Venezia 74: Bob e Jane, Leoni in coppia. E lei assicura: “bacia ancora benissimo…”

di Laura Delli Colli

Due Leoni d’Oro alla carriera ancora ruggenti, ma soprattutto due autentiche leggende da almeno mezzo secolo e due fantastici protagonisti che ci dimostrano, oggi, a Venezia, non solo sullo schermo della Mostra 74, che l’età è solo questione di stato d’animo.

“Volevo fare un altro film con Jane prima di morire” dice lui. E lei: “Non nego di aver avuto fantasie su Robert: bacia ancora benissimo, come a vent’anni”. Ancora lui: “Non lo sapevo. E devi dirlo proprio qui, così in pubblico?”.

Il film, prodotto da Netflix e oggi in Sala Grande fuori concorso (si vedrà il 29 settembre sulla piattaforma) è Our souls at night, Le nostre anime di notte: 100 minuti di delizioso duetto tra vedovi che tentano un nuovo inizio.

E il dialogo di cui sopra non l’ha scritto uno sceneggiatore, ma è uno degli scambi live più divertenti della conferenza stampa (inevitabilmente) show che lei e lui – ovviamente Jane Fonda e Robert Redford – hanno regalato ai giornalisti e al pubblico della Mostra con generosità, aspettando il momento in cui stringere tra le mani l’ambitissimo Leone d’Oro alla carriera, quest’anno doppio, con il quale la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica ha già vinto quest’anno, nel palmarès dei Festival di tutto il mondo.

Leone evento con un film diretto dall’indiano Ritesh Batra, considerato uno dei dieci registi da tener d’occhio nel mondo, è, in due parole, la migliore celebrazione per due star internazionali, autentici monumenti del cinema hollywoodiano che amiamo di più, ma anche al massimo dell’impegno democratico in un’America che sembra davvero lontana dalle loro battaglie e dalla società che molte volte insieme Redford e Fonda – 160 anni in due e non si vedono neanche tanto – hanno raccontato usando il successo anche come leva per far conoscere come la pensano, con una coerenza rara anche nel mondo del cinema più impegnato.

 

«Poche star hollywoodiane – ha detto il Direttore della Mostra Barbera annunciando il doppio Premio – hanno avuto una vita contraddistinta da atteggiamenti così risoluti e fieri».

E in effetti le loro passioni così intense, vissute all’insegna di un anticonformismo che resta il loro pregio assoluto, sono la risposta migliore a chi si domanda come abbiano potuto raccontare se stessi e la loro America con rigore, intelligenza e, per dirla ancora con Barbera, “con una grazia che resta insuperabile”.

Proprio come fanno nel film visto oggi, tratto dal delizioso libro di Kent Haruf, che i due protagonisti illustrano perfettamente. A Venezia Redford era stato per la prima e unica volta nel 2012, con il film The Company You Keep: «Invidio l’Europa perché ha più storia dell’America» aveva detto. E anche oggi ha risposto più in linea con l’Europa, forse, che con una certa arroganza del potere più di casa anche in una certa Holllywood che sia Redford che Fonda non hanno mai frequentato più di tanto.

Our Souls at Night, applaudito con grande affetto fin dalla prima proiezione del mattino, è la storia di un incontro alla fine sentimentale, ma non solo. Parla di affetti perduti, di conti da chiudere col passato, di solitudine e voglia di rifarsi, con una vita, dopo le sconfitte subite in un privato franato a sorpresa.

Proprio come accade quando l’età aumenta, cresce il rischio di non farcela in due. A dispetto dell’età invece, Bob e Jane, splendidi ottantenni ritoccati quanto basta a rendere le rughe comunque affascinanti, ma ancora identici ‘dentro’, dimostrano, a cominciare dallo schermo, che la vita riserva sempre qualche sorpresa.

“Questo film parla di speranza, non è mai troppo tardi per prendere rischi e diventare quello che mai siamo stati.” Dice Jane Fonda. ”E con l’età l’amore migliora, perché alla fine non c’è nulla da perdere e si conosce meglio anche il proprio corpo”.

Vedere per credere cosa sono capaci di condividere le loro anime notturne…

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