Favino al Lido fa rima con Pacino

di Laura Delli Colli

Il Diario dalla Mostra di Venezia è curato da Laura Delli Colli, Presidente dei Giornalisti Cinematografici Italiani.

 

Venezia, 30 Agosto – Doppio Favino protagonista a Venezia, nel giorno in cui la Mostra è dedicata ad un autentico mattatore hollywoodiano come Al Pacino. E il successo a Venezia è due volte importante per Pierfrancesco Favino, produttore e protagonista di Senza nessuna pietà di Michele Alhaique, perché – proprio come accade a Pacino oggi in concorso con Mangelhorn il suo protagonismo vale doppio, visto che nasce da un ruolo con pochissime battute. Senza nessuna pietà è al Lido nella sezione Orizzonti, in gara anche per il Premio Luigi de Laurentiis opera prima perché per Michele Alhaique, è il film del debutto dopo le sperimentazioni subito premiate con il Nastro d’Argento dalla stampa del cinema.

 

È la storia di un uomo solitario, silenzioso che amerebbe costruire, aggiustare ma che la vita e la criminalità di una famiglia di strozzini che lo ha cresciuto quando è rimasto orfano costringe invece alla violenza. Il destino gli fa incontrare una ragazza che si vende da sempre, forse da quando giovanissima ha capito che avrebbe dovuto cavarsela da sola. E lì scatta una sintonia che attraversa in una complicità fatta soprattutto di gesti, anche ruvidi ed essenziali, un racconto noir che, senza il rischio del lieto fine, cambierà, comunque, la loro vita.

 

«Credo che il cinema italiano si stia prendendo la responsabilità di fare sistema e ho anche un’età in cui ritengo sia giusto prendersi delle responsabilità in più» dice Favino, dopo la proiezione del film, che è stato subito accolto con molto interesse dalla stampa. Il suo Mimmo che parla ed è capace di grandi slanci, come di lasciarsi andare alla violenza, è un personaggio che porta anche nella pesantezza del suo corpo (Favino per interpretarlo è ingrassato di venti chili) il fardello della propria storia e delle sue inquietudini. «Voglio ringraziarlo, insieme ai miei attori, perché, intanto ha creduto in me e nel mio progetto e comunque ha capito per primo quanto volessi cogliere, anche le sfumature delle emozioni» dice il regista, Michele Alhaique, anche attore (in tv con ‘Boris’ e al cinema con Zalone) che ha potuto contare su un cast di amici, ma soprattutto di professionisti che hanno accettato di uscire dai ruoli e dalla loro immagine abituale: Adriano Giannini, Claudio Gioè che Alhaique ha fatto dimagrire alcuni chili, Ninetto Davoli, spietato come uno strozzino senza scrupoli che non conosce altre leggi se non quelle dello sfruttamento e della violenza e, ancora, Greta Scarano, la escort che Mimmo salverà da una violenza annunciata anche se alla fine non riuscirà a cambiarle la vita condividendo una nuova strada.

 

Una storia in cui la fisicità conta in molte sequenze più delle parole e uno sguardo, magari velato d’odio o di lacrime, può dire di più di una battuta. «Amo il mio lavoro e sono felicissimo di farlo però so anche ascoltare e se questo vuol dire tacere in alcuni casi penso di essere abbastanza simile al mio personaggio», dice ancora Favino. E con chi sostiene che il suo Mimmo abbia una stazza e una barba simile a quella di un mostro sacro del cinema di tutti i tempi come Orson Welles, concorda sul fatto che il suo protagonista abbia in sè qualcosa di tragico e insieme di epico. «In realtà, però, Mimmo è soprattutto un uomo che sa guardarsi intorno, ascoltare, pur essendo braccato da un’esistenza che non gli da la possibilità di uscire da quelle della ‘famiglia’, un vero clan, a cui appartiene» dice ancora l’attore che ha assecondato in pieno, anche come produttore, qualche esplicito rimando alla tragedia di Otello ma soprattutto ha voluto rischiare in prima persona debuttando con la sua PKO, come ha ricordato, anche grazie al sostegno ottenuto da BNL Gruppo BNP Paribas.

 

Con Al Pacino una leggenda al Lido

È la star del giorno: istrione, infaticabile comunicatore, disponibile a dispetto di quanto accompagni spesso la fama dei grandi, Al Pacino ha tenuto interviste e conferenze stampa fiume, ha ricevuto un premio (intitolato a Mimmo Rotella) e la promessa di una cittadinanza onoraria da Catanzaro, ha firmato autografi e si è lasciato fotografare con il suo look sempre più dark. E naturalmente ha presentato con grande generosità e ben tre eventi in tutto dedicati ai suoi due film al Lido, sia Mangelhorn, in concorso che The Humbling, fuori concorso.

 

Nel primo è un fabbro, ormai più che settantenne, trasandato e solitario, che non si è mai dato con generosità né alla famiglia né alla vita privata e vive ormai la solitudine di una quotidianità fatta di piccole cose essenziali, in cui la noia e i rimpianti lo rendono forastico come un gatto selvatico. The Humbling invece racconta di un attore sul viale del tramonto che fa i conti con la fine della storia. Com’è dal vivo? È applaudito come una rockstar, venerato come una leggenda, inseguito come il vero personaggio del giorno, il protagonista assoluto di un week end nel quale finirà per oscurare, a conti fatti, anche il richiamo di una coppia come Catherine Deneuve e sua figlia Chiara Mastroianni, protagoniste con Charlotte Gainsbourg di 3 Coeurs , in concorso, un triangolo delle Bermude di Grande Bellezza nel quale sprofonda l’incontro casuale di un uomo solitario in cerca di una storia sentimentale.

Vuoi mettere il fascino di Al Pacino? Confermato e al quadrato anche se qui al Lido basta un colpo d’occhio ai suoi personaggi per capire che ora non assomiglia più né a Serpico né a Michael Corleone, né a Tony Montana o a Carlito. Sì, non immagini più, guardandolo, che, pur con la quantità e la qualità della sua energia, oggi possa gridare ancora ‘Atticaaaaa’ o che torni ad essere scattante come in Quel pomeriggio di un giorno da cani

 

Cosa dice di sé l’ha ripetuto, al Lido, però, con grande schiettezza: “In The Humbling di Barry Levinson sono un attore sul viale del tramonto. In Manglehorn di David Gordon Green un uomo che non riesce a staccarsi dal passato, che non guarda oltre i problemi della sua gatta e non riesce a capire che solo se rompi col passato puoi guardare al futuro».

 

Mai stato depresso come il suo personaggio? Risponde pronto ai giornalisti «Lo direste di Michael Corleone, rivedendo Il Padrino?». E, visto che a Venezia interpreta personaggi alla fine della corsa, Al Pacino pensa mai di mollare? «Anche stamattina, se è per questo. Poi vengo qui, vedo il pubblico che è arrivato per me e mi dico, mah, forse non è il caso, continuiamo ancora un po’…. Mi ritengo molto fortunato, ho avuto la mia storia, i miei problemi, certo. Ma ho trovato qualcosa che amo fare davvero. No, l’aereo della mia carriera non sta ancora atterrando…»

Tags

, , ,

Condividi quest'articolo

Commenti

Per poter lasciare il tuo commento devi essere registrato

CLICCA QUI PER
REGISTRARTI

Segui welovecinema

We Love Cinema