We love cinema (italiano): Lo dicono anche le star degli Incontri

di Laura Delli Colli

Agli Incontri ravvicinati con registi e scrittori internazionali scopri cosa c’è dietro l’immaginario degli autori sui quali si accendono i riflettori.

È sempre interessante ascoltare ricordi e memorie di chi ama il cinema e quando la Festa offre il palcoscenico agli Incontri ravvicinati con registi e scrittori internazionali scopri cosa c’è dietro l’immaginario degli autori sui quali si accende per una sera un riflettore capace di illuminare in modo diverso il loro lavoro e anche le loro opere.

E visto che Antonio Monda, Direttore di questa prima edizione del Festival di Roma tornato Festa, considera per primo proprio gli appuntamenti con i protagonisti che ha scelto un evento nell’evento è interessante che il pubblico dei cinefili romani abbia scoperto per esempio che Paolo Sorrentino, tra David Lynch, Sam Mendes, Ang Lee e Tim Burton ami moltissimo un film come La notte di Michelangelo Antonioni: anche se da piccolo guardava il cinema di Bud Spencer e Terence Hill come tanti ragazzini dei suoi anni (e il primo film che ha visto è stato Incompreso) La notte, con Professione reporter è il film di Antonioni che più gli è rimasto dentro.

Insieme a Fellini e Bertolucci, Antonioni è un autore che qualsiasi cosa metta in scena lo fa in un modo unico“, ha raccontato nel suo incontro con il pubblico.

Interessanti le memorie cinematografiche di William Friedkin: faccia a faccia con Dario Argento non ci saremmo aspettati di sentirgli che lo considera “come un grande pittore impressionista, perché ha prodotto opere nelle quali lascia correre l’immaginazione. Mi emoziona come Goya o Caravaggio” ha detto dall’alto dei suoi 80 anni compiuti ad agosto, mentre lavora sulla trasposizione di The Winter of Frankie Machine e ancora sente, lui che è un maestro hollywoodiano del brivido, che “tutti i film di Dario Argento lo terrorizzano….E’ uno dei pochi – dice – che sa trasformare paura e morte in un grande intrattenimento”.

Attesissime e molto applaudite le scelte del cuore di Donna Tartt: per la scrittrice americana Premio Pulitzer per la narrativa 2014 (‘Il Cardellino’) il primo film della lista è Medea di Pasolini. “Un film disomogeneo – ha detto – e forse poco comprensibile a chi non conosce l’impianto narrativo originario. Però per noi americani abituati al glam dei nostri il peplum è un modo totalmente diverso di affrontare il mondo classico. E’ un film dell’orrore – secondo Tartt- con una grande valenza ritualistica”.

E anche a Wes Anderson “sembra quasi documentaristico, con un ritmo inusuale, lento, ipnotico, comune anche a Il Vangelo secondo Matteo”.

Curiosamente come Sorrentino anche Anderson e Tartt scelgono La notte di Antonioni, curiosamente con la stessa sequenza scelta da Paolo Sorrentino.

Il titolo dice molto – commenta Tartt – la notte diventa una presenza oscura, inquietante. La scena della passeggiata mi ricorda una processione di Piero della Francesca, c’è la storia della pittura italiana”.

Per Anderson il film di Antonioni che lo ha segnato è “L’avventura ma anche Blow-Up: volevo anch’io la Rolls Royce e quella macchina fotografica

Un must per tutti e due la scena dei fenicotteri de La grande bellezza. “Mi ha completamente trascinata – ha raccontato Donna Tartt – racconta personaggi profondi e complicati e fa anche ridere, senza dimenticare la facciata spirituale. Inoltre, è proprio bello da vedere.”

Un film che come molti americani ha amato anche Wes Anderson: “Uscito dalla sala – ha raccontato – ho subito pensato che fosse un capolavoro. Tra l’altro avevo selezionato per un Festival Le conseguenze dell’amore, in passato. Servillo ha una faccia pazzesca, ti emozioni solo a guardarla. So che in Italia non è piaciuto a tutti, un po’ come è capitato a Guadagnino per Io sono l’amore. Capita. A volte il semplice fatto di vedere un film in un’altra lingua e sottotitolato te lo fa apprezzare di più”.

Come Deserto Rosso di Antonioni – ha aggiunto Donna Tartt – che ha quelle frasi come ‘mi fanno male i capelli’. A noi sembrano invece molto profonde”.

Amori americani, passioni intellettuali.

E pensare che in Italia proprio quella frase sulle labbra di Monica Vitti ha suscitato, non solo allora, alcune delle battute più caustiche sul grande cinema d’autore…

(Foto Getty: 493350332)

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