Venezia 74: una Mostra da vedere presto (finalmente) anche in sala

di Laura Delli Colli

Una bella vittoria per Venezia 74, che ha concluso sabato notte un’edizione speciale, la più bella degli ultimi anni, decisamente in controtendenza sulle previsioni e sulla sua stessa storia recente. Per almeno tre buone ragioni: la qualità complessiva della selezione, il verdetto che – finalmente senza polemiche – alla giuria presieduta da Annette Bening, con la nostra Jasmine Trinca in squadra – ha fatto incassare solo consensi. E, soprattutto, con la certezza che i film vincitori di quest’edizione superstar arriveranno in sala, ben distribuiti a partire dal Leone d’Oro, The shape of water di Guillermo Del Toro, che si farà aspettare un po’ (per ragioni di Oscar® visto che non uscirà prima di novembre in America, in tempo per la selezione dell’Academy) ma è già pronto per la distribuzione italiana (con Fox) a metà febbraio, guarda caso perfettamente in sintonia con un ‘14 febbraio’ in questo caso decisamente diverso, all’insegna di un amore trasgressivo e impossibile, che vince però come in una favola nera.

Da tempo i film premiati al Lido non arrivavano in sala oltre le due rassegne post veneziane destinate, per alcuni titoli, al settembre di Venezia a Roma e Milano. Stavolta la Mostra, però, cambia tendenza e con la stessa major che lancia Del Toro arriverà, per esempio, in sala anche con Tre Manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh (vincitore del Premio per la migliore sceneggiatura e molto atteso per la splendida interpretazione di Frances McDormand, film che uscirà con l’anno nuovo, nella seconda metà di febbraio.

È invece I Wonder Pictures a distribuire in autunno Hannah di Andrea Pallaoro, che ha fatto vincere la Coppa Volpi a Charlotte Rampling. E a metà ottobre, sempre I Wonder distribuisce, intanto, Nico, 1988 di Susanna Nicchiarelli, film vincitore della sezione Orizzonti. L’insulto di Ziad Doueiri, film libanese premiato per il miglior attore protagonista (con la Coppa Volpi maschile) Kamel El Basha è stato già acquistato da Lucky Red.

Ed esce anche Lean on Pete, il film britannico col giovane ‘Premio Mastroianni’ Charlie Plummer, attore emergente appena diciottenne, deliziosamente protagonista anche di un momento molto applaudito alla serata finale (spera di lasciare un giorno anche lui una piccola traccia sulla scia del grande protagonista al quale è intitolato il premio delle ‘promesse’ veneziane).

Tra gli altri film del concorso, escono il 28 settembre Madre! di Darren Aronofsky (ancora con Fox) e Una famiglia di Sebastiano Riso (Bim), con Patrick Bruel e Micaela Ramazzotti, bravissima interprete di una storia dura che non parla solo di figli venduti e utero in affitto ma di sopraffazione sessista e non solo sessuale e di violenza fisica e morale all’interno di una coppia in cui lei, neanche a dirlo, è la parte debole.

Ancora: 01 distribuisce dal 5 ottobre con una buona quantità di copie ‘concentrate’ inevitabilmente da Napoli al Sud il musical  Ammore e malavita dei Manetti Bros. Che a Venezia è stato premiato come film sorpresa dai giornalisti e ha vinto anche il Soundtrack stars award speciale per la colonna sonora (con Paola Turci in giuria, che ha premiato per la musica di Alexandre Desplat il film vincitore di Del Toro). Arrivano più tardi ma non mancheranno all’appello per l’incontro col pubblico sia Suburbicon di George Clooney (previsto a dicembre, verso Natale) che The Human Flow dell’artista Ai Weiwei che non ha, però, conquistato – a dispetto del pronostico – né la Giuria né la critica.

