…E arriva alla Mostra il Pasolini che divide

di Laura Delli Colli

Il Diario dalla Mostra di Venezia è curato da Laura Delli Colli, Presidente dei Giornalisti Cinematografici Italiani.

 

Venezia, 4 Settembre – E come ogni anno alla Mostra arriva il film che divide, che scandalizza e fa discutere, che incuriosisce e anima non solo il dibattito tra gli addetti ai lavori ma anche i commenti del pubblico: c’era davvero ancora bisogno di un altro film su Pasolini? E la versione di Abel Ferrara rispecchia davvero quell’atto d’amore che il regista dice di aver dedicato a Pier Paolo?
Se lo chiede la Mostra che, oggi, al debutto del film di Abel Ferrara, attesissimo e in concorso, in un lampo è passata dallo Zibaldone di Leopardi a Petrolio e agli Scritti corsari. E il film, fin dalla proiezione stampa di prima mattina incontra un’accoglienza tiepida, dalla quale filtrano, con gli applausi smorzati in sala, perplessità e riserve.

 

“Sono cresciuto guardando i film di Pasolini e lui è cresciuto senza guardare i miei film” dice Abel Ferrara, “e come ogni buddista tende a meditare sui propri maestri, anch’io ho sentito molto il suo lavoro e per questo mi sono permesso di avvicinarmi a lui”. Il desiderio e la scelta di raccontare ancora una volta Pier Paolo Pasolini, il ‘suo’ Pasolini protagonista di un ritratto che si consuma nelle ultime ventiquattr’ore di vita, si scontra, nei risultati, con una lettura onirica e trasgressiva, in un ritratto realista e insieme visionario, nel quale un protagonista come Willem Dafoe parla inglese e in inglese dialoga con una madre toccante ed emozionante come Adriana Asti, con Maria de Medeiros nei panni di Laura Betti, con l’oste che cucina per lui un piatto di pasta e con i ragazzi, sì i ragazzi di vita che frequenta ogni notte e che tradiranno, alla fine, la sua fiducia, ma anche con il cugino Nico (Valerio Mastandrea) e con la cugina Graziella Chiarcossi (nel film è la regista Giada Colagrande, moglie di Dafoe).

 

Un film che ripropone la differenza e il martirio, anche fisico del poeta fino alla tragedia finale, sul litorale di Ostia in quella notte di Novembre in cui sembra, nel film, che tutto avvenga per un banale pestaggio, senza premeditazione, meno che mai quella di Pino Pelosi, perché Pino ‘la Rana’ sul corpo di Pasolini, già martoriato dall’aggressione, passa con l’Alfa del poeta senza neanche rendersi conto che è lui ad infliggere l’ultima umiliazione al corpo di Pier Paolo, colpito a morte.

 

Ancora Abel Ferrara: “Raccontare le ultime ventiquattr’ ore della sua vita senza cadere nella retorica, e nel rischio di una beatificazione era davvero una sfida”. Ne esce un Pasolini umano, amato dalla gente, che sapeva essere gentile e attento anche con le persone più umili. “Sul set” dice Abel Ferrara a Venezia “era tutto quello che io avrei voluto essere…” Ancora: “Quello che è successo quella notte non mi interessa affatto. Pasolini è morto e questo è tutto. Gli è accaduto qualcosa che potrebbe capitare domani stesso a un uomo che gira in una bella macchina a New York e rimorchia un giovane dominicano di Brooklyn”.

 

Anche per Willem Dafoe, Pasolini non è stato una scoperta: “Avevo vent’anni quando ho cominciato a conoscerlo. Poi, in Italia, ho creato un rapporto diverso con lui”. E cosa ha provato trasformandosi anche fisicamente nel suo personaggio? “Ho semplicemente cercato di renderlo com’era”. Per Riccardo Scamarcio, nel ruolo del Ninetto Davoli di ieri e, proprio con Ninetto, protagonista di un viaggio metaforico alla ricerca di risposte anche nella coda di una cometa, l’incontro con il regista ha funzionato perfettamente: “Quando mi chiama Abel, del resto, sono sempre pronto … Vederlo girare ti fa immaginare che Pasolini facesse lo stesso”. Da Ninetto Davoli la risposta più vicina allo spirito di Pasolini: “Certo, 48 ore non ‘abbastano’ per raccontare Pasolini”, dice malinconico. La fotografia è di Stefano Falivene, il montaggio di Fabio Nunziata. Il film esce il 18 settembre.

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