Vengeance

Premio: Premio dei blogger
Artista: Bertrand LAGNES

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Marco Grasso 4 mesi fa

Un montaggio serrato di scarti filmici sancisce gli sforzi sempre più sfibranti di un interprete cinematografico, intento a soddisfare le direttive apparentemente discordanti di un regista invisibile, nel componimento di un grottesco florilegio di maschere stereotipate da film di genere. Bertrand Lagnes, al suo esordio con “Vengeance”, impiega un acuto espediente metanarrativo per sondare la dissonanza cognitiva esistente tra la manifestazione di una volontà registica e la sua consecutiva incarnazione, costantemente in bilico tra dissimulazione e autenticità. Un eterno sofisma – premiato dai blogger nel corso del Mobile Film Festival 2017 – che si risolve all’insegna di una ironica “vendetta”: la dimostrazione dell’indiscussa egemonia del reale sulla finzione, in tutta la sua intensa e genuina vitalità.

Elena Caporello 4 mesi fa

Questo corto mostra un giovane attore intento a girare una scena d’azione, il quale viene continuamente interrotto e corretto dal regista; invitato ad improvvisare innumerevoli volte, finirà per dare in escandescenza, fornendo al regista esattamente la performance che voleva. Pur nella sua semplicità narrativa, focalizzata su un unico personaggio in un contesto visivamente limitato, mette in luce diverse problematiche intrinseche della produzione cinematografica. Vengono infatti analizzati i rapporti fra i vari elementi che compongono il film: ad esempio, fra la sceneggiatura, teoricamente la base del film, e il film stesso, un’opera in divenire fino alla sua completa realizzazione. In maniera più marcata si pongono su un'ipotetica bilancia il valore dell’attore e le aspettative del regista. Il titolo stesso è esplicativo: la "vendetta" è la reazione dell’attore nei confronti dell'ingerenza del regista, ma è proprio quella che verrà approvata. Viene dunque da chiedersi se non fosse stato tutto un'ingegnosa macchinazione del regista, e, di conseguenza, se l’attore non sia altro che un burattino nelle sue mani. Il finale fornisce una risposta autoironica a tali questioni filosofiche e cerebrali, le quali spesso danno vita a teorie molto sofisticate: l'artista non è un sofista, egli, primariamente, “crea”. Nel mondo del cinema, questo tipo di creazione è particolarmente complessa perché necessita, per sua natura, di una moltitudine di passaggi e di individui, nonché di artisti: è lo scontro fra più artisti, sembra dire il corto, che produce quella scintilla che definisce l’opera d’arte.

Francesco De Salvo 4 mesi fa

“Vengeance”, diretto da Bertrand Lagnes, è un cortometraggio che vede un attore ripetere più e più volte, fino quasi alla psicosi, la stessa scena poiché il regista non è convinto del risultato e di scena in scena continua a dargli consigli nuovi, direzioni diverse e a non rimanerne entusiasta. L’attore infatti ci prova in tutti i modi, anche con la sigaretta, ma nulla da fare, la scena non è sufficiente. Soltanto all’ennesimo grido di insoddisfazione del regista, l’attore che reagisce come farebbe la sua persona e non il suo personaggio, sembra essere finalmente riuscito a trovare una chiave ed ecco che la ripresa pare essere finalmente andata a buon fine. Varie chiavi di lettura potremmo provare ad utilizzare per questo breve viaggio che dura poco più di un minuto: una fra tutte potrebbe essere quella che l’attore deve partire principalmente da se stesso per poter fare un lavoro che risulti credibile o anche che è necessario pazientare a lungo affinché si possa trovare un risultato soddisfacente ma, perché no, il filmato potrebbe essere visto anche come un omaggio al celebre S.Kubrick , pare, infatti, che durante la direzione di “Shining” egli abbia fatto ripetere una scena 148 volte.

