Fame d’amore e di vero cinema per Saverio Costanzo e Alba Rohrwacher

di Laura Delli Colli

Il Diario dalla Mostra di Venezia è curato da Laura Delli Colli, Presidente dei Giornalisti Cinematografici Italiani.

 

Venezia, 31 agosto – “Questo film non è contro niente e nessuno, è il film che ho voluto fare: pensato, scritto, diretto da me, con un senso di assoluta catarsi anche nella mia vita personale… Basso budget? Sì, ma neanche troppo. Fare un cinema libero, del resto, è un privilegio ma ci si deve prendere la responsabilità di farlo. Cosa che spesso il cinema italiano spesso non fa”: così Saverio Costanzo ha presentato il suo Hungry hearts, secondo film italiano in concorso accolto con applausi e molta commozione già alla prima proiezione, dopo quasi due ore di silenzio perfetto e tensione emotiva al massimo nella Sala Grande del Palazzo del Cinema. Un film girato con lo stile di molto cinema indipendente, ambientato a New York dove le riprese sono durate appena quattro settimane e lo stesso regista si è messo per tutto il tempo accanto al direttore della fotografia Fabio Cianchetti alla macchina da presa.

 

E, ancora, un film che, senza dare giudizi né prendere posizioni, riesce a raccontare con semplicità e con il tocco della cronaca quotidiana una storia privata di disagio e di crescita, di vita e di trasformazione mentre nei passaggi del tempo ‘si diventa’ qualcos’altro: da ragazzi ad adolescenti, da adolescenti adulti, poi, da coppia, una famiglia appena ti capita di far nascere un bambino. Saverio Costanzo ha spiegato così la storia dei due ragazzi che s’incontrano una sera per caso (restano chiuso nella toilette, guarda un po’, di un ristorante cinese…) condivisa, de resto, fin dalla preparazione con un’interprete sensibile e perfezionista come Alba Rohrwacher. L’hanno presentato alla Mostra di Venezia proprio come un figlio piccolo nato da una sintonia forte, di vita professionale e privata.

 

L’idea nasce da un romanzo pubblicato da Einaudi: Il bambino indaco, “un libro, che inizialmente mi ha respinto pur attraendomi” spiega Costanzo. “L’ho archiviato per un anno e mezzo, poi improvvisamente l’ho ripreso in mano, ho iniziato a scrivere, cosciente del rischio che potesse diventare un racconto morboso sullo schermo e della necessità di una drammaturgia forte”. Il film, prodotto da Wildside e Rai Cinema, è interpretato dalla Rohrwacher con Adam Driver e Roberta Maxwell nel ruolo della madre di lui. Ha musiche originali di Nicola Piovani, che ha riscoperto un brano come Tu si ‘na cosa grande di Modugno, ma anche Flashdance, è stato montato da Francesca Calvelli e girato con una ‘red’ interamente a New York, una città che Saverio Costanzo conosce bene “anche nella sua follia claustrofobica, oltre che nel suo fascino unico”.

 

È la storia che appassiona e divide, ma soprattutto coinvolge chiunque se la trovi davanti, sulle pagine scritte o sullo schermo, di un incontro tra un giovane ingegnere e una ragazza italiana che ha un incarico di lavoro a New York. S’incontrano per caso, si amano, quando lei resta incinta si sposano ma la nascita di un bambino che Mina, così si chiama Alba nel film, vuol educare secondo rigide regole vegane, e comunque seguendo la medicina naturale e altre pratiche alternative anche nell’alimentazione cambierà profondamente la loro storia sentimentale e la loro vita. I rapporti s’incrinano naturalmente, saltano, a volte riescono a lasciare a chi racconta la loro storia, il privilegio e la discrezione di scrivere senza giudicare questi tre personaggi, una madre di origine italiana ossessionata dal terrore che il figlio possa in qualche modo essere ‘contaminato’ da un mondo che considera pericoloso, un padre americano (è un giovane ingegnere che vorrebbe veder crescere il bambino sano e forte e teme la linea rigida della madre) e una nonna che si schiera inevitabilmente prendendo posizione per una linea tradizionale nella cura del piccolo.

 

“Il film posa sulla loro storia uno sguardo attento, di dolcezza, senza giudicare” dicono Costanzo e Alba Rohrwacher, anche se la storia prende una svolta drammatica a dir poco scioccante, alla fine del film. “Lo ammetto, attraverso loro ho potuto osservare anche il mio ruolo di padre con più consapevolezza e con passione: ecco perché questo è alla fine un film catartico anche per la mia storia personale”.

Mina, dice Costanzo, “è il nostro eroe e dovevamo raccontarla fino in fondo, nella sua leggerezza iniziale, nelle paure e nella rigidità che attraversa difendendo le sue posizioni, nella durezza che mette nel rapporto con un compagnio di cui comincia a non fidarsi più, nella capacità di ritrovare un filo di normalità quando verso la fine del film porta il bambino sulla spiaggia: un gesto di apertura al mondo oltre le sue paure, che per lei è un mettere i piedi per terra, l’inizio di un cambiamento”.

 

Il film è anche un’occasione per riflettere sul cibo, sulla natura, sull’inquinamento, non solo atmosferico, sul modo in cui mangiamo e nutriamo, appunto i nostri figli. Dice Saverio Costanzo: “Non facciamo altro che domandarci che cosa mangiare. Forse sentiamo che il mondo fuori è tossico, ma questa è sociologia pura, che riconosco visto che sono anche sociologo di formazione… Quanto a me, mangio tutto e amo molto anche il Big Mac, devo dire che i miei figli li porto anche McDonald’s. Una volta al mese però…”

 

Hungry Hearts che Venezia ha accolto con attenzione, commozione e come una conferma della stagione positiva che il racconto d’autore sta dimostrando nel cinema italiano, “è frutto della crisi” dice Costanzo che in Adam Driver ha trovato un attore perfetto per far coppia con Alba. È stato un miracolo che abbia trovato il modo di liberarsi per le quattro settimane delle riprese: “nasce dal teatro, l’avevo visto in Girls ma l’ho trovato perfetto facendo banalmente dei provini”. Presto lo vedremo nel prossimo film di Martin Scorsese e sarà sul set del nuovo Star Wars.  E in Hungry Hearts che uscirà a gennaio con 01.

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