Week end al cinema: Borg McEnroe e The Place. Quando il cinema racconta la vita come una sfida.

di Laura Delli Colli

È curioso ma inevitabile, visto che sono i due titoli più forti lanciati dalla Festa del Cinema di Roma che si è appena conclusa, che nello stesso week end il cinema racconti la vita come una grande sfida: sul campo da tennis, non solo nel match decisivo di una finale storica come quella tra Borg e McEnroe (che il regista Janus Metz Pedersen mette in scena con Sverrir Gudnason e Shia LaBeouf sulla storica rivalità tra i due tennisti) ma anche nel confronto avvincente tra Il Destino (??) e chi al destino, rappresentato come un abile e inflessibile burattinaio che manovra i fili delle loro vite, chiede una prova, un sacrificio pur di ottenere un risultato, un obiettivo, una piccola o grande conquista personale.

Accade nel film di Paolo Genovese The Place – italianissimo cast stellare, ottime prove d’attore per tutti – un tuffo nel cinema d’autore che il regista di Perfetti sconosciuti affronta partendo dalla rilettura di una serie tv, ma trasformandone il senso in una sorta di Faust ai giorni nostri.

Ma torniamo a Borg McEnroe, il film che ha vinto il Premio del pubblico BNL tra i titoli della selezione ufficiale di Roma, applaudito e votato dagli spettatori perché, non c’è dubbio, costruisce sul racconto di un match avvincente un film in cui il tennis racconta la vita attraverso la sue stesse regole: il vantaggio, servizio, l’errore per non parlare della tensione dello scontro in campo. Elementi che non hanno bisogno di spiegare perché alla fine su un semplice match all’ultimo punto si può costruire il racconto di una partita che rappresenta lo scontro quotidiano della vita, un po’ come la citazione di Agassi che apre il film premette al racconto che aggiunge questo film alla galleria delle prove d’attore e di regia che hanno usato il tennis come metafora avvincente della vita: da Match Point di Woody Allen nel quale in realtà il tennis era secondario ma fortemente simbolico a La battaglia dei sessi uscito più recentemente.

Il vero protagonista del film che arriva in questo week end in sala in realtà è Borg bambino prodigio diventato un campione di ghiaccio che si racconta in uno degli eventi sportivi più avvincenti di tutti i tempi come la finale ormai epica di Wimbledon del luglio 1980, passata alla storia perché portò a confrontarsi nel campo più importante del mondo due grandi rivali, apparentemente così diversi eppure così uguali. Anche McEnroe era un bambino geniale, un numero uno in matematica, cresciuto da una madre severa e forse per reazione sempre sopra le righe, ribelle dai capelli ai comportamenti più e più volte richiamato dai direttori di gara per qualche trasgressione o per episodi di autentica strafottenza. Il film li racconta mettendo due storie in qualche modo parallele a confronto con le leggi della vita.

Qualcosa che in modo diverso, con un arbitro anche in questo caso, però, accade anche in The Place di Genovese, uscito in ben 500 copie con la storia dominata, nei panni del misterioso burattinaio (Valerio Mastandrea) che dispensa le ‘prove’ come veri e propri esami da superare a chi cerca un sacrificio da compiere per salvare la vita di un figlio o essere semplicemente più bella, per ritrovare la fede come la vista, per recuperare il rapporto con un figlio o con un padre per una notte con una pornostar magari, o semplicemente per il senso di un riscatto che deve passare per una sorta di ‘assoluzione’.

Tutto nel film parte da una domanda, la stessa che dà il sottotitolo al film, che ha chiuso la Festa di Roma: “Che cosa sei disposto a fare per ottenere quello che vuoi?”. A rispondere e a interrogarsi, i tanti ‘perfetti conosciuti’ del cinema italiano: Marco Giallini, Rocco Papaleo, Vinicio Marchioni, Silvio Muccino, Alessandro Borghi, Alba Rohrwacher, Silvia D’Amico, Vittoria Puccini e naturalmente una magnifica Giulia Lazzarini, e una Sabrina Ferilli, alla fine, davvero sorprendente. Ogni personaggio ha una sua storia, un suo desiderio, un suo “segreto”, un suo dolore, una sua frustrazione, una rivincita anche nei confronti di se stesso.

Sempre dalla Festa di Roma, dov’è stato presentato da Alice nella Città, arriva anche il film per le famiglie di questa settimana: il ritorno di Paddington nel secondo capitolo delle sue avventure, nuovo episodio nella storia dell’orsetto cresciuto da “zia Lucy”, mamma adottiva per il piccolo Paddington, londinese a tutti gli effetti. Hugh Grant accende il film con una carrellata di personaggi in costume, in armatura, come suora o sacerdote, capotreno, fino al finale in musical con la classica divisa a strisce dell’iconografia del carcere, però in questo caso glitterata, nella prigione di Portobello. La voce originale dell’orsetto, anche in questo secondo film affidata a Francesco Mandelli. Italiane le musiche originali di Dario Marianelli.

Tra le altre uscite l’horror di Auguri per la tua morte e The Square di Ruben Östlund, su un artista che mette in scena una singolare performance con un quadrato in una piazza dove ciascuno è uguale agli altri e non esistono regole (ha vinto i Festival di Cannes ed è il più candidato agli Oscar® europei) ma anche l’esordio al cinema dai web dei The Jackal con Addio Fottuti Musi Verdi, presentato sempre da Alice nella città, nell’ambito della Festa di Roma, tra gli Eventi Speciali, regia di Francesco Ebbasta, che fa parte del gruppo insieme a Ciro Priello, Simone Ruzzo e Fabio Balsamo, nel ruolo di interpreti anche con Beatrice Arnera e Roberto Zibetti. Salvatore Esposito e Fortunato Cerlino completano il cast, a cui si aggiunge, a sorpresa, una “guest star” musicale d’eccezione: Gigi D’Alessio. Tra molta fantascienza e il loro clima surreale, i The Jackal raccontano le difficoltà dei giovani di oggi a trovare un lavoro, nonostante un curriculum e la buona volontà. A Ciro che fa il grafico pubblicitario (napoletano) e ha preso molte porte in faccia capita di essere assunto dagli alieni…

Nel drammatico Malarazza di Giovanni Virgilio la storia di una giovane madre (Stella Egitto) e suo figlio (Antonino Frasca Spada) che, assieme al fratello transessuale della donna (Paolo Briguglia), sono vittime di un sistema di potere malavitoso rappresentato da un boss in declino (David Coco) e da un “capo” emergente” (Cosimo Coltraro).  Nessun riscatto sociale per i protagonisti della storia che vivono luoghi in cui lo Stato sembra essere del tutto assente, ma il regista spera che il film possa rappresentare un monito per le istituzioni.

Tra i film più piccoli ma non per questo poco interessanti segnaliamo L’Esodo di Ciro Formisano con Daniela Poggi, storia di una una donna che si trova ad elemosinare dopo essere rimasta senza lavoro. E non dimentichiamo, pensando ai cent’anni della Rivoluzione russa, qualche copia per il ritorno al cinema de La corazzata Potemkin e il documentario Bosch – Il giardino dei sogni, sul celebre pittore. E infine qualche titolo che resiste dall’ultimo week end: Gli asteroidi, opera prima di Germano Maccioni, proposto dall’ultimo Festival di Locarno, ma anche il cartoon Capitan Mutanda. E naturalmente Una questione privata dei Taviani con Luca Marinelli, cinema d’autore con attori, però, ‘freschissimi’ di un talento recente ai quali è affidato il compito di portare sullo schermo uno dei romanzi più interessanti ed evergreen di Fenoglio.

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