Ancora: Downsizing di Alexander Payne, film inaugurale della Mostra, in concorso, sarà nelle sale per Natale, da metà dicembre, con Universal. Ed è ancora 01 che distribuisce Ella & John – The Leisure seeker (gennaio), il bel film americano di Paolo Virzì che la Giuria – questa, sì, è una nota critica – ha ignorato perfino per la Coppa Volpi, un premio perfetto per i due protagonisti, ma soprattutto per Donald Sutherland, molto applaudito e già destinato ad un Oscar® alla carriera appena annunciato: gli hanno preferito un attore libanese, bravo e apprezzato, peraltro, come almeno gli altri due protagonisti maschili del film, sorpreso per primo, quando lo hanno chiamato sul palco, da una vittoria che proprio non si sarebbe aspettato.

Bizzarrie dei Festival: senza nulla togliere al film molto interessante, Kamel El Basha, abituato al teatro e per la prima volta attore in un film, ha davvero surclassato inconsapevolmente la classe e l’interpretazione di un grande Sutherland.

Arriveranno in sala, fuori dal palmarès, anche Mektoub my Love: Canto uno di Abdellatif Kechiche, tre ore di cinema già di culto, distribuito dalla nuova Vision, e Ex Libris – The New York Public Library il documentario di Frederick Wiseman che uscirà con I Wonder Pictures.

È per ora invece senza distribuzione Jusqu’à la garde di Xavier Legrand, che di premi ne ha vinti due, Leone d’argento per la migliore regia e il Leone Del Futuro – Premio Venezia Opera Prima (Luigi De Laurentiis). Altri titoli premiati, invece, non si vedranno così facilmente: per esempio Foxtrot di Samuel Maoz (aveva vinto la Mostra con Lebanon) film israeliano coprodotto da Germania, Francia e Svizzera – Leone d’argento – e il titolo che ha conquistato ben due premi, il De Laurentiis opera prima e poi, con grande commozione del regista esordiente anche il premio della Mostra per la migliore regia. È Jusqu’à la garde di Xavier Legrand, drammatica storia di separazione e di affido raccontata, senza mai dimenticare lo sguardo smarrito e la silenziosa sofferenza di un bambino che assiste alle violenze fisiche e psicologiche subite da sua madre.

 

Che verdetto è stato alla fine quello di Venezian74? Il fatto che i film arrivino in sala dimostra pienamente che il ritorno della Grande Hollywood con le major di nuovo ben schierate con le star del red carpet è stato un altro punto a favore della Mostra che, del resto, si chiude con 45 mila biglietti venduti (oltre il 14 per cento in più dello scorso anno) e con 200 mila presenze in sala, aiutate anche da un aumento del 15 per cento degli abbonamenti. Sorprende inoltre il successo della rassegna sull’alta definizione al Lazzaretto Vecchio: ben 4.368 visitatori.

E il cinema italiano? No, non definiamolo protagonista di una nouvelle vague. Piuttosto tradizionalmente ancorato con i (troppi) titoli visti al Lido (quasi quaranta) ad un passato glorioso che troppo spesso non trova un presente all’altezza. Non tutti i film hanno brillato di originalità, molti però in quest’annata decisamente eccezionale per la Mostra hanno mostrato un segno di novità nella commedia (con i Manetti, Brutti e cattivi, che farà ridere con un grottesco decisamente al vetriolo…), ma anche nell’immagine di un’Italia che forse non conosciamo abbastanza: tra L’equilibrio, Manuel e Il cratere (ma non solo) un Sud ancora troppo ferito dalla povertà e dalla camorra e, generalmente, una Roma diversa, nella quale (vedi Suburra, ma anche il traffico dei neonati di Una famiglia) il malaffare regna anche sottotraccia.

Per non parlare della Terra dei fuochi raccontata drammaticamente in Veleno, che arriva subito in sala, con una brava Luisa Ranieri. Napoli protagonista su tutti ha aperto però una finestra anche sulla novità e sulla sperimentazione. L’animazione di Gatta Cenerentola e Ammore e malavita lo dimostrano anche in una contaminazione tra musica e cinema molto premiata         quest’anno a Venezia.

Un po’ come si dice anche in Chiesa, insomma, la Mostra è finita, andiamo in pace fino al prossimo anno o al prossimo festival. Ma soprattutto al cinema…

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