Week end al cinema – Capitan Fantastic sfida il Presepe multietnico di Bisio e Gassmann

di Laura Delli Colli

 

Week end super festivo, con tanto di ‘ponte’ che speriamo possa aiutare soprattutto il cinema italiano a riprendere quota, negli incassi, dopo la ‘magra’ delle ultime settimane. Ci prova, con un cast comico stellare e tenta così di conquistare diverse fasce di pubblico proprio come le confessioni religiose che riunisce nel suo Presepe, soprattutto un titolo: il nuovo film di Luca Miniero Non c’è più religione, un po’ commedia, molto Hellzapoppin’ che ambienta in un’isola delle Tremiti, in realtà assolutamente immaginaria, la storia di un Natale davvero molto, molto diverso. Come? Unendo in un Presepe una Madonna e un bambino musulmano, ovviamente la tradizione cattolica, un tocco di Buddhismo nei colori e un bel lama al posto del bue. Tutto accade perché, vittime della crisi della natalità nell’isola come in tutt’Italia i cittadini di Portobuio non hanno un bambino adatto ad entrare nella culla: l’unico è cresciuto e ha pure un accenno di baffetti pre adolescenziali… Per trovarlo si industriano così a fare, come si dice, di necessità virtù, chiedendo ‘in prestito’ un neonato delle dimensioni giuste ad una comunità musulmana a pochi chilometri sullo stesso braccio di mare. Sembrerebbe l’intreccio di una commedia più sociale che comica e invece la fantasia degli sceneggiatori fa scatenare a Portobuio un’inevitabile caccia al Bambinello in un gioco degli equivoci in cui il Sindaco Claudio Bisio tornato a casa dopo molti anni milanesi deve vedersela con Marietto (è Alessandro Gassmann) che nel frattempo è diventato musulmano per amore e ha una moglie, quasi vicina al parto, bellissima ma certo niente affatto cattolica (sarà lei alla fine la Madonna del Presepe?). Per non parlare di una vecchia fiamma di tutti e due, Angela Finocchiaro, che per dimenticarli si è fatta suora e distribuisce pasti e avemarie dalla mattina alla sera. Commedia dai molti equivoci, da vedere con leggerezza senza preoccuparsi troppo della coerenza filologica Non c’è più religione, con un titolo davvero azzeccato, entra nel cocktail degli spunti di culto con temi di grande attualità (integrazione, convivenza ma anche derby ideologici che dividono perfino a Natale) che il regista di Benvenuti al Sud e poi al Nord spera , stavolta, anche di esportare in qualche remake estero.

Viene dal cinema indie, quello più indipendente dell’America che non parla solo la lingua di Hollywood l’ultimo film con Viggo Mortensen, regia di un attore-regista indipendente come Matt Ross, che ha vinto il Premio del Pubblico BNL all’ultima Festa del Cinema di Roma. Racconta l’avventura di una bizzarra famiglia in cui Ben e la moglie hanno scelto di crescere i loro sei figli lontano dalla città e dalla società, nel cuore di una foresta del Nord America. Sotto la guida spericolata del padre, che si sostituisce all’educazione della scuola e dei professori, i ragazzi, tra i cinque e i diciassette anni, passano le giornate in un training continuo che insegna loro a cacciare e scuoiare le loro prede come ad intrecciare democratici dibattiti sulla letteratura come sulla Storia. E sulle ideologie, fino a festeggiare un idolo come Noam Chomsky al posto del Natale, simbolo ormai non della religione ma dei consumi di una società che neanche conoscono. Sara’ la morte della madre, depressa a costringerli a confrontarsi con la realtà e con la normalità di una vita sociale. Per chi ama l’idea di un mondo un po’ vintage e fuori dale regole è un film perfetto!

Da non dimenticare tra i molti titoli in sala qualche piccolo film che merita attenzione: I cormorani opera prima di Fabio Bobbio, uscito da pochi giorni, racconta nell’estate dei loro dodici anni due ragazzi che passano le giornate tra il fiume, il bosco e il centro commerciale, sperimentando la loro età e la prima libertà , di Gianfranco Cabiddu, con Sergio Rubini Ennio Fantastichini e Renato Carpentieri ‘punte’ di un cast molto teatrale ci racconta di una compagnie di teatranti che , a bordo di una nave, occupata anche da pericolosi camorristi versi il carcere speciale, naufraga all’Asinara. Tre dei camorristi decidono di spacciarsi per teatranti, complice suo malgrado il capocomico. Ma non è detto che il direttore del carcere ci caschi…

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