Venezia73: il divismo è maschio ma la sorpresa oggi è femmina

di Laura Delli Colli

Se il divismo, a Venezia, quest’anno è soprattutto maschio la sorpresa di oggi, al Lido, è assolutamente femmina. E doppia visto che Angela e Marianna Fontana, le Indivisibili protagoniste del film italiano più atteso alle Giornate degli Autori sono in due, gemelle, non proprio siamesi come nel film di Edoardo De Angelis che le sta lanciando come attrici debuttanti, ma tanto convincenti da far parlare la stampa italiana quasi più del ritorno al cinema, oggi, alla Mostra, di Mel Gibson che a dieci anni da Apocalypto racconta in Hacksaw Ridge la storia di un eroe controcorrente, un soldato, fuori concorso al Lido, che a Okinawa salvò qualche decina di uomini riuscendo a stare in guerra senza sparare un proiettile guadagnando, poi, la medaglia d’onore del Congresso americano

Torniamo alle gemelle: certamente “siamesi nell’anima”, come dice De Angelis che le ha dirette, Angela e Marianna sono perfette come Viola e Dasy , unite per il bacino, che nel film hanno un rapporto perfettamente conciliato con quel ‘difetto’ che le tiene unite fin dalla nascita fino al giorno in cui scoprono però che potrebbero dividersi e recuperare ciascuna la propria vita. Cantando a matrimoni e battesimi nella grande bruttezza del degrado di Castelvolturno sono due perfette neomelodiche, richieste e applaudite tanto che riescono con le loro canzoni a dar da mangiare a tutta la famiglia. La loro storia di formazione e di riscatto, in un film che parla di separazione, facendo sentire allo spettatore anche il dolore della separazione, ha convinto il pubblico della Mostra anche se il film ha un taglio narrativo onirico che trasforma il realismo assoluto dell’ambiente degradato in cui si svolge in una metafora sul mondo in perenne equilibrio tra violenza e trasgressione, grande bellezza e repulsione assoluta.

Tutt’uguale song’e creature dice la sceneggiatura nel refrain di una delle canzoni che si ascoltano nel film. Tutt’uguale perché hanno il diritto di essere trattate come gli altri, di decidere della propria vita, di cercare la felicità. Ma a volte le cose si disgregano, è un po’ la morale del film e quando si disgregano tutto può cambiare…

Potrebbe essere anche la filosofia delle piccole meduse perenni, studiate al microscopio, attraverso le quali Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, oggi in concorso con un documentario che racconta la vita e l’immortalità, hanno pensato e diretto Spira mirabilis.

Accompagnato alla Mostra da una grande attrice come Marina Vlady, che ha lavorato con Cocteau, Godard, Welles e alcuni dei più grandi registi italiani da Ferreri a Lattuada, da Emmer ai Taviani.

A lei il compito di recitare i versi che accompagnano l’intreccio delle immagini di un’autentica sinfonia visiva, inno alla parte migliore degli uomini che, nelle intenzioni degli autori, rendono omaggio con questo film alla ricerca e alla tensione verso l’immortalità anche attraverso la storia di Shin Kubota, simpatico scienziato giapponese con l’hobby della canzone che studia la medusa immortale Turritopsis (ciò che ha dato spunto agli autori per questo film sull’immortalità) o con il racconto che dalla Svizzera è affidato a Felix Rohner e Sabina Schärer, coppia di musicisti inventori dello Hang, lo strumento in metallo di loro creazione che accompagna nel loro affacciarsi alla vita con le sue vibrazioni dolci i neonati prematuri. E, ancora, gli altri protagonisti di questo film girato in diversi luoghi del mondo, tra le guglie del Duomo di Milano come nel deserto di Wondedknee combinando, come dicono gli autori, razionale ed emotivo nel disehno della meravigliosa spirale che hanno scelto per il titolo di questo viaggio ‘a due’, in coppia nel cinema come nella vita.

Questi sono i protagonisti di “Spira Mirabilis”, un film girato in diversi luoghi del mondo, una sinfonia visiva, un inno alla parte migliore degli uomini, un omaggio alla ricerca e alla tensione verso l’immortalità.

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