Vi presento Toni Erdmann – I costumi di Gitti Fuchs

di Gianni Canova

Toni Erdmann non esiste.
È una finzione. Una maschera.
È l’alter ego di Winfried Conradi, insegnante di pianoforte in pensione che vivacchia truccando se stesso da zombi
e facendo animazione con i bimbi delle scuole.
Spesso, Winfried si finge Toni.
Fin dalla prima scena, quando un postino suona alla porta di casa sua e lui appare, con il suo corpaccione tozzo e ingombrante, capelli argentei scompigliati e camicia violetta fuori dai pantaloni.
Guarda il pacco, Winfried, e subito dice al postino che probabilmente è per suo fratello Toni, che è solito confezionare pacchi-bomba.
Mentre il postino lo guarda perplesso e anche un po’ allarmato, Winfried rientra in casa e chiama il fratello.
Ed eccolo riapparire pochi istanti dopo travestito da Toni: occhiali da sole, accappatoio nero su torso nudo, una banana in una mano e un paio di manette nell’altra.
Winfried è fatto così. Gli piace mascherarsi. Adora travestirsi.
In modo spesso inopportuno e imbarazzante, ma sempre sorridente.
Si mette in maschera per scardinare le facili certezze degli altri. Per disturbare le loro convinzioni e le loro convenzioni.

Come vestire un personaggio così? E che maschere dare agli altri personaggi del film? Perché, nonostante le apparenze, in un film come Vi presento Toni Erdmann sono tutti in maschera.
Tutti recitano un ruolo. Spesso ne sono prigionieri.
Winfried no. Winfried è l’unico che entra ed esce dai ruoli come e quando vuole lui.
I costumi e gli abiti di scena scelti da Gitti Fuchs,da questo punto di vista, sono fondamentali.
Prendete la figlia di Winfried, interpretata da una strepitosa Sandra Huller: manager in carriera, lavora per un’agenzia di “tagliatori di teste” che suggerisce come amputare il personale in esubero alle aziende in crisi e vive da mesi a Bucarest, dove sta cercando di chiudere un accordo strategico per un’azienda che vuole ristrutturare ed esternalizzare.
Quando facciamo la sua conoscenza, è nella divisa d’ordinanza della manager rampante perennemente attaccata al telefono: tailleur scuro, tacchi, trucco discreto e camicia azzurrina.
Ma il film (e la sceneggiatura scritta dalla regista Maren Ade) provvederanno presto, letteralmente a spogliarla. A metterla a nudo.
E ci arriveranno con l’aiuto di suo padre Winfried.
Che le piomba a Bucarest all’improvviso, trasandato e invadente, e la accompagna ai party e ai ricevimenti, con la sua borsetta di tela bianca e le sue camicie dozzinali stropicciate, generando in tutti imbarazzo e disagio.
Perché Winfried rompe le regole, infrange il galateo.
E quando sua figlia, esasperata, lo allontana, lui riappare travestito – appunto – da Toni Erdmann: parrucca nera, denti finti, cravatta allentata e andatura goffa da orso buono, si presenta di volta in volta come consulente, coach o ambasciatore, importuna le signore, e dispensa consigli che spiazzano.
Sarà la sua presenza a far saltare il “ballo in maschera” della società e a indurre la figlia a organizzare un party di compleanno in cui, dopo aver invano armeggiato con un vestitino troppo stretto ed aderente, decide di levarselo e di presentarsi nuda, chiedendo a tutti gli invitati di fare altrettanto.
La scena del party nudista (dopo quella del “sesso con pasticcino”) segna davvero il climax del film: via gli abiti e i costumi di scena, finalmente ognuno si vede per quello che è.
Tutti, tranne Winfried/Toni. Lui al party non ci va.

Appare, nel finale, con addosso un pelliccione da orango che lo fa sembrare la versione contemporanea di King Kong: e quando la figlia bionda lo abbraccia e si perde nei suoi peli finti sembra davvero di vedere riapparire il mito della “grande scimmia” che smaschera il disagio della civiltà.
È a quel punto che anche la figlia, per un attimo, si infila i denti finti del padre: a significare una ritrovata complicità, ma anche la consapevolezza – forse – che nella vita siamo sempre tutti travestiti.
Anche se non indossiamo parrucche e dentiere.

Tags

, , , , , , , , ,

Condividi quest'articolo

Commenti

Per poter lasciare il tuo commento devi essere registrato

CLICCA QUI PER
REGISTRARTI

Segui welovecinema

We Love Cinema