Soupe

Premio: Gran Premio Internazionale
Artista: de Rami Jarboui

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Elsa Naddeo 5 mesi fa


lorenzo vitrone 5 mesi fa

"Non ci resta che piangere" è il titolo del film di Roberto Benigni e Massimo Troisi del 1984, ma che potrebbe perfettamente addirsi anche al cortometraggio "Soupe" di Rami Jarboui: in un modestissimo appartamento una voce narrante fuoricampo introduce il personaggio di Justin (secondo una tecnica che rievoca chiaramente il format "how to" dei programmi culinari, dove le singole fasi delle ricette sono illustrate passo per passo). Justin ha un problema: sta preparando una zuppa ma, non disponendo del sale, non sa come insaporire il suo pasto. Justin vive in uno di quei paesi che vengono definiti "shitty countries", dove anche uscire la sera per andare a comprare del sale può rappresentare un rischio per la propria vita, ma non solo: dove "le persone vengono impiccate solo perchè si amano, dove i bambini muoiono annegati per fuggire dalla stupidità...", oppure, "dove dei tizi si fanno saltare in aria per farsi delle belle pollastre in paradiso". Pertanto a Justin non resta che piangere, letteralmente, per il semplice fatto che le lacrime, per via della loro salinità, diventano un ottimo condimento per l'insipida zuppa. Con un humour sarcastico e pungente, il corto porta avanti una critica politica e sociale nei confronti di quei paesi "in via di sviluppo" (chiamati così, aggiunge la voce, "per cortesia, ovviamente") dove le più essenziali libertà individuali sono minate dalla guerra, dal conflitto religioso e dalla violenza. Decisamente interessante è notare come l'immagine delle difficili condizioni del paese di Justin venga offerta attraverso quello che sembra essere un normalissimo programma di cucina, mediante inquadrature "televisive" rapide e frontali, con l'uso di disegni in sovrimpressione che mostrano ora una simpatica paletta che scaccia via delle mosche, ora il corpo di un bambino annegato alla deriva. Il regista si avvale di un umorismo pirandelliano, una ricerca del paradosso e della contraddizione che in primo luogo fa scaturire un sorriso amaro, ma che subito dopo conduce alla riflessione. L'ultima inquadratura dove Justin, soddisfatto della sua geniale trovata per condire la zuppa, guarda in camera facendo il segno del pollice in su, suscita una commistione tra pianto e riso. È il "sentimento del contrario" di cui parlava Pirandello: la zuppa sostituisce i sontuosi piatti protagonisti delle più note trasmissioni culinarie; l'ambientazione è lontana da qualsiasi set televisivo e tutt'altro che accogliente; la voce fuoricampo descrive la situazione con un tono quasi apatico, privo di qualsiasi personalizzazione. Justin ci fa sorridere e contemporaneamente ci catapulta in una realtà lontana, quella della quotidianità immersa nella guerra e nell'oppressione. La quotidianità dello spettatore, fatta di imbellettamenti televisivi e stereotipati, si incontra con la cruda quotidianità di Justin. Il contrasto è forte, si percepisce immediatamente, e fa il suo dovere. A noi non resta che sorridere, nella speranza di riflettere. Justin non può far altro che piangere.

Mattia Napoli 5 mesi fa

Zuppa salata, ricetta di Rami Jarboui. Durata: 1 minuto. Ingredienti: 1 smartphone, 1 appartamento degradato, 1 paese “in via di sviluppo” (controllate l’etichetta, in assenza vanno bene anche paesi del terzo mondo). Preparazione: Riprendendovi con uno smartphone nel vostro appartamento degradato catturate intelligentemente il contesto politico e sociale del vostro paese “in via di sviluppo”. Usate un argomento semplice come la preparazione di una zuppa per esporre le difficoltà di vita in una nazione dove i diritti e le sicurezze basilari di un cittadino vengono soppresse. Aggiungete un montaggio da tutorial di ricette Instagram e rendete più accattivante il messaggio con animazioni disegnate in pura estetica “draw my life” tanto cara alle celebrità di Youtube. Attenzione, evitare accuratamente di esporre tale contesto e problematiche attraverso saggi scritti e servizi giornalistici, tale processo è ignorato dai più e la vostra zuppa risulterà insipida e quindi indigesta. Adottate l’estetica della generazione smartphone per consegnare una zuppa salata a dovere in grado di incontrare i gusti della maggior parte delle persone e diffondersi più efficacemente. Condire con riconoscimenti a piacimento come il Gran Premio Internazionale al Mobile Film Festival 2017.

