Venezia da “bollino rosso”

di TBWA-admin

Eros (tanto), politica del passato (da Solidarnosc alla Guerra Preventiva), viaggi nello spazio.

La 70sima edizione del Festival del Cinema di Venezia, al via il 28 agosto, ha molti spunti di interesse, prima che le pellicole vengano proiettate per giorni sul grande schermo della Laguna.

Partiamo dall’inizio e voliamo fuori orbita. Dopo anni – tanti – d’attesa torna nelle sale un lavoro del messicano Alfonso Cuaron, premio Oscar con Y tu mama también nel 2001. Oltre cinque anni di preparazione per Gravity, con George Clooney e Sandra Bullock (attesi entrambi al Lido). Molte le difficoltà produttive, i cast annunciati e smentiti, le difficoltà legate al 3D. A Hollywood girava una battuta sarcastica “è più facile andare sulla Luna che portava Gravity nelle sale”. Cuaron cercherà di sfatare tutte le malelingue. Alberto Barbera, padrone di casa e direttore artistico della Mostra, ha scommesso sul nativo di Città del Messico per l’apertura delle danze.

Al Lido non mancherà l’eros. Tre pellicole “da bollino rosso” parteciperanno alla kermesse. Istintobrass, documentario sul regista del soft-porno italiano Tinto Brass, per la regia di Massimiliano Zanin, suo fidato sceneggiatore dai tempi di La chiave.

Si spinge ancor più in là Paul Schrader, già autore di American Gigolò. Con The Canyons Lindsay Lohan e James Deen racconteranno la storie di ventenni californiani di Los Angeles dove il sesso è “l’attore protagonista”.

Luci rosse anche per il regista coreano Kim Ki-duk, vincitore dodici mesi fa con Pietà. Con Moebius porta in scena un padre eternamente infedele che decide di evirarsi per espiare le proprie colpe.

Dall’eros alla politica il salto (spesso) è lungo. Nel documentario The unknown known il protagonista è Donald Rumsfeld, ex segretario di Stato alla Difesa americana durante l’amministrazione di George W. Bush. Il più giovane (con la presidenza Ford) e anziano a ricoprire il ruolo è stato lungamente intervistato da Errol Morris, premiato Oscar nel 2004 con The fog of war: la guerra secondo Robert McNamara. Un racconto americano dagli esordi degli anni Sessanta fino all’invasione dell’Iraq del 2003 e del principio della Guerra preventiva contro il terrore dopo gli attentati alle Torri Gemelle.

Terrore che ha vissuto con i propri occhi nell’era comunista Lech Walesa, leader storico di Solidarnosc e delle lotte operaie della Polonia, poi Presidente della Repubblica e premio Nobel per la Pace del 2003. Andrzej Wajda porta al Lido L’uomo della speranza, ritratto del nativo di Popowo, tra pubblico e privato.

Con Ukraine is not a Brothel sbarcano al Lido le “cattive ragazze” di Femen, il gruppo femminista di protesta noto per le manifestazioni in topless. Kitty Green racconta (fuori concorso) gli ideali nati nelle strade dell’Ucraina postsovietica. A Berlino fecero la loro apparizione quasi a sorpresa, a Venezia è praticamente certa.

Come certa la non-presenza dell’ex ciclista Lance Armstrong. A lui è dedicato il documentario The Armstrong Lie di Alex Gibney sulle menzogne dell’atleta texano e la sua positività al doping.

Nella seconda settimana gli occhi e gli obiettivi saranno per Scarlett Johansson, star di Under the skin di Jonathan Glazer oltre che lo storico artista manga, creatore di Capitan Harloch, Leiji Matsumoto. Lunghissima la lista degli italiani presenti sullo schermo: da Paola Cortellesi a Luca Argentero, da Carolina Crescentini a Valerio Mastandrea. Bernardo Bertolucci sarà Presidente di giuria, Ettore Scola racconterà Fellini.

“L’estate sta finendo”…cantava una canzone del 1985 dei Righeria. La 70sima edizione di Venezia, al contrario, sta iniziando. Buon divertimento in Laguna.


Seguite qui il nostro reportage da Venezia
in collaborazione con

Oggi_al_Cinema_logo

Tags

, , , , , , , , , , , , , , ,

Condividi quest'articolo

Commenti

Per poter lasciare il tuo commento devi essere registrato

CLICCA QUI PER
REGISTRARTI

Segui welovecinema

We Love Cinema