Valérie e i cinque sensi

di TBWA-admin

Ci siamo divertiti e commossi.

Ci siamo immersi nella profondità dell’ultima opera di Valérie Donzelli: ‘Main dans la Main’.

Assistere al suo film ha rappresentato vivere 642-902 exam un’esperienza cinematografica in cinque dimensioni, comune alle grandi opere o alle grandi attese. Eccole descritte in ordine sparso.

L’udito: abbiamo riso. Non solo noi ma gran parte del pubblico. Risate fragorose, com quella della signora poche file sopra il nostro seggiolino. Quel genere di suono coinvolgente, trascinante. Ridevamo per la teatralità delle scene e per il rumore del divertimento.

Il tatto: la calca della gente all’ingresso, il fragore delle mani che si scontrano per emettere un giudizio di piacere alla fine. Prima di entrare in sala siamo stati in fila, in attesa. I cappotti dei vicini si toccavano perché non erano sicuri di riuscire ad entrare. I tacchi delle donne, un leggero tintinnio d’attesa sul suolo.

Il giudizio finale dell’opera, quell’istante immediatamente successivo allo schermo nero: l’applauso. Abbiamo battuto i nostri palmi in segno di stima. Così il nostro vicino sulla destra, la ragazza di lato sulla sinistra, la coppia di critici la fila sotto.

Il gusto: abbiamo sorseggiato del vino durante la visione. Non Cisco 350-001 exam preoccupatevi, è solo un’immagine ideale. L’ambientazione del film ci portava tra i fasti del Teatro dell’Opera di Parigi e la campagna d’Oltralpe più rude e semplice. Come un calice di Pinot nero e un giovane Syrah.

La vista: semplicemente, la pellicola. Quella sensazione di “occhi incollati allo schermo”. Nulla può distrarli dal seguire la vicenda, nemmeno una piccola distrazione rumorosa. Una volta conclusa la visione, con i protagonisti presenti in sala, gli sguardi degli spettatori si sono diretti verso di loro per un ideale abbraccio.

L’olfatto: i profumi delle poltrone. Una volta reclinato il seggiolino, ci siamo seduti nell’attesa dell’inizio della visione. La poltroncina della sala, come un vecchio sigaro cubano dall’odore inconfondibile, ci ricordava che eravamo al cinema.

E poi? E poi abbiamo chiesto, in giro per l’Auditorium, se è vero che gli opposti si attraggono. Ecco cosa ci è stato detto:
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