Marco Grasso 5 mesi fa

Gran Premio Internazionale nel contesto del Mobile Film Festival 2017, “Soupe” mescola tematiche e stili antitetici in un’unica soluzione narrativa, condensata in 60 secondi. L’intuizione metonimica di Rami Jarboui si traduce per l’occasione in una pungente ricetta satirica, scortata da un voice over che innesca un rodato corto circuito tra dramma e commedia – magistralmente scritto e interpretato. Il microcosmo dello scialbo appartamento del protagonista diviene il simulacro di una situazione geopolitica globale e delle sue idiosincrasie, percepite nel capillare assetto di un’accurata stratificazione semantica di ingredienti. Con le dita a tastare il polso di un terzo mondo abbandonato a se stesso, l’autore cucina a fuoco lento un calderone di straripante e acuminata ironia, misurando al contempo la temperatura politica, economica e sociale di un paese abitualmente definito come sottosviluppato. Quella del regista tunisino è la prescrizione culinaria – intrinsecamente sapida – di un esorcismo dall’angoscia del domani, in una casa-nazione in cui per un giovane creativo è arduo anche solo immaginare un futuro fertile e tangibile.

Giulia Sara 5 mesi fa

Rami Jarboui è un po’ il Borat dei Paesi in via di sviluppo, o meglio dei “paesi demmerda”, come li definisce il protagonista in apertura del corto, enunciandone chiaramente tema e tono. Con la stessa ironia pungente del giornalista kazako interpretato da Sacha Baron Cohen, giunto negli Stati Uniti per raccontare usi, costumi e contraddizioni della civiltà occidentale, Jarboui -che invece è di cittadinanza tunisina- offre allo spettatore un punto di vista interno sulla parte economicamente più povera, meno industrializzata, e in definitiva meno civilizzata (ma anche questo, poi, resterebbe da discutere) di quel caravanserraglio che è il pianeta terra. Per farlo basterebbe già solo l’ambientazione: un appartamento triste, tristissimo, ricoperto di piastrelle color marroncino, dove il complemento d’arredo più all’avanguardia dal punto di vista tecnologico è un ventilatore di plastica dal design discutibile con annesse strisce svolazzanti di carta d’alluminio - forse un trucco a basso costo per tener lontani gli insetti. Ma Jarbuoi è un autore intelligente e si inventa un personaggio, Justin, il cui problema del giorno si riduce al trovare un modo per salare la zuppa - quest'ultima, diciamolo, dal colore grottescamente in pendant con le piastrelle. Justin non può andare al mercato a quest’ora perché rischia di essere accoltellato, ma ha la soluzione a portata di mano: mai sottovalutare il fatto che le lacrime contengono sale. Perché i motivi per piangere non mancano, per un ragazzo normale nato e cresciuto in un “paese demmerda”, dove, tanto per fare un esempio, “persone povere sparano ad altre persone povere per aiutare i ricchi" - e personalmente non avevo mai sentito una definizione della parola guerra più rivelatoria di questa. Come è d’obbligo nella satira fatta bene, non manca la stoccata all’altra faccia della medaglia: se hai l’inconveniente di essere nato in un posto in cui questi problemi non esistono, puoi sempre piangere per la morte del tuo chihuahua. Se non è zuppa è pan bagnato, insomma. Con questo lavoro semplice quanto arguto e - è il caso di dirlo- salace, Jarboui si spinge quasi fino a inventare un nuovo genere: dopo il mockumentary, è la volta del mock-tutorial.