Elsa Naddeo 4 mesi fa

Voce fuori campo, una scena da girare,una battuta, un attore ed uno stop detto ripetutamente. Il corto ''Vengeance'' di Bertrand Lagnes, con uno stile ironico , rappresenta un attore alle prese con un regista nell'atto di girare una scena. Il povero attore mette in campo tutte le sue capacità , dando sfumature diverse ad ogni taglio scena ma nessuna di loro soddisfa a pieno il regista che è sempre pronto lì ad gridare ''STOP''. L'unica ripresa che viene accettata è quella dell'attore , ormai giunto all' esasperazione, che grida stremato dalla pazienza persa. Cosa vorrà mai dire il regista con questo breve corto dall'aria quasi comica? La risposta va cercata nella scena finale e nell'espressione vera del giovane attore. Un semplice urlo che rende reale l'atto che sta per svolgersi, tanto perfetto da essere accompagnato anche dalla musica per sottolineare la buona uscita della scena. Il corto esalta come solo una reazione dettata dalla spontaneità può suscitare nello spettatore una connessione reale tanto da renderla credibile. Per quanta fatica si faccia, per quanto talento si abbia solo riuscendo ad essere se stessi si può raggiungere il risultato sperato. Il tono leggero e lo stile sarcastico metto in rilievo due figure professionali a confronto e come l'una prevale sull'altra in modo negativo e positivo allo stesso tempo. Ciò che esaspera l'attore permette l'uscita della sua performance. Un connubio, insomma, tra serietà ed esaltazione che rendono interessante la visione del corto.

Mariaelena Romeo 4 mesi fa

Marco Risi, regista e sceneggiatore italiano, sostiene che <>. Vengeance è una visione ironica dell’esasperazione consequenziale all’asservimento nei confronti di un sistema che può essere spietato. Quello del cinema è un ambiente difficile in cui farsi un nome e poi mantenerlo, non tutti ci riescono e spesso, per chi ci prova, la strada è tutt’altro che in discesa. Così come Bertrand Lagnes, attore e regista del cortometraggio, è costretto a sopportare le “critiche” più insensate, anche molti attori di oggi perseverano nella stessa situazione. La maniera in cui egli racconta microscopicamente quella che è una realtà ad Hollywood, non è altro che la testimonianza di un atteggiamento di spersonalizzazione cui va incontro l’attore che necessariamente scende a compromessi pur di lavorare. La storia è parallelamente paragonabile a quella di Xavier Dolan, attore canadese che, per poter recitare mantenendo la propria autenticità personale e professionale, ha deciso di imbarcarsi nel mondo della regia a proprie spese ed esordendo a soli vent’anni con il suo primo film di successo “J’ai tue ma mere”.

MARTINA PULIATTI 4 mesi fa

Il cortometraggio diretto da Bertrand Lagnes, Vengeance (2017), si presenta come riflessione d’impronta ironica e sottilmente tagliente – il titolo sembrerebbe, a questo proposito, un diretto (auto)riferimento, al film e al regista Lagnes stesso, doppio di quello protagonista – sul tema del rapporto regista/attore o, maggiormente, su quello della materia cinematografica tout court, intesa per l’appunto come incontro di saperi e, più propriamente, di eventi contingenti che ne determinano la natura affine a quella della vita stessa nella sua propria indeterminatezza. Lagnes usa un montaggio di formati differenti per sottolineare lo scarto – fors’anche metaforico, prima che metacinematografico – tra il suo proprio film e quello in corso di ripresa che ne è contenuto all’interno; e, nella ripetizione della scena e del gesto attoriale, racchiude senza false pretese altisonanti, ma con lo smaliziato che ne determina l’effetto, la doppiezza del (suo) mestiere, del personaggio (scisso tra persona e attore) e della storia, tracce tutte di un percorso in progress, e quello del cinema e quello dell’esperienza tutta. “Premio dei blogger” al Mobile Film Festival 2017, Lagnes si guadagna il favore dello spettatore con uno sguardo beffardo sui cliché del cinema, che qui mostra il suo lato più dozzinale, nel segno di un declassamento canzonatore.

