Per Tre manifesti a Ebbing Missouri e Del Toro i Golden Globes in black senza premi all’Italia

di Laura Delli Colli

Un’edizione militante, che ha scelto coraggiosamente anche il film Tre manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh e l’immagine di una donna combattente, non solo sullo schermo, come Frances McDormand, migliore attrice di quest’edizione in black per protesta contro la violenza e le molestie sessuali.

Sì, il trionfatore della 75.ma edizione dei Golden Globes, segnata stanotte dalla solidarietà militante alle attrici e agli attori che subiscono e denunciano gli abusi sessuali, è il film di McDonagh, che aveva vinto alla Mostra del Cinema di Venezia il premio per la migliore sceneggiatura, con quattro premi. Ha vinto come miglior film drammatico e per la migliore attrice in un film drammatico alla straordinaria Frances McDormand, ma anche per il miglior attore non protagonista, Sam Rockwell e – come già a Venezia – la migliore sceneggiatura.

Un verdetto in parte annunciato, com’era annunciata, del resto, la vittoria per la migliore regia di Guillermo Del Toro per The shape of water, La forma dell’acqua che nelle prossime settimane vedremo finalmente anche in Italia. Come migliore commedia infine nel palmarès dei film la foreign press di Hollywood, sigla che rappresenta tutta la stampa internazionale accreditata a Los Angeles, ha scelto Lady Bird di Greta Gerwig, premiato a sorpresa anche per la protagonista, Saoirse Ronan.

Ha trionfato, sul palco, sui temi forti della Hollywood in battaglia, un’icona del giornalismo americano come Oprah Winfrey, che ha ricevuto il Cecil B. De Mille Award.

Per il resto, la black night che passerà alla storia dei Golden Globes con questa 75.ma edizione non ha portato fortuna all’Italia: purtroppo né Luca Guadagnino che aveva ottenuto tre candidature per Chiamami col tuo nome, né Helen Mirren, per Ella e John diretto da Paolo Virzì, né Jude Law, candidato come miglior attore protagonista per The young pope di Paolo Sorrentino hanno avuto, alla fine, il premio.

Per quanto riguarda la televisione, ha stravinto Big Little Lies, vincitrice di quattro Golden Globe: per la migliore miniserie, la migliore attrice protagonista Nicole Kidman (che ne è anche coproduttrice con la coprotagonista Reese Witherspoon), miglior attore non protagonista Alexander Skarsgard e miglior attrice non protagonista, Laura Dern.

Ancora: James Franco ha vinto – sorprendentemente su Hugh Jackman – per il suo The Disaster Artist. Allison Janney è la migliore attrice non protagonista per I, Tonya. Il tedesco In the Fade è il miglior film straniero e Coco la miglior pellicola d’animazione

Tra i momenti più emozionanti della serata la standing ovation per il 101enne Kirk Douglas, che ha consegnato il premio per la sceneggiatura insieme a Catherine Zeta-Jones, in questo caso non solo una star di Hollywood ma anche sua nuora.

Per il resto, più di sempre in linea con la ’differenza’ che rispetto all’istituzionalità degli Oscar® il premio della stampa finisce per fare nelle scelte dei giornalisti, le protagoniste indiscusse della serata sono state ovviamente le donne: anche le registe e le produttrici hanno indossato il ‘lutto’ iconico scelto come dress code (anche dagli uomini) con la spilla del movimento «Time’s Up» («il tempo è scaduto») bene in vista.

E Seth Meyers, a cui è stata affidata la conduzione della cerimonia in una stagione particolarmente delicata non ha risparmiato le battute: le polemiche sugli abusi sessuali nello spettacolo sono state ricorrenti fin dal monologo di apertura della serata, con una punta massima quando a proposito di Harvey Weinstein, il produttore dello scandalo che ha aperto la vicenda, ha detto: «È il momento di parlare dell’elefante che non è nella stanza, ma tranquilli, ricorderemo Harvey Weinstein fra vent’anni perché sarà l’unico accolto dai “buu” nel segmento in memoriam». Non ha risparmiato battute anche sul caso Kevin Spacey: «Faranno un’altra stagione di House of Cards, ma senza Kevin Spacey. Per caso Christopher Plummer è disponibile per il ruolo?». Fine della serata. E purtroppo anche della ‘corsa’ al premio che, almeno a Luca Guadagnino, molto protagonista nelle nomination americane delle ultime settimane, avrebbe meritato di coronare almeno con una statuetta.

 

Tutti i premi:

Miglior film drammatico: Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Miglior commedia o Musical: Lady Bird di Greta Gerwig

Miglior regista: Guillermo Del Toro per La forma dell’acqua

Migliore attrice in un film drammatico: Frances McDormand per Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Miglior attore in un film drammatico: Gary Oldman in L’ora più buia

Migliore attrice in una commedia o musical: Saoirse Ronan per Lady Bird

Migliore sceneggiatura: Tre manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh

Miglior attore in un film – commedia o musical: James Franco per The disaster Artist

Miglior attore non protagonista: Sam Rockwell per Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Miglior film animato: Coco

Migliore colonna sonora: Alexandre Desplat per La forma dell’acqua

Migliore canzone: Benj Pasek e Justin Paul Per “This is me” (The greatest showman)

Migliore attrice in una miniserie: Nicole Kidman per Big Little Lies

Migliore attrice in una serie comedy o musical: Rachel Brosnahan per The Marvelous Mrs. Maisel

Migliore attrice in una serie drammatica: Elisabeth Moss per The Handmaid’s tale

Miglior attore in una serie drammatica: Sterling K. Brown per This is us

Miglior attore non protagonista in una miniserie o film tv: Alexander Skarsgard per Big Little Lies

Migliore attrice non protagonista in una miniserie o film tv: Laura Dern per Big Little Lies

Migliore attore in un film tv o miniserie: Ewan McGregor per Fargo

Migliore serie comedy: The marvelous Mrs. Maisel

Miglior film tv o miniserie: Big Little Lies

Miglior attore di una serie comedy: Aziz Ansari per Master of none

 

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Marco Tomba 4 mesi fa

Più che in Fargo magari no dài

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