Venezia 74: il segreto noir di una donna nel silenzio di Hannah con la Rampling

di Laura Delli Colli

Ultime proiezioni, primi premi in arrivo a Venezia.

Capita così che mentre debutta in concorso l’ultimo film italiano – Hannah di Andrea Pallaoro – proprio al primo dei nostri quattro titoli in concorso Ella&John The leisure seeker di Paolo Virzì arrivi il Leoncino d’oro dei ragazzi Agiscuola. E che ai Manetti Bros. Per Ammore e malavita, film sorpresa di quest’edizione, arrivino sia il Premio Pasinetti dei Giornalisti che quello speciale per la musica nel cinema, un riconoscimento, oltre la colonna sonora, all’esperimento sul quale è stato costruito un autentico musical pop.

Piacerà anche alla Giuria quest’Italia in concorso? Ancora ventiquattr’ore e lo sapremo. Intanto oggi con Hannah la Mostra ha assistito al debutto del quarto film, quello che è stato già definito un ‘giallo esistenziale’ con una grande protagonista come Charlotte Rampling.

Hannah, del giovanissimo talento internazionale Andrea Pallaoro, racconta la storia, quasi senza dialogo, di una donna che, dopo aver accompagnato il marito in carcere sprofonda nell’abisso di una solitudine fatta di quotidianità rituale, attraverso la quale è possibile intuire il suo dramma. Vittima incolpevole o complice di un silenzio reticente, nasconde certamente la colpa inconfessabile che riguarda il marito e che le ha allontanato il figlio, ma soprattutto il nipotino. Per Charlotte Rampling, un ruolo coraggioso, perché si mette a nudo fisicamente umiliando anche il suo corpo in questa caduta libera. E un’occasione “magnifica” nell’opera seconda del regista, nato a Trento, che si è però formato in America, già autore dell’opera prima Medeas, presentata a Venezia quattro anni fa.

“È un film sullo stato mentale di un personaggio, esplora il dramma di una donna, paralizzata nelle sue stesse rituali abitudini” ha spiegato il regista, “attratto” come ha voluto precisare “da un cinema che non vuole dire allo spettatore cosa pensare ma gli lascia fare un percorso autonomo, come fosse alle prese con un rebus che si svela da sé”. In questa storia appare centrale il ruolo e la scelta di Charlotte Rampling: “La sceneggiatura è stata scritta per lei sin dalla prima parola. L’ho vista ne La caduta degli dei di Visconti – dice ancora il regista – e da allora ho sempre sognato di lavorare un giorno con lei. Le ho mandato la sceneggiatura di Hannah e il dvd del mio film precedente, Medeas, e dopo qualche giorno mi ha risposto accettando di incontrarmi. Così è nata un’amicizia e con l’amicizia, il film.”

Nella stessa giornata la Mostra ha presentato, a proposito di famiglie chiuse nella prigione della violenza, anche un’opera prima stilisticamente interessante come Jusqu’à la garde di Xavier Legrand. “La casa, in teoria il luogo dove ci si sente più al sicuro, è anche quello dove si è maggiormente in pericolo”, dice il regista francese che la Mostra presenta in concorso nella sua ultima giornata.

Interpretato da Denis Ménochet, Léa Drucker e dal piccolo Thomas Gioria, il film è costruito come un’escalation di violenza senza scampo. Non è forse un caso che la Direzione della Mostra abbia scelto di presentare sia il film di Pallaoro che questo nella sua ultima giornata, insieme. Come non sembra affatto casuale che a chiudere la serie dei titoli orientali arrivino Takeshi Kitano e John Woo, due leggende, due autori molto amati dalla Mostra, due film che parlano il linguaggio del noir. La Mostra si chiude in qualche modo con loro.

Fuori concorso in un epilogo cult che annuncia, come tradizione per entrambi, anche il divertimento nel gioco delle citazioni classiche di genere. Per la gioia degli appassionati che amano sia Kitano che Woo.

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