TERRE-NÉGLIGÉE

Autore: Zainou el abidine

Premio: Grand Prize International 2016

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Viviana Punella 10 mesi fa

Tre simpatici bidoncini colorati ci ricordano da dove iniziare per ristabilire delle priorità che abbiamo affossato tra le occupazioni quotidiane. La credenza che ci siano sempre problemi maggiori si sfoga nella pigrizia di buttare rifiuti dove capita. Questo cortometraggio sfrutta l'efficacia della sola immagine per farci riflettere su quanto facilmente riusciamo a dimenticare il rispetto per il mondo, e dunque per noi stessi.

Annibale Di Leo 10 mesi fa

Un’animazione per rianimare le coscienze In una terra dove sembra che l’orizzonte non sia più del mare ma delle discariche È un intento nobile quello di Zainou el abidine evidenziando un forte contrasto tra ciò che si vede nelle strade e come invece ci si deve comportare. Partendo dall’abc della differenziata ( cosiddette 5R) per le giovani generazioni. Rispettare l’ambiente oltre che determinare una maggiore attenzione e impegno può essere anche divertente. Educando alla raccolta differenziata. L’animazione ricorda un po’ quelle dei film di Michel Gondry solo che li sono molto oniriche e poetiche qui molte terrene e didattiche. Piccolo promemoria anche per noi infatti come non notare che i molti rifiuti sono d’impronta di grandi multinazionali. L’africa non è una discarica

Gianluca Papadia 11 mesi fa

In meno di un minuto, il kolossal fumettistico di Zainou el abidine, coi suoi tre supereroi coloratissimi, dimostra al mondo intero che la svolta ecologista non è una chimera. Una favola naif che l’effetto time-lapse pregna di quella lirica poetica tipica dei film comici degli anni del muto. Il risultato è disarmante e il fatto stesso che la soluzione sia fanciullescamente così semplice è la condanna più dura al dilagante disincanto che sta portando il mondo alla rovina.

Antonio Sarti 11 mesi fa

Un cortometraggio di denuncia che prova a spiegarci quanto semplice sarebbe il riciclaggio dei rifiuti se l’uomo non si abbandonasse alla pigrizia e alla comodità di gettarli dove capita: il fatto che di Africa si parli non deve trarre in inganno, è scena comune anche in alcune delle civilissime metropoli europee. La scelta dello stop-motion per i piccoli bidoni che passano a rimediare alla fatale distrazione della gente rende ancora più evidente quanto il tempo sia ormai agli sgoccioli per non compromettere definitivamente l’integrità dell’ecosistema: lo scenario futuro altrimenti non sarà diverso da quanto mostrato all’inizio del corto.

Marta Cons 11 mesi fa

Rosso, Giallo e Blu, un po' come dei Power Rangers di altri tempi, questi simpatici bidoncini scorrazzano per le strade più isolate di una città africana che potrebbe però essere una qualsiasi città del mondo. Sono tre, soli, a cercare di aggiustare gli errori che la società è troppo pigra per affrontare eppure basterebbe poco per riuscire a salvarsi da sola un gesto banale come il differenziare i rifiuti o gettarli semplicemente nei posti a loro adibiti sarebbe di grande aiuto ad un problema che giorno dopo giorno si ingigantisce sotto i nostri occhi, schiacciandoci ancora prima di quanto attualmente pensiamo, forse lo ha già fatto. Tutti dovremmo essere come l' uomo alla fine e fare qualcosa nel nostro piccolo non solo per noi stessi ma, soprattutto, per il mondo in cui viviamo e per le persone che lo abiteranno dopo il nostro passaggio. Vogliamo davvero che questo sia il nostro lascito?

Francesco Cerminara 11 mesi fa

Le azioni filmate viaggiano a doppia velocità. Zainou el Abidine, regista di Terre-négligée, sembra voler comunicare al mondo intero: «non c’è tempo da perdere!». Bisogna rispettare l’ambiente e fare la raccolta differenziata. Infatti, i cassonetti si sono animati e seguono gli esseri umani per essere “riempiti”. Il surrealismo è la vocazione ultima del corto e il rigore morale delle immagini diventa una presa di posizione politica e ambientalista. Il ritmo è a tratti piacevole. Se si guarda Terre-negligée però, non si può fare a meno di riflettere e sorridere per quello sketch che ha il retrogusto del cinema muto.

Stefania Tomatis 11 mesi fa

Da qualche parte nel mondo dove la natura urla e si staglia contro il cielo, la disinformazione riguardo lo smaltimento dei rifiuti rovina un paesaggio altrimenti incontaminato. I colorati bidoncini, piccoli Pac Man, con la semplicità della stop motion mangiano letteralmente tutta l'immondizia sulla strada. Poche persone, totalmente indifferenti lungo la via, tranne l'addetto allo smaltimento delle lattine. L'uomo completa il lavoro in una società dove inizialmente anche lui cerca di trovare la strada più breve per smaltire. Semplice ed efficace documentario sull'altrettanto semplice questione della raccolta differenziata dei rifiuti.

Massimiliano Carvelli 11 mesi fa

Carini e simpatici i bidoncini che da veri supereroi fanno il lavoro che dovrebbero fare gli umani....il riciclatore diventa poi sul finale il capo di questi omini di plastica che danno il giusto esempio di civiltà e tutela dell'ambiente....carino,veloce e scorrevole....senza particolari pretese.

