Time Out of Mind

di TBWA-admin

Non aspettatevi l’american gigolò che ha fatto innamorare milioni di donne di tutto il mondo ma uno dei tanti homeless che popolano la Grande Mela degli anni Duemila. Time Out of Mind è il volto povero di New York, interpretato e prodotto da Richard Gere, la star hollywoodiana di Pretty Woman. Time Out of Mind non è un titolo casuale bensì riprende il nome del trentesimo album del leggendario Bob Dylan, considerato, sia dai fans che dalla critica, il grande ritorno artistico dell’uomo di Duluth dopo le delusioni degli anni ’80 (l’album uscì nel 1997).

Richard Gere è un barbone (George), perso in un’Odissea senza fine, chino a fare l’elemosina nel tentativo di mantenere viva una flebile speranza di umanità. Durante le riprese l’attore ha ricevuto veramente l’aiuto della gente, ignara che dietro il volto sporco della povertà ci fosse l’uomo di Ufficiale e gentiluomo. Fuori dalla Grand Central Station di New York era così convincente che una donna compassionevole si è fermata e gli ha offerto una busta con un po’ di cibo: senza uscire dal personaggio, ha accettato il dono con un sorriso, mettendosi a mangiare come avrebbe fatto un vero senza tetto.

Ecco la New York che non ti aspetti, con quella rete di comunicazioni parallela che si instaura nelle relazioni tra i più disagiati, tra gli emarginati, tra i vagabondi. Diretto da Oren Moverman (regista di The Messenger), è un piccolo affresco della città.

Nonostante il film abbia alcuni passaggi a vuoto, Richard Gere è bravo nel suo personaggio, quasi anonimo. La forza del lavoro è proprio questa: non fornire troppe informazioni sul protagonista, lasciarlo come un personaggio qualunque. Gere non è Gere, bensì un homeless della città che non dorme mai, quasi un avvertimento per dire “basta poco per diventare un’ombra di se stessi”. Coinvolgimento emotivo (nonché economico, lato produzione) che hanno convito l’attore di Philadelphia fin dal primo ciak.

Time Out of Mind, presentato all’ultimo Festival di Toronto e sbarcato oggi nella Capitale, è uno spaccato della società americana, ottimo quando si sviluppa in modo didascalico, meno quando affronta le parti romanzate. Rappresenta il disagio e l’annullamento di un individuo, il suo diventare invisibile agli occhi dei passanti lungo i marciapiedi newyorkesi.

Raccontare gli ultimi, per un uomo con un patrimonio personale di svariati milioni di dollari, non era facile perché non doveva cadere nel falso buonismo. Il risultato è apprezzabile (non entusiasmante), con due fuoriclasse: Gere nel ruolo di George e Dylan per la colonna sonora. Racconta una storia, un viaggio tra gli invisibili, senza concedere risposte agli interrogativi della società.

 

 

http://youtu.be/szKLhr2ot1M

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