Viaggio a Tokyo – Il coraggio degli esercenti

di Gianni Canova

Capita, d’estate, che sugli schermi dei cinema appaiano anche oggetti strani e fascinosi. Magari in bianco e nero. Magari intrisi di un’eleganza antica e misteriosa, lontanissima dal glamour sfacciato e luccicante che piace tanto ai giorni nostri. Eppure magici. Eppure bellissimi. Eppure irresistibili. Lo scorso week end mi sono imbattuto in uno di questi “oggetti”: Viaggio a Tokyo di Yasujiro Ozu, 1953.  L’ho visto al cinema Anteo di Milano, dove era proiettato grazie all’intraprendenza di una coraggiosa casa di distribuzione friulana – la Tucker Film – ma anche grazie alla scommessa degli esercenti che hanno deciso di ospitare un simile film, in regolare programmazione, nelle loro sale. Oltre a Milano, Viaggio a Tokyo – il primo di una serie di sei film di Ozu restaurati e messi in distribuzione – sta girando anche in altre città d’Italia (certamente Torino, Firenze, Roma, si spera anche molte altre…) e sta ottenendo un’attenzione analoga a quella che lo scorso anno premiò la scelta di Teodora Film di rimettere in sala il capolavoro di Lubitsch Vogliamo vivere.

Yasujiro Ozu è un gigante della cinematografia. La sua “firma” stilistica consiste in quello che è stato definito il “punto di vista del tatami”: la macchina da presa è sempre collocata all’altezza dello sguardo di un personaggio seduto sulla stuoia tradizionale giapponese. L’immagine è immobile, incorniciata da porte e forme geometriche rettangolari che trasformano lo schermo in una sorta di cornice pittorica di rara raffinatezza. Sul piano narrativo il film racconta di una coppia di anziani coniugi che vanno da Hiroshima a Tokyo per trovare i figli prima che il tempo e l’età impediscano loro di muoversi. Ma i figli sono assorbiti dalle loro attività quotidiane e vivono quasi con fastidio o come obbligo la visita degli anziani genitori. Tutto qui. Ma con un’intensità, una forza, una bellezza che sono uniche. Come è unica la capacità di questo cinema di far sentire al suo pubblico il respiro forte, autentico, commovente e irripetibile della vita. Bisognerebbe premiarli gli esercenti che programmano film così. Perché film così vanno visti al buio, in sala. E non dite che sul tablet è lo stesso. Vedere un film così su un minuscolo display è come vedere la cappella Sistina riprodotta su francobollo. Chi dice che è la stessa cosa, o è in malafede o abbisogna di un’urgente visita oculistica per incipiente cecità. Se vi volete bene, e se volete concedere un po’ di refrigerio al vostro cuore, fatevi il regalo di andare al cinema a vedere questo e gli altri 5 film di Ozu che qualche esercente coraggioso programmerà nel corso dell’estate.

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