Ali cetta 11 mesi fa

Comunicare in breve tempo una necessità collettiva. In Terre negligée Zianou El Abidine armato di cellulare, ci mostra quella che è probabilmente la realtà delle strade della città in cui abita. I passanti che entrano in scena sono poco colpiti dall'immondizia che trovano per terra, altri, purtroppo, sono fautori del suo aumento. Rendere migliore la propria città è però cosa semplice, e il regista lo mostra animando con la tecnica della stopmotion tre piccoli cassonetti colorati che, come in un videogioco, si dividono e letteralmente mangiano la spazzatura che trovano nel loro cammino. Il messaggio comprensibile a tutti, bambini compresi, è quello che con un piccolo sforzo si può migliorare la propria città. La positività infatti non è lasciata ai soli cassonetti: a collaborare con loro nello smaltimento dei rifiuti è anche un giovane, come tanti.

Vittoria Meoni 11 mesi fa

El Abidine col suo corto ci introduce in modo efficiente nelle zone più o meno trafficate di quella che presumiamo essere una grande città africana, nella quale la negligenza la fa da padrona: fin dalle scene iniziali leggiamo il disinteresse di uomini e donne che, pur trovandosi letteralmente in mezzo ai rifiuti, sembrano totalmente ignari della loro presenza, come se questi non ci fossero o non costituissero un’anomalia. I movimenti delle persone risultano accelerati dal time-lapse, in modo da darci la sensazione che vadano tutti di corsa, che non abbiano tempo di curarsi del problema ambientale al quale vanno incontro. Ad un tratto, i protagonisti della storia cambiano: quando una donna esce di casa per gettare il sacco dell’immondizia, tre piccoli bidoni (uno per ogni colore primario) si animano e “spalancano le fauci” al suo passaggio, quasi come un invito; l’invito viene però rifiutato dalla donna che, indifferente, getta la spazzatura proprio lì di fianco, per terra. E’ allora che i bidoni passano all’azione , muovendosi in stop motion accompagnati da suoni che imitano lo sgommare delle auto da corsa, come a creare una simpatica frenesia che ci trasmette passione ed urgenza, immolandosi in un’accorata raccolta di rifiuti. L’impresa culmina fra le mani di un uomo, l’”eroe” di questa breve storia, che comprime le lattine portategli dai suoi aiutanti inanimati per destinarle al riciclo. Quello che dovrebbe essere il momento catartico della vicenda è in realtà quello più tragico ed opprimente: l’inquadratura passa con una dissolvenza incrociata dall’uomo alla pressatrice, con in sottofondo il rumore ripetitivo e metallico della latta schiacciata, per chiudersi su un grande cumulo di lattine compresse che riempiono lo schermo, tanto che lo spettatore stesso si sente quasi comprimere e soffocare. Queste ultime scene lasciano poco spazio ad interpretazioni di sorta, perché il messaggio arriva forte e chiaro: il lavoro di pochi non è sufficiente, anzi, forse nemmeno la buona volontà di tutti sarebbe sufficiente a salvare un mondo non progettato per accogliere tanta tossicità.

Gian Luca Pisacane 11 mesi fa

Il cinema dell’ecologia e della rinascita trova un gagliardo discepolo in Zianou El Abidine, autore di un cortometraggio dalla fotografia desaturata e dalle sfumature surrealiste. In Terre négligée si respira l’aria de "Il suo nome è Tsotsi" di Gavin Hood, ma il tema non è quello della violenza gratuita. Sullo sfondo non si vedono ragazzini armati o adulti vicini alla follia: per una volta, quella che può essere la baraccopoli di una qualsiasi grande città africana, si trasforma nel variegato palcoscenico di una storia “verde”. Il mondo è sommerso dai rifiuti, e tre simpatici “bidoncini” della spazzatura hanno la loro giornata di gloria. Si offrono di ripulire le strade da bottiglie e lattine, e di aiutare il malcapitato umano di turno a eliminare l’immondizia, ma forse la terra è ormai troppo marcia per essere bonificata. E anche le nobili intenzioni muoiono sommerse da tonnellate di alluminio. Neanche “l’ambientalista” Lorax (protagonista del cartone animato "Lorax – il guardiano della foresta"), nato dal genio del Dr. Seuss, potrebbe redimere il genere umano dall’inguaribile noncuranza per la raccolta differenziata, quando regnano sovrane la miseria e la povertà. Si sentono gli echi dello "Human" di Yann Arthus – Bertrand in questo "Terre négligée", con quelle enormi macchine che nelle discariche polverizzavano tutto ciò che l’uomo aveva scartato. Ma non c’è tempo per le sequenze maestose: El Abidine sente l’urgenza di raccontare un dramma globale in poco meno di due minuti, così si affida a un montaggio iperveloce e ai toni favolistici di un racconto per bambini. I tre protagonisti hanno il colore del coraggio (il rosso), dell’ottimismo (il giallo) e della saggezza (il blu), e cercano di dare un lume di speranza in questa “terra trascurata”, ben descritta dal titolo. Ma la realtà va oltre i buoni propositi. Nel suo "Un cane andaluso", Buñuel adoperava l’aggressività delle immagini per descrivere la scelleratezza della vita. In Terre négligée, la pazzia di una società nichilista e cinica è palpabile fin dal primo colpo d’occhio, quando la natura perisce sotto le manganellate del consumismo.

Stefano Sansoni 11 mesi fa

Sono gli albori della nuova generazione quelli che scorrono nei fianchi delle strade Una popolazione che si risveglia malgrado tutto da un richiamo animale ma che conduce una vita senza grandi emozioni Tutto questo produce rifiuto Che immancabilmente dovremo saper sezionare e catalogare Ma che in un futuro non molto remoto verranno veicolati da soggetti animati Che vivranno qualcosa come la nostra vita In modo parallelo ed asincrono

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