Francesco De Salvo 5 mesi fa

Il cortometraggio "Soupe" diretto da Rami Jarboui vede il giovane protagonista Justin, un ragazzo che vive in una modesta abitazione, trovarsi alle strette poiché, dovendo preparare una zuppa, si trova privato di un ingrediente fondamentale per la sua preparazione: il sale. Purtroppo per lui, però, non vive in un luogo tranquillo e, data l’ora, piuttosto che il sale, uscendo di casa adesso, rischierebbe di trovare la morte. Egli, però, non si abbatte, e dal momento che, come direbbe qualcuno, “la vita è problem solving” sceglie di utilizzare le lacrime (che sono salate) che sta versando a causa della morte del suo chihuahua come ingrediente aggiuntivo del suo pasto e, così facendo, può gustarsi la sua zuppa come si deve. Rami Jarboui, regista tunisino, utilizza alcune illustrazioni piuttosto simpatiche per tentare di sdrammatizzare le atrocità dei conflitti e ciò rende il filmato ancora più affascinante e anche maggiormente comprensibile. Il corto, in verità, mostra una realtà piuttosto triste di una zona del globo terraqueo e sceglie di affrontarla con un’ironia per nulla banale. Justin altro non è che un ragazzo, come tanti di noi, a cui, però, è stata sottratta la libertà del vivere in totale tranquillità. Forse, l’insegnamento che ci vuole lasciare il breve film è proprio questo: cercare di fare del nostro meglio utilizzando tutto ciò che è a nostra disposizione nel luogo in cui siamo, sfidando con la giusta dose di sarcasmo il malumore derivante da determinate situazioni che inevitabilmente ci portano a riflettere e a farci soffrire.

Giulia Bufano 5 mesi fa

Qual è il sale della vita? L’ottimismo, il sorriso e mettere un pizzico di gioia in quello che si vive, nonostante le avversità che ci intralciano quotidianamente. Justin non è un ragazzo ricco, vive in un piccolo appartamento poco confortevole e mangia zuppa. Un piatto semplice, banale, apparentemente triste e insipido. Ma Justin sa come renderlo saporito con un pizzico di ingegno e un escamotage tragicomico. Rami Jarboui confeziona un corto con il format del tutorial insegnandoci, con sapiente autoironia e una manciata di riso amaro, come trovare la felicità nelle piccole cose. Della serie se la vita ti offre limoni tu prepara una limonata o anche meglio… una zuppa!

Mariaelena Romeo 5 mesi fa

Per preparare questa zuppa, il regista tunisino Rami Jarboui, ha pensato bene di sfidare la sofferenza con le risorse dell’ironia. Il protagonista è un ragazzo, Justin, che diventa subito il centro di un documentario che racconta, usando come espediente la preparazione una banalissima zuppa, le difficoltà della vita nel suo Paese. Il piatto è una scusa, ma non per questo è una scelta scontata. È semplicissima da preparare, ha origini molto antiche e in passato è stata accreditata come il “cibo dei poveri”; quest’ultima è la valenza che assume nel cortometraggio. La zuppa diventa il simbolo della povertà come conseguenza di una guerra che miete le proprie vittime anche al di fuori del campo di battaglia. La voce assente di Justin non è altro che quella degli innocenti che temono di uscire dalle loro case anche solo per comprare il sale in quanto terrorizzati dall’agghiacciante, seppur reale, prospettiva di non riuscire più a tornarvi da vivi. Per cui nella zuppa, come nella vita, l’unico sapore salato è quello che si ricava dalle lacrime. Le lacrime di Justin sanno di molte cose, ma più di tutto di rabbia e paura, ossia i sentimenti preponderanti che governano l’animo di chi non conosce altra realtà oltre a quella crudele di una guerra voluta dai potenti. L’intelligenza della narrazione sta quindi nell’aver compreso che la verità è sempre difficile da accettare, specialmente se viene servita in un piatto di sofferenza aromatizzato al dolore; pertanto, la bravura del regista, risiede tutta nell’aver adottato una chiave di lettura che non prende nulla troppo sul serio, ma che evoca una riflessione necessaria e veicola il messaggio con sapienza ed elegante ironia.

Marta Borucinska 5 mesi fa

Un cortometraggio deve essere incisivo, e per farlo ha poco tempo. Soup è un esempio di come un'idea brillante, e divertente, ti coccoli il sorriso per quei pochi minuti di girato che, dignitosamente e con la giusta ironia, ti lasciano un sorriso soddisfatto. Senza pretese né forzature, con la sua simpatica spontaneità, soup vi conquisterà.

