Venezia74: Matt Damon superstar per un’inaugurazione non solo glamour

di Laura Delli Colli

Lido di Venezia – Una grande serata con i protagonisti più piccoli del mondo, un’inaugurazione glam all’insegna dello star system maschile in una Mostra che fin dal primo giorno spinge invece sull’acceleratore per lanciare le donne, registe, ma soprattutto grandi attrici.

Non solo: per una Presidente di Giuria come Annette Bening c’è per la prima volta sul podio, fin dalla prima sera, un ‘madrino’ made in Italy come Alessandro Borghi, giovane ma già fascinosissimo e molto apprezzato. E così, da signora 74enne forte come una lady di ferro ma aperta al cambiamento come una ragazzina curiosa di vedere che cosa porterà il futuro, la Mostra 2017 schiera tradizione e futuro, provocazione e fantascienza, generi e satira. A cominciare dalla prima serata, alla quale presenziano il presidente della Repubblica e il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Dario Franceschini, fianco a fianco con un regista di culo come Alexander Payne e soprattutto con una star internazionale come Matt Damon.

Sorridente, elegante e con un’inattesa spolverata di bianco sulle basette (anche i divi invecchiano…) il bel Damon, già icona di questa Mostra con un secondo titolo a breve in arrivo, è pienamente soddisfatto del film che lo ha portato al Lido: Downsizing – fantascientifica satira del mondo che cerca di invecchiare meglio all’insegna dello humour che Payne ha già dimostrato in un curriculum nel quale svettano Sideways e per esempio Paradiso amaro, è secondo il suo protagonista “un film ottimista, anzi il più ottimista di Payne”.

Ma soprattutto una storia unica e originale, con un potentissimo grado di empatia. “Qualsiasi interprete vorrebbe lavorare con Alexander” ha detto Damon “e io reciterei per lui anche l’elenco del telefono. È molto meticoloso e preciso, fa anche 20 o 30 ciak, per far funzionare tutto come un orologio svizzero. Sa sempre cosa si deve fare e rende il nostro lavoro sin troppo facile”.

Alla Mostra, nella prima proiezione per gli accreditati – il film che uscirà a dicembre – è stato accolto molto positivamente. “Difficile immaginare l’accoglienza che avrà nel mondo”, visto che nasce dall’America di Trump, dice ancora l’attore. “Io non ne ho idea. So solo che faccio film per tutti”. Ed è certo per tutti un racconto che unisce in un mix quasi perfetto satira sociale, humour, fantascienza e anche un’attenzione ambientalista, portando sullo schermo la storia di un esperimento che punta a un mondo in miniatura abitato da persone che hanno fatto una scelta radicale – e irreversibile – nel nome del benessere personale e del pianeta: rimpicciolirsi, a pochi centimetri d’altezza, cambiando dimensioni corporee ma anche di vita, inseguendo il sogno di un’esistenza migliore, più lussuosa, più serena e decisamente “verde”.

Con questa svolta, il regista propone anche la guerra alla sovrappopolazione e all’impatto climatico, facendo del bene non solo a se stessi ma alla società. È questo che spinge nel film Paul Safranek (Matt Damon) e sua moglie (Kristen Wiig) a sottoporsi al delicato intervento e a decidere di salutare così la loro vita precedente troppo “grande”.

Cosa comporterà questo atto così coraggioso? Andranno fino in fondo o avranno ripensamenti? Il futuro desiderato è davvero così promettente e “facile”? Meglio non ‘spoilerare’ il finale in un film anche interpretato dal poliedrico Christoph Waltz. Il film è anche una denuncia degli sprechi, in chiave anbientalista. Ancora Damon: “Quando ero piccolo e mi lavavo i denti non avevo certo il pensiero di sprecare acqua. Oggi mia figlia, che è molto piccola, mi invita a chiudere il rubinetto, proprio come fa lei”.

Non solo Downsizing nella prima giornata della Mostra, ma anche incontri, conferenze stampa e il debutto delle donne, grandi protagoniste anche con affermazioni ‘potenti’: “L’atteggiamento sessista ad Hollywood c’è, non ci sono dubbi, ma credo anche che le cose stiano cambiando” ha detto per esempio Annette Bening , presidente della giuria di Venezia 74 parlando di quello che si aspetta da questa edizione che batte molto sul rovesciamento dei ruoli (vedi il gioco, invertito, delle parti alla guida della tradizionale apertura con il ‘madrino’ Alessandro Borghi al posto della classica attrice).

Bening, quattro volte candidata all’Oscar® per Rischiose abitudini, American Beauty, Being Julia e I ragazzi stanno bene, è sposata con Warren Beatty, ha quattro figli: non la spaventa il compito di guidare la giuria che assegnerà il Leone d’oro, ricca di protagonismo femminile e composta da Jasmine Trinca, Michel Franco, Rebecca Hall, Anna Mouglalis, David Stratton, Edgar Wright, Yonfan, Ildikò Enyedi.

“Come donne” ha detto “dobbiamo essere più furbe e creative. Se per esempio per prime le donne faranno film che piacciono a tutti le cose miglioreranno ancora di più per tutte. C’è tanta strada da fare, ma la direzione è quella giusta”.

 

 

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Eleonora Carta 3 mesi fa

Bello l'articolo peccato il refuso imbarazzante "fianco a fianco regista CULT e non cul...."

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