Italy in a day: il selfie collettivo di Salvatores arriva al Lido

di Laura Delli Colli

Il Diario dalla Mostra di Venezia è curato da Laura Delli Colli, Presidente dei Giornalisti Cinematografici Italiani.

Venezia, 2 Settembre – ‘Ordinary people’ in un selfie collettivo firmato da Gabriele Salvatores, che diverte e emoziona, fotografa ogni minuto di un giorno qualsiasi nell’Italia in cui viviamo e, a tratti, commuove sinceramente, senza retorica, ma con la certezza, alla fine, di mostrare un Paese consapevole e, a dispetto della politica, unito dai valori della normalità quotidiana.

È il senso di A day in Italy, applaudito oggi a Venezia dov’è finalmente arrivato insieme a Salvatores, ai suoi produttori – Indiana e Rai Cinema in associazione con Scott Free e BNL Gruppo BNP Paribas e con il contributo del MiBACT – ai tecnici – montatori e musicisti, molto applauditi, in prima linea – che hanno avuto il difficile compito di mettere insieme ore e ore di contributi filmati arrivati dalla gente comune.

Un’autentica valanga di materiali visto che sono stati mostrati ben 627 contributi amatoriali, selezionati dai 44.197 spediti alla produzione: “messaggi in una bottiglia” come li definisce Salvatores, inviati da chi ha risposto all’appello sulla scia del format che, all’estero ha dato origine al primo social movie mai realizzato, a cura di Ridley Scott.

Che Italia si guarda nello specchio di questo film? “Meno volgare e arrabbiata, tutto sommato, di quella che mi aspettavo, un Paese ferito ma con grande dignità, e soprattutto – è la risposta del regista, premio Oscar® – un Paese che, nonostante tutto, non ha perso un forte senso di comunità”.

Il film, che sarà nei cinema con 01 Distribution per un solo giorno il 23 settembre, andrà poi in onda su RaiTre in prima serata il 27.  A Venezia fuori concorso, Salvatores è arrivato con la sua piccola comunità di ‘complici’: i produttori, i tecnici, la Rai che ne ha sostenuto il progetto, possibile grazie a una squadra di ben quaranta selezionatori coordinati da due montatori  Massimo Fiocchi e Chiara Griziotti che, ben supportati dalle scelte musicali, hanno portato a termine un lavoro eccezionale raccontando l’Italia vista dagli italiani nella giornata del 26 ottobre dello scorso anno attraverso una sintesi di 2.200 ore di immagini, diventate, alla fine, i 75 minuti definitivi del film.

“Siamo stati sommersi dalle immagini, ma, come sappiamo, tutti girano qualsiasi tipo di filmato” dice Gabrleie Salvatores. “Non è forse il montaggio, quindi, il racconto e la vera anima di un film?” E ancora: “Abbiamo lavorato sui filmati con passione ma soprattutto con rispetto e senso di responsabilità senza mai rinunciare, però, ad uno sguardo personale come il punto di vista sulla realtà che un documento collettivo come questo deve poter esprimere”. Dice il regista: «Vorrei che lo vedessero i politici, perché le persone chiedono una vita normale, dignitosa che la politica non riesce a dare a tutti, mentre tutti, socialmente parlando, avremmo diritto ad una sorta di minimo comun denominatore della felicità».

Tutto questo il film lo esprime raccontando con immagini di vita quotidiana in cui non ci sono né i poveri né i ricchi, non c’è l’Italia della Grande bellezza ma forse neanche, solo, quella del cinema del reale di Sacro GRA che, proprio lo scorso anno, vinse il Leone d’Oro a Venezia: senza scadere troppo nel videoclip né nella tentazione del selfie che ormai contagia chiunque abbia tra le mani uno smartphone il film racconta di ragazzi e bambini, vecchi con l’Alzheimer e giovani  che già fanno i conti con qualche rimpianto, qualche sogno perduto. Parlano, davanti all’obiettivo, ragazzi costretti a emigrare all’estero, ragazzi che si sposano presto nonostante le difficoltà e altri che filmano il loro presente per garantirsi un ricordo nel futuro prossimo.

“C’è tanta vita nei 75 minuti di questo racconto collettivo” dice Gabriele Salvatores ringraziando in prima battuta il grande lavoro dei produttori. “Ed è una vita che attraversiamo nell’arco di un’ora e mezza in un clima di assoluta normalità quotidiana, tra l’emozione di una maternità e la scoperta della paternità, l’affetto per un gatto o le immagini buffe di un cane, l’amore per una madre che non ricorda più il nome dei figli o l’attenzione per un nonno che riesce ad alzarsi dal letto solo perché in cucina lo aspetta un vassoio di dolci…”.

Viviamo nell’esercizio continuo della quotidianità senza mai sentirci pronti alla morte, come dice uno dei protagonisti delle storie che Italy in a day racconta. “Ma non è un’Italia che si piange addosso” dice ancora il regista “Semmai il rischio che corriamo è l’indifferenza”, il pericolo che ciascuno finisca per chiudersi nel proprio bunker senza alzare mai lo sguardo, magari, verso il cielo come faceva Margherita Hack e come ci insegna a fare, riuscendo perfino a mangiare una lasagna al forno in assenza di gravità, l’astronauta Luca Parmitano che di tanto in tanto appare, nel film, tra una sequenza e l’altra per ricordarci che “bisogna desiderare di volare, altrimenti la vita diventa pura sopravvivenza”. Qualcosa che a Salvatores sta molto a cuore.

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