Undici donne per Michele Placido nel giorno degli zombie di Busan

Undici donne, una fabbrica, il lavoro che non c’è e il ricatto di un’ambigua offerta di rinnovo contrattuale, avanzata dalla multinazionale che ha acquisito la proprietà dell’azienda in cui lavorano. È il tema di 7 minuti, regia di Michele Placido, prodotto da sua moglie Federica Vincenti con Rai Cinema, la Francia e la Svizzera scritto con Stefano Cassini, con un cast nel quale non mancano Ambra Angiolini, Cristiana Capotondi, Ottavia Piccolo, Violante Placido, Maria Nazionale e, straordinariamente nel ruolo di attrice, Fiorella Mannoia alle prese con la trasposizione cinematografica di un testo teatrale ispirato a un fatto realmente accaduto. Fu in Francia a Yssingeaux, ricorda Placido, circondato dal cast: appena quattro anni fa quando una fabbrica passò di mano e le lavoratrici, nel film undici donne di nazionalità diversa che aspettano il loro destino fuori della fabbrica scontrandosi e dibattendo, unite però come solo le donne sono capaci di fare quando scendono in battaglia, confrontandosi sul sì o no (in fondo come al referendum, dicono per tutte Piccolo e Mannoia in conferenza stampa) all’imposizione di ridurre orario e salario come impone il nuovo padrone al quale è stata ceduta la loro azienda. Comunque lottano insieme, queste undici meravigliose compagne di lavoro anche sul set, unite da un destino che scrive un’esperienza unica anche nella storia della sceneggiatura cinematografica. Lo pensa Stefano Massini, che ha firmato il film e anche il teatro teatrale dal quale è ispirato. E conferma pienamente Placido raccontando di un’esperienza che ripeterebbe e felice di vedersi circondato dalle sue attrici brave e tutte ‘parlanti’ come accade raramente.

Nel film, come nella realtà, in poche ore, dovranno decidere il loro destino e quello delle trecento colleghe che aspettano il verdetto fuori dalla fabbrica.

Regista, sceneggiatore e attore fra i più originali del cinema italiano, Placido è autore di film molto popolari negli ultimi anni, come Romanzo criminale e Vallanzasca – Gli angeli del male e ancora una volta si misura con l’attualità: “il lavoro e le donne: un tema molto sentito” dice “nell’Europa di oggi, come in Francia o in Italia e non solo, se si pensa alla crisi che si è aperta con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. In una società in cui il divario ricchi-poveri si accentua sempre di più e il confronto sindacale o ideologico viene sempre meno nel film emergono anche tra gli aspetti personali, i bisogni, il proprio ego ma anche tanta e disperazione”. Non solo la realtà ma anche la parabola di un cinema fantastico che pesca a mani piene nella tradizione dell’horror nella giornata che vira verso la chiusura della Festa: con Train to Busan Roma accontenta il gusto forte degli appasionati di disaster-movie con un film di genere sugli zombie firmato da Yeon Sang-ho. Un virus non identificato si abbatte sulla Corea del Sud e il Governo dichiara lo stato di emergenza: i passeggeri di un treno diretto a Busan,l’unica città ancora incontaminata, dovranno combattere duramente, quindi, per la propria sopravvivenza. Anche con gli zombie…

Ritorno alla realtà con una delle poche The Hollars di John Krasinski, storia di John Hollar, artista di New York costretto a tornare nella piccola città della provincia americana dov’è nato e che ha lasciato da tempo, nel momento in cui riceve la notizia della malattia di sua madre. Un’emergenza che lo catapulta suo malgrado, nei problemi di una famiglia disfunzionale, mentre ritrova un vecchio rivale di quando era al liceo una ex fidanzata particolarmente esuberante… Tutto questo mentre la sua ragazza, a New York, sta per avere un bambino e lui sta per diventare padre. La Festa si prepara a concludersidomenica in bellezza con l’incontro più atteso: dopo Paolo Conte, ancora musica in scia con Jovanotti, quello con Roberto Benigni, domenica pomeriggio. La maratona è quasi finita e il pubblico all’Auditorium è ancora ‘caldo’…

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