UNFRIENDED – LA SCENOGRAFIA DI HEIDI KOLETO

di Gianni Canova

Se andate a vedere in rete, troverete più di un commento in cui si dice che Unfriended è un film “senza scenografia”. In realtà, non è così. Certo: nel film il mondo e quella che siamo abituati a considerare la “realtà” sono sostituiti dallo schermo di un computer. Non si vede altro, dall’inizio alla fine: tutto Unfriended si svolge infatti in tempo reale durante un incontro su Skype fra i sei ragazzi protagonisti. Un anno prima una loro amica si era suicidata perché qualcuno aveva postato sul web un video che la ridicolizzava. Ora, mentre i sei sono in chat, all’improvviso si materializza un utente sconosciuto (un troll?) che si fa chiamare Billie 227: uno stalker che  non si lascia estromettere dalla chat e comincia a provocare i ragazzi mettendoli l’uno contro l’altro e spingendoli a confessare cose che nessuno di loro prima aveva mai rivelato.

L’aspetto più originale del film – quello che ne fa un’opera epocale, forse uno dei film importanti degli ultimi anni – è che Unfriended  – diretto dal regista di origini georgiane Levan Gabriadze – è tutto girato in screencasting.  Si vedono sempre solo le schermate del Mac della protagonista Blaire. L’“inquadratura” diventa così un mosaico di finestre: gli amici connessi, ognuno con la funzione video attiva, le immagini di Skype e poi di volta in volte la navigazione su Google, su Facebook o su Instgram. Il passato riemerge a poco a poco attraverso la visualizzazione di video precedentemente postati su YouTube, mentre perfino la colonna sonora, scandita dai rumori e dai jingle caratteristici di Skype, è tutta composta da brani selezionati da iTunes (ad esempio: per sottolineare che qualcuno sta mentendo,  Billie 227 clicca How you lie, lie, lie…).

Unfriended è un gioco al massacro: il misterioso stalker digitale impone ai ragazzi e alle ragazze connessi di giocare a Never Have I Ever e minaccia di uccidere chi si scollega o chi non dice la verità. E la minaccia – mentre le finestre di Skype spesso si decompongono in pixel con effetti mostruosamente deformanti sui volti dei protagonisti – non tarda a diventare realtà. La cosa interessante è che il tutto viene messo in scena attraverso sei piani sequenza contemporanei, ognuno sul volto di uno dei sei protagonisti.

La scenografa Heidi Koleto ha scelto di girare in un’unica location con sei stanze separate, una per ogni attore, e ognuna abbastanza capiente per contenere anche la troupe. Per creare l’illusione di sei stanze diverse ha cercato di dare a ogni cameretta il suo “stile”. Anche se le sei inquadrature simultanee sui ragazzi sono dei primissimi piani, come inevitabilmente accade in Skype, alle spalle dei ragazzi si intravvedono dei dettagli che personalizzano il loro ambiente.  Dietro Adam c’è ad esempio una lampada in stile classico sempre accesa, dietro Mitch c’è una porta bianca, alle spalle di Blaire c’è una decorazione floreale e a un certo punto si scorge anche un crocifisso, mentre di Ken – il ragazzo obeso che si alza per cercare l’intruso nella sua stanza – si intravede in campo lungo tutta la cameretta. Ciò significa che un film assolutamente originale e innovativo come questo non elimina e non vanifica i mestieri del cinema, ma al contrario li valorizza. Fotografia, montaggio, costumi e scenografia sono tanto più importanti quanto meno esibiti.

Proprio perché dà a qualcuno l’impressione di essere un film “senza scenografia”, Unfriended è un piccolo artefatto digitale in cui la scenografia è perfettamente funzionale alla messinscena di un incubo in cui il mondo sembra ridotto alle dimensioni del web.

Tags

, , , , ,

Condividi quest'articolo

Commenti

Per poter lasciare il tuo commento devi essere registrato

CLICCA QUI PER
REGISTRARTI

Segui welovecinema

We Love Cinema