Valeria Cobianchi 5 mesi fa

Potrebbe sembrare un video di cucina anni Settanta il cortometraggio di Rami Jarboui, mentre in realtà è un autentico minuto di ironia e amarezza; attraverso una sequenza surreale in cui la faccia simpatica del protagonista si domanda come salare la zuppa, si dispiega tutto il dramma politico e sociale di due paesi che non riescono a mantenere ciò che sarebbe giusto promettere. In una cucina ai limiti dell'essenzialità, la musica di sottofondo e le immagini animate strappano un sorriso allo spettatore che alla fine non sa cosa pensare: voilà, il problema è servito.

Caterina Castellana 5 mesi fa

Presenta tratti surrealisti il cortometraggio di Rami Jarboui, insignito del Gran Premio Internazionale al Mobile Film Festival. La melodia di sottofondo e le immagini animate creano un 'ossimoro' con la tematica di base del progetto. E' rappresentato un desiderio quasi primario che probabilmente non può trovare realizzazione a causa del contesto socio-culturale in cui vive il protagonista. Tuttavia, la sua ironica scelta finale fa pensare che non tutto è perduto.

Mauro Colarieti 5 mesi fa

Per ricevere il Gran Premio Internazionale al Mobile Film Festival e quindi accaparrarsi un premio di ben 15.000 euro per produrre un film, di sicuro bisogna dimostrare di avere inventiva. Il tunisino Rami Jarboui (vincitore dell'ultima edizione), nonché regista del cortometraggio Soupe, ne è la prova. In un minuto di filmato un giovane ragazzo ci osserva mentre un voiceover ci educa, ci racconta della vita di Justin e della vita nel suo Paese, utilizzando un monologo speziato con una buona dose di immaginazione e dell'ottimo black humor. Le parole, per quanto partorite con un tono divertente, denotano un desiderio di condividere la rabbia e la frustrazione con un'audience pronta a farsi un'esame di coscienza, con un pubblico attento a cogliere la verità raccontata in questo corto. Soupe è la rottura della "fourth wall" in una via di mezzo molto agrodolce tra una televendita e un discorso sociopolitico. È una maniera innovativa e originale di trattare temi che, volenti o nolenti, ci riguardano da esterni e che stiamo lentamente imparando a comprendere. È un tentativo di usare un telefono cellulare per svegliare gli animi e far capire che, in fondo, non siamo minimamente vicini al raggiungere un'equalità mondiale. Tanto di cappello per Jarboui, ma anche per tutte le vittime di ingiustizie e disparità sociali che riescono in ogni caso a usare l'ironia per tirare avanti, conservando con cura una grinta che si sposa benissimo con progetti audiovisuali di questo genere. Lo possiamo vedere dal trionfo dalla provocatoria sceneggiatura e dell'intelligente concept di Soupe. Non vi resta altro che guardarlo, insomma. Sarebbe inoltre una buona opzione dare un'occhiata agli altri lavori di questo giovane e promettente artista, autore anche di Eidos, un cortometraggio selezionato alla ventottesima edizione del Carthage Film Festival.

Pasqualino De Rosa 5 mesi fa

Rami Jarboui ci propone un corto tanto semplice quanto genialmente attuale. Justin è un uomo comune che cercadi fare una delle cose più quotidiane del mondo, aggiungere del sale alla sua zuppa. Ma come fare se non hai il sale? Justin vive probabilmente in un paese sottosviluppato, cosi detti "development countries". Justin ha paura di uscire per andare al mercato per paura di essere ammazzato ed è sicuro che data la sua rilevanza sociale la sua morte passerebbe inosservata ai politici e alla giustizia che si preoccupa di tutt'altro. Quindi son due le soluzioni, nessuna delle due con un vero risvolto positivo. Puoi vivere in un paese ricco dove però leggi razziali persistono, anche se non apertamente, dove la povertà nei bassi fondi resterebbe con i poveri che si ucciderebbero tra loro solo per arricchire di più i ricchi; oppure puoi restartene a casa tua, nel tuo brutto e povero paese a piangere la morte del tuo cagnolino ma, ehi, le lacrime son salate, giusto? Buon appetito!

elena aversano 5 mesi fa

Da “quanto è amaro questo pane” nel film, il disegno con i suoi segni ne agevola la comprensione e ci insegna a non dimenticare, a conservare la memoria del passato per apprezzare l’oggi, seppur con le sue difficoltà.

Daniela Santissimo 6 mesi fa

Video fai da te che ci porta il piatto in tavola. Zuppa, sale e simpatia. Irresistibile la faccina da emoticon del protagonista.

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