Beatrice Sapio 4 mesi fa

Quanto è difficile la vita da attori! Prepari una scena, la riprovi più volte, pensi sia perfetta e poi invece nel momento in cui la giri il regista ti ferma subito. Come fai ad accontentare un regista? Nella sua mente la scena è scritta chiara e semplice ma tu vorresti solo che urlare. Ecco la perfezione. Forse i registi lo fanno di proposito, portarti all'esasperazione per girare la scena perfetta. Dopo tutto in momenti del genere sei esasperato, mica vuoi sussurrare, vuoi solo che urlare. Divertente.

lorenzo vitrone 4 mesi fa

Sul ruolo dell'attore è stato detto di tutto: migliaia di trattati, saggi, tecniche e metodi sono stati formulati nel corso dei secoli. C'è chi si è rivolto alla tradizione, chi ha voluto infrangere i codici preesistenti; chi ha caricato la componente recitativa di enormi oneri e responsabilità, chi l'ha considerata l'ultima ruota del carro (di Tespi). Non esiste una definizione universale. E questa"poliedricità" della recitazione emerge chiaramente in "Vengeance" di Bertrand Lagnes, dove, con un'inquadratura fissa e un topos dell'action movie (la tipica battuta "epica" dell'eroe prima che apra il fuoco), il regista ci mostra l'ostinazione del "meta-regista" nel cercare quella fantomatica naturalezza, chimera di ogni attore. Nel teatro greco, la figura dell'attore si indicava con il termine "hypocrites", da cui deriva anche l'attuale vocabolo "ipocrita", cioè dissimulatore, menzognero. Il corto gioca su questa ambivalenza, con un'ironia limpida e pantomimica: lo scopo dell'attore è quello di fingere il reale, o di rendere reale la finzione? Alla fine la battuta a lungo ricercata verrà sostituita dall'urlo di disperazione dell'attore che, dopo innumerevoli ciak, si mostrerà rassegnato (assieme al regista) nel trovare quella naturalezza solo nel naturale. Ovviamente, gli spettatori del prodotto finale rimarranno ignari di questa sorta di tacito patto tra attore e direttore. Poco importa, tanto vale riderci su. Ancora in tanti verranno a sentenziare sulla complessa arte della recitazione, ancora in tanti non ne verranno a capo.

elena aversano 4 mesi fa

Si potrebbe parlare di metacinema in questo ripetere la parte: scena-voce fuori campo. L’attore è condotto a tale esasperazione nel ripeterla, che la sua reazione è proprio la scena che il regista cercava. Ecco la ricerca del ritmo del cinema, la difficiltà del vero cinematografico.

Pasqualino De Rosa 4 mesi fa

Vendetta "vera" Bertrand Lagnes con il suo cortrometraggio ci mette di fronte ad un'enigma. Cosa è più giusto? La menzogna o la verità? Bugie che vengono rappresentate dalle molteplici riprese iniziali della stessa scena, con battute da copione, che però non portano mai al risultato sperato. C'è sempre un particolare, un'espressione facciale, un errore nel tono vocale che porta in primis il regista a notare la finizione, a non percepire nell'animo del protagonista quella voglia di vendetta. Quindi la scena viene tagliata e ritagliata, ripetuta infinite volte fino al completo crollo mentale dell'attore protagonista che nell'ennesima ripresa tagliata urla pesantemente, dimostrando una vera emozione, quella rabbia incandescente che il regista cercava fin dall'inizio, la scena sarà poi girata inserendo quell'urlo piuttosto che qualsivoglia battuta scritta. Bertrand Lagnes lancia chiaramente il messaggio, tra mentire ed essere onesti e spontanei, scegli sempre la seconda. Per quanto buona possa essere la tua bugia e per quanto bravo tu possa essere nel mentire, in questo caso letteralmente recitare, non è certo che tu la faccia franca, qualcuno potrebbe portare a galla la tua finzione; il regista in questo caso.

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