Viva la sposa: parla Ascanio Celestini “Da oggi in sala con le mie marionette in bilico”

Lido di Venezia, 8 Settembre – Cinque anni dopo Ascanio Celestini è tornato al cinema e a Venezia. “Un tempo in cui ho scritto due libri e due spettacoli teatrali, più quello che ho portato in Francia e Belgio. E cinque anni nei quali ho elaborato l’idea di questo film (con Alba Rohrwacher, Francesco De Miranda e Veronica Cruciani, già in sala da oggi con Parthenos) e soprattutto sono riuscito a scriverlo”, dice subito a proposito di Viva la sposa, presentato dalle Giornate degli Autori e girato nella Roma del Quadraro. Proprio lì, perché suo padre era del Quadraro e lui vive, del resto, a Morena, un luogo non troppo distante dove personaggi e episodi reali hanno ispirato questa storia. “Suggerimenti narrativi”, come li definisce parlando del suo film Celestini che ha scritto per sé il ruolo di Nicola, artista, ormai più di strada che in cerca di un vero palcoscenico, che sopravvive lavorando ormai solo come animatore in improbabili feste per i bambini, ma soprattutto dividendo la sua giornata on the road tra l’alcol e gli incontri con un popolo di emarginati e precari che vivono di espedienti, piccoli furti, truffe.

Le sue sono giornate di attesa, incontri come quello con Sofia (che è Alba Rohrwacher), e ‘complicazioni urbane’ come quelle che una sera insieme a Sasà (salvatore Striano) che vive di truffe (soprattutto alle assicurazioni ma non solo) ben più pericolose lo portano al Commissariato, dove si consuma un momento centrale della sceneggiatura, che ha aperto anche una polemica con il Sindacato di Polizia Coisp per la presenza di un’esplicita citazione che evoca casi come quelli di Stefano Cucchi e Giuseppe Uva attaccando il suo film (senza neanche vederlo). In Viva la sposa non c’era, in realtà, un’idea di denuncia: “Non sappiamo con esattezza cosa sia successo in quei casi né io nel film voglio raccontarla, quella violenza, ho voluto piuttosto mettere a fuoco, però, il fatalismo di qualcuno che sta a guardare quello che accade e non trova un’interpretazione. E quindi non sa come reagire“.

Spiega ancora Celestini: “Mi servivano personaggi che come marionette in bilico, non fossero, alla fine, né buoni né cattivi…” Restano in realtà sempre sospesi e, anche se non se la costruiscono, hanno una loro storia, “come i protagonisti di una tragedia, pur non volendolo essere“. A produrre il film, insieme all’ Italia (in associazione con BNL Gruppo BNP Paribas ai sensi delle norme sul tax credit) ci sono Francia e Belgio, con i fratelli Dardenne, che già conoscevano Celestini come autore teatrale: gli hanno chiesto loro, però, di ammorbidire il  finale, in una prima lettura decisamente più duro”.

Quando si lavora con Ascanio”, spiega Alba Rohrwacher, che nel film è una presenza femminile forte anche se molto silenziosa “lo ascolti e diventi un suo riflesso, i personaggi parlano e pensano come lui, sa rivelarti aspetti del tuo lavoro che non vedi“. Non riuscivano a credere che una cosa del genere fosse realmente accaduta. E invece un po’ come per la sposa che dà il titolo al film ed è un’apparizione che ciascuno giustifica a suo modo, anche per questo ognuno si dà una sua spiegazione. Dice ancora Celestini: “credo che ogni spettatore abbia bisogno di trovare da solo le sue soluzioni….

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