Venezia 74: oltre i premi, nel cinema italiano denuncia ma anche generi. E tanta musica

di Laura Delli Colli

Via con Nico, 1988 viaggio, dal sapore europeo, neIla storia non solo musicale di un mito, una donna raccontata da una regista come Susanna Nicchiarelli. Ultimo titolo sugli schermi della Mostra Veleno, diretto da Diego Olivares, con Massimiliano Gallo e Salvatore Esposito. E soprattutto una Luisa Ranieri combattente, in prima linea nel denunciare il dramma della Terra dei fuochi, quell’inquinamento doloso da parte della criminalità organizzata dell’area che va dalla provincia di Napoli a quella di Caserta, per anni di interramento di rifiuti tossici.

Che cinema è stato – ci chiediamo oggi – quello, italiano, annunciato dallo stesso Direttore della Mostra come una nouvelle vague di talenti e sperimentazioni? Oltre venti titoli ‘spalmati’ nelle diverse sezioni, comprese le ricchissime Giornate degli Autori e la Settimana della Critica ci hanno parlato e non poco di drammi, malaffare, cattiva politica, preti pedofili, ragazzine che, come nel Cratere,  sono sfruttate dal sogno del successo di famiglie che le vorrebbero voci neomelodiche a dispetto dei loro desideri infantili.

Poi c’è stata la commedia trasgressiva, vedi verso il gran finale Brutti e cattivi opera prima di Cosimo Gomez con un cast di bravissimi protagonisti come Claudio Santamaria, Sara Serraiocco, Marco D’Amore, banda di disabili cinica e perfida, capace di mettere in piedi una rapina ma anche un complotto splatter e sanguinario, grottesco come una versione riveduta e corretta di quel Brutti, sporchi e cattivi in cui Scola raccontava la perfidia di un regolamento di conti in famiglia con la pasta al topicida.

Altri tempi, quelli. Ma il gioco della cattiveria, le sparatorie e i generi non sono mancati neanche nel mix del cinema in concorso. L’Italia dei Manetti Bros. con Ammore e malavita ha dimostrato che raccontare la Napoli della camorra non è possibile solo con i film al sangue capaci di riscrivere il romanzo criminale di Gomorra, ma anche in un remix di generi che parte da lontano, almeno da quelle sparatorie dei poliziotteschi degli anni Settanta che avevano già portato sullo schermo il prototipo da cui è nato questo secondo titolo, ovviamente il ‘capostipite’ del genere, Song’e Napule

Al Lido, dove ha raccolto subito il consenso di alcuni premi collaterali, Ammore e malavita è stato già ribattezzato ironicamente Na Na Land. Ma la Napoli in musica si è fatta notare prepotentemente, del resto, in questa Mostra che alla musica ha dato spazio almeno come alla fantasia, all’innovazione, alla provocazione, al talent più giovane. Vedi, un titolo per tutti, Gatta Cenerentola. Non sono mancate opere prime come il buon film di Valentina Zucco Pedicini Dove cadono le ombre, la commedia di Cosimo Gomez e Il cratere che dimostrano che gli italiani cercano nuovi linguaggi. E soprattutto che c’è anche chi sperimenta per unire all’impegno il tentativo di un’internazionalizzazione che si fa sentore fin da alcuni casi produttivi.

Interessante più di tutti, ovviamente, quello di Ella & John – The Leisure Seeker, il film con il quale Paolo Virzì ha vinto la sua scommessa americana raccontando una coppia (e che coppia di interpreti, on the road) in un film che ci riporta al clima de La prima cosa bella, ma anche a certe suggestioni de La pazza gioia.

Anche Susanna Nicchiarelli, con i suoi produttori lascia che Nico parli inglese e che il suo film, piccolo esperimento di racconto con un grande protagonismo della musica, apra possibili mercati europei. La protagonista è internazionale. E lo è anche Charlotte Rampling in Hannah di Pallaoro. Come il francese Patrick Bruel, nel ruolo più difficile e respingente per un uomo accanto a una donna intensa e insieme indifesa come la vittima del suo ‘plagio’, interpretata da Micaela Ramazzotti.

Come lei una galleria di protagoniste lascia il segno nelle proposte italiane che raccontano resilienza e sconfitta ma anche la rabbia, il coraggio e la forza di reagire. In coppia con Adriano Giannini, lo dimostra la delicatezza con la quale Valeria Golino mette in scena la quotidianità di una non vedente che vive la sua normalità ben allenata dai rovesci della vita.

C’erano un anno fa a Venezia le Indivisibili e dalle Giornate degli Autori, il successo del loro film e della loro storia non si è fermato per un anno intero. A chi toccherà, quest’anno, il difficile compito di scrivere una pagina di memoria nella storia del cinema italiano che cerca di riconquistare il suo pubblico? Venezia si chiude ma la sfida è aperta.

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