Tre tocchi

di TBWA-admin

Tra qualche ora condivideranno il palcoscenico e le attenzioni dei media, chi su un prato verde chi su una moquette rossa. Il destino o la casualità hanno voluto che il red carpet di Tre Tocchi, l’ultimo lavoro del regista italiano Marco Risi, figlio del grande Dino, sia quasi in contemporanea con l’entrata sul terreno di gioco di Roma-Bayern Monaco, incontro di cartello di Champions League.

 

Cinema e fútbol insieme? Esatto, già il titolo del lavoro del regista milanese rievoca una combinazione calcistica, ovvero quella semplicità di passaggi tra compagni per portare il bomber a tu per tu con il portiere. L’analogia non si ferma qui: lo sport è il collante del racconto dei sei attori della commedia (Massimiliano Benvenuto, Leandro Amato, Emiliano Ragno, Vincenzo De Michele, Antonio Folletto, Gilles Rocca), desiderosi di non farsi sopraffare dalla rabbia, dalla delusione o dalla tristezza della vita.

 

Come per esempio Gilles, amato dal pubblico delle più giovani per le sue performance di attore di soap, ma che con la spavalderia cerca di nascondere un profondo stato di insicurezza, avvicinandosi pericolosamente all’uso della cocaina. Vincenzo, combattuto tra la malattia del padre e le proprie delusioni personali oppure Max, di ritorno in Basilicata dopo la fine della sua promettente carriera, che s’interroga sulla volontà di sposare la ricca figlia di un albergatore.

 

Risi ritorna alla commedia dopo il passaggio a un cinema diverso, come L’ultimo capodanno (trasposizione sul grande schermo del libro di Niccolò Ammaniti) oppure Maradona-La Mano de Dios, incentrato sulla vita dell’ex Pibe de Oro. Risi torna alla commedia con una pluralità di racconti, ovvero le sei storie dei protagonisti i quali  aspirano a diventare attori di cinema. Il cinema che racconta il cinema.

 

Sei momenti che si sfiorano, senza toccarsi concretamente, con l’unico filo conduttore che è il Dio pallone, il calcio, lo sport per cui gli italiani spesso perdono il lume della ragione e che videro impegnato lo stesso Risi negli anni ’70 in una squadra fondata da Pierpaolo Pasolini.

 

Tre tocchi è anche un film voyeur per la scelta del racconto, quasi uno spiare le vicende degli attori, senza che quest’ultimi siano consapevoli del ciak del regista.  Una pellicola nata con un piccolo budget e all’interno delle mura sacre dello spogliatoio. “La sceneggiatura – ha sottolineato Risi – è nata partendo dai racconti ascoltati sotto la doccia e i protagonisti, tutti con il proprio nome e cognome, sono alcuni dei miei compagni di gioco.

 

Una commedia molto attuale, sia per la volontà di emergere dalle insicurezze personali e professionali dei protagonisti, sia per il rito della partitella infrasettimanale. Oltre a mettere a nudo la precarietà dell’attore del cinema di oggi.

 

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