ,

Condividi quest'articolo

Commenti

Per poter lasciare il tuo commento devi essere registrato

CLICCA QUI PER
REGISTRARTI

Segui welovecinema

We Love Cinema