Da Verdone ad Akin: commedia e tragedia a Venezia

di TBWA-admin

Fatih Akin contro il genocidio armeno

Ancora un fabbro, dopo quello stanco e annoiato della vita, nel film in concorso, con Al Pacino al Lido, è il protagonista del film contro il genocidio armeno di Fatih Akin The cut, al festival in corsa per il Leone d’Oro. Il film è la storia dell’odissea di un fabbro scampato alla morte, alla ricerca delle due figlie in giro per il mondo. “Ci sono voluti più di 7 anni per prepararmi a questo film, che parla al cuore” ha detto il regista, che prima di girare questo lungometraggio ha ricevuto molte minacce. Fatih Akin, che ha scritto la pellicola con lo sceneggiatore Mardik Martin (Mean Streets, New York, New York e Toro scatenato). “Voglio che anche chi nega il genocidio armeno possa immedesimarsi in lui, che compie un viaggio nella sua anima tra sopravvivenza e ricerca”.

 

Un viaggio che tocca anche la fede: “All’inizio crede in dogmi e nella religione, ma poi le circostanze della vita lo portano a perderla – sottolinea il regista – Ma la speranza c’è e quando è così esiste comunque una forma di spiritualità. Io stesso ho compiuto un percorso come il suo”. Se per lo sceneggiatore Martin “Fatih è stato un genio a mettere insieme le mie idee e a girarle”, per l’attore Simon Abkarian ha realizzato “il film che tutti gli armeni stavano aspettando. La prima generazione ha dovuto sopravvivere, la seconda vivere, la terza reagire. Ma un film solo non basta, ne servono di più”.

 

Una Thurman e Ethan Hawke al Lido insieme

Lei per Nymphomaniac vol 2, il suo ex protagonista di Good Kill di Andrew Niccol che li aveva diretti, guarda caso, insieme in Gattaca nel ’97. La Thurman è anche testimonial della Mostra dedicata al glamour di ieri di Luce Cinecittà arrivata a Venezia da Cannes.

 

Carlo Verdone: “I miei film sono un antidepressivo”

“Il mio cinema è un antidepressivo per il pubblico. Vi ringrazio a nome di tutti quelli che fanno commedie perché a volte ci sentiamo messi un po’ da parte”, emozionato e sinceramente commosso Carlo Verdone ha ricevuto il Premio Bresson dalle mani del vescovo di Parma, Mons. Enrico Solmi. “Mi chiedo se merito questo premio: ci sono autori più spirituali di me anche se può succedere, a volte, che una commedia sia in grado di raccontare qualcosa di serio anche meglio di un film drammatico. Resta il fatto che assegnarmi questo riconoscimento – e lo posso dire anche a nome dei colleghi che come me fanno commedie – sia proprio, da parte dell’Ente dello Spettacolo, un gesto d’avanguardia”.

 

In 15 anni il riconoscimento del mondo cattolico è andato a maestri come Manoel de Oliveira e Wim Wenders. E fino ad ora solo a un altro italiano, Giuseppe Tornatore. Verdone è il primo regista di commedia a cui viene assegnato e questo sembra a lui per primo un gesto rivoluzionario. Da tre anni, del resto, la Mostra sognava di averlo in giuria, ruolo che ha potuto accettare con grande onore solo quest’anno. “Mio padre oggi sarebbe davvero contento, perché penserebbe che suo figlio ce l’ha fatta. Per questo dedico questo riconoscimento enorme, con tutto il cuore proprio a lui, l’uomo che mi ha spinto a studiare e a conoscere il bello”.

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