Sorprese dal Lido: non solo tre italiani a caccia del Leone

di Laura Delli Colli

Navigatori e santi? Soprattutto poeti.

E in Mostra le guerre del mondo

Questa volta, tra tanti misteri ancora nella nebbia e le guerre del mondo i protagonisti italiani sembrano i poeti: tra politica e attualità, amori impossibili e storie criminali, “Il giovane favoloso” di Mario Martone racconta finalmente sullo schermo il tormentato Leopardi, atteso fin dal festival di Cannes, di Elio Germano. E Abel Ferrara affronta P.P.P., nel “Pasolini” interpretato da Willem Dafoe, con due ‘facce’ davvero post-pasoliniane del cinema come quelle di Riccardo Scamarcio e Valerio Mastandrea. Forse questo film, girato in inglese e con non poche difficoltà di distribuzione, finora rappresenta la vera incognita della squadra italiana alla Mostra. Una formazione che schiera tre titoli in concorso: “Il giovane favoloso” di Mario Martone, “Anime nere” di Francesco Munzi e “Hungry Hearts” di Saverio Costanzo. Ai quali si aggiungono, appunto, tanto per cominciare la coproduzione Francia-Belgio-Italia Pasolini di Abel Ferrara e quella che sigla (fuori concorso) l’ultimo titolo di Amos Gitai e (in concorso) il nuovo film di Fathi Akin.

 

Dopo “Noi c’eravamo”, Martone affida il suo Leopardi ad un ‘favoloso’ Elio Germano, in un film nel quale lo affiancano Isabella Ragonese che interpreta Paolina Leopardi, Michele Riondino (è l’amico napoletano Antonio Ranieri), Massimo Popolizio (il padre Monaldo) e Anna Mouglalis (è Fanny Targioni Tozzetti, donna che accese la tormentata passione del giovane Leopardi). La sceneggiatura parte dall’epistolario, come ha già spiegato Martone, “ma il film non è un’opera storica, solo il ritratto di un’anima e di un uomo libero di pensiero, ironico e ribelle, per questo emarginato dalla società ottocentesca, che va sottratto una volta per tutte alla visione retorica che lo dipinge triste perchè malato”.

 

Sempre dal concorso, il nuovo film di Francesco Munzi, che torna alla regia dopo “Saimir” e “Il resto della notte”: un film che parte dalle pagine di Gioacchino Criaco per raccontare le “Anime nere” (prodotto da Cinemaundici con Rai Cinema e Babe Films, distribuzione Good Films), la storia di tre fratelli criminali che dal Sudamerica e da Milano sono costretti a tornare nel loro paese d’origine, in Calabria, tra l’Aspromonte e la Locride, per pareggiare alcuni conti in sospeso. “La geografia dell’ambiente è un tutt’uno con quella interiore dei personaggi – dice Munzi, che ha girato il film di cui si è parlato meno, forse, tra i tre italiani in concorso – I percorsi tortuosi della montagna, tra luci e ombre, sono gli stessi che accompagnano ciò che provano nell’anima”.

 

Anche Saverio Costanzo ha tratto da un piccolo libro (“Il bambino indaco” di Marco Franzoso) il suo “Hungry Hearts”, un film super low budget, con Adam Driver e Alba Rohrwacher, una coppia che si trova, per caso a New York, ad affrontare una circostanza di vita o di morte. Nel film, prodotto da Wildside con Rai Cinema, in sala con 01, anche Jake Weber e Natalie Gold.

 

E veniamo al Pasolini di Abel Ferrara, a 40 anni dall’omicidio del poeta, scrittore e regista, che si sofferma sulla cronaca dei suoi ultimi giorni di vita, prima di quel tragico 2 novembre 1975 sul litorale di Ostia. Per l’Italia, a scommettere nella pellicola insieme alla Francia e al Belgio è stata la Urania Pictures di Conchita Airoldi. Akai si associa imprevedibilmente alla distribuzione.

 

Guerre nel mondo: quella che compie il centenario, molto celebrata non solo al Lido, anche da Istituto Luce, è affidata dalla Mostra ad una preapertura in piazza con un Maciste muto, e non al nuovo film di Ermanno Olmi che sembra destinato piuttosto ad un debutto istituzionale romano, in autunno. L’attualità mondiale ci parla però degli aspetti drammatici e anche più intimisti di un tema internazionale: l’Italia coinvolta anche nella produzione di The cut del turco-tedesco Fatih Akin, con Tahar Rahim racconta attraverso questa storia il dramma di un padre alla ricerca delle sue figlie, sullo sfondo del genocidio armeno. Ed è in parte riconducibile al cinema italiano anche il film, coprodotto internazionalmente, di Amos Gitai, fuori concorso, ma molto atteso, com’è ovvio per la firma di un regista israeliano, anche se da sempre cittadino del mondo, e molto militante.

 

Ancora l’Italia, oltre Munzi, nella storia ugualmente nera che Pierfrancesco Favino, protagonista e anche produttore del film, porta in scena con l’esordio di un regista-attore come Michele Alaique (il film in Orizzonti, in concorso anche per il Premio De Laurentiis Opera prima è “Senza nessuna pietà”). Ma per raccontare il potere e in qualche modo la sua magnifica ossesione, come le mafie e certe connections con la politica, la Mostra lascia la parola a film e documenti con la firma di Sabina Guzzanti (La trattativa, fuori concorso), sulle relazioni Stato-mafia ricostruite attraverso carte e ai verbali, con attori che interpretano politici in un teatro, mischiando quindi realtà e finzione scenica. E ancora al documentario di Davide Ferrario “La zuppa del demonio”, sull’industrializzazione del nostro paese, a Franco Maresco (“Belluscone”, una storia italiana, in Orizzonti) e perfino al molto atteso, in questi anni, “Andreotti” di Tatti Sanguineti, un documentario realizzato lungo le tappe di un’intervista dedicata a ricostruire un rapporto con il cinema, ma non solo.

 

L’Italia è anche per citare ulteriori titoli in Mostra: “La vita oscena” di Renato De Maria, da Aldo Nove, Perez di Edoardo De Angelis, con Luca Zingaretti (per la prima volta anche co produttore) e “Marco D’Amore”, ambientato in una Napoli inedita (quella dei grattacieli del Centro Direzionale) dove legge e regole non esistono più) e soprattutto a “Italy in a day”, un giorno da italiani, di Gabriele Salvatores, Indiana Production con Rai Cinema in un’operazione realizzata con MiBACT in associazione con BNL Gruppo BNP Paribas e, come dice il sottotitolo voluto dallo stesso Gabriele Salvatores, con la preziosa collaborazione degli italiani autori dei 44.197 video inviati dai quali è stato tratto questo straordinario montaggio realizzato da Massimo Fiocchi e Chiara Griziotti.

 

Oltre l’Italia, in concorso

Tra gli altri titoli in gara, quattro battono bandiera francese: “Tre cuori” di Benoit Jacquot, con Benoit Polvoorde, Charlotte Gainsbourg, Catherine Deneuve e Chiara Mastroianni, anche nel cast della commedia nera “La rançon de la gloire” di Xavier Beauvois, “Le dernier coup de marteau” di Alix Delaporte e “Loin des hommes” di David Oelhoffen, con Viggo Mortensen. Per l’America, con il film d’apertura “Birdman” di Alejandro González Iñárritu, “99 Homes” di Ramin Bahrani, con Andrew Garfield, Laura Dern e Michael Shannon, “The Good Kill” di Andrew Niccol, con Ethan Hawke, e “Manglehorn” di Davig Gordon Green, protagonista assoluto Al Pacino. E ancora, “A Pigeon Sat On A Branch Reflecting On Existence” dello svedese Roy Andersson, “Postman’s White Nights” del russo Andrej Končalovskij, il giapponese “Fires on the Plain” di Shinya Tsukamoto, il documentario “The Act of Killing” del danese Joshua Oppenheimer, il cinese “Red Amnesia” di Wang Xiaoshuai, l’iraniano “Tales” di Rakhshan Bani-Etemad e il turco “Sivas” di Kaan Mujdeci.

 

La giuria internazionale di Venezia 71

A decidere i vincitori, la giuria internazionale composta da Alexandre Desplat (presidente), a sorpresa da Carlo Verdone, l’attore inglese Tim Roth, l’attrice e regista cinese Joan Chen, la regista austriaca Jessica Hausner, la scrittrice statunitense di origine indiana Jhumpa Lahiri, la costumista inglese Sandy Powell e la regista palestinese Elia Suleiman.

 

Sul fronte straniero, invece, tra gli altri, ci sono il film collettivo “Word with Gods” – firmato da Giullermo Arriaga, Emir Kustorica, Amos Gitai, Mira Nair, Warwick Thornton, Hector Babenco, Bahman Ghobadi, Hideo Nakata e Alex de la Inglesia, “She’s Funny That Way” di Peter Bogdanovich, con Owen Wilson, Jennifer Aniston e Rhys Ifans (Barbera lo definisce “un omaggio alle grandi commedie alla Lubitsch come ormai non si fanno più”), “The Old Man of Belem” (di 19 minuti) di Manoel de Oliveira, la mini-serie Usa “Olive Kitterdige” diretta da Lisa Cholodenko e interpretata da Frances McDormand e Bill Murray, “Burying the Ex” di Joe Dante, “Tsili” di Amos Gitai (a coprodurla, anche l’Italia), “The Sound and the Fury” di James Franco, il film di animazione “The Boxtrolls”, “The Humbling” di Barry Levinson e il Director’s Cut di “Nymphomaniac Volume II” di Lars Von